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"Rende la Bimba un Oggetto Sessuale": Polemiche sulle Foto di una Bimba su Instagram

Mya Byrne non ha nemmeno un anno, è di una bellezza incantevole ed è già una star di Instagram: la mamma, infatti, pubblica continuamente sue foto con diversi outfit. Motivo che l'ha portata a essere fortemente criticata: ecco la storia di Amy e Mya.
critiche mya byrne su instagram
Fonte: dailymail.co.uk

Sembra una bambolina. Anzi, a seconda del costume o degli abiti scelti, sembrano tante bamboline diverse. In realtà si tratta di una bimba sola, la cui madre è stata accusata di trasformare la sua piccola in un “oggetto sessuale” vestendola continuamente in modi diversi e condividendo le immagini con i suoi oltre 120mila seguaci di Instagram, che nelle ultime ore, probabilmente in seguito alla vicenda di cui vi stiamo raccontando, è stato reso privato.

Amy McIndewar ha vent’anni e vive a Balloch, in Scozia: ha iniziato a pubblicare foto della sua splendida bimba Mya Byrne di quasi un anno sui social vestita con tanti outfit differenti, tanto che la piccola è già diventata una sorta di fashion guru con migliaia di fan, tra i quali le celebrities Khloe Kardashian e Lauren Goodger.

La mamma sta ricevendo critiche per le immagini di Mya, soprattutto per quelle in costume da bagno, ma si difende così dalle colonne del Daily Mail:

Sono molto orgogliosa di lei, adoro vedere i commenti che riceve su Instagram – ha detto Amy, che spende ogni mese circa mille sterline, grosso modo 1.300 euro, per i vestitini per Mya – Lei è trendy ma è ancora una bimba. Penso solo che sia adorabile, ma non credo che le foto che pubblico siano eccessive. Ho ricevuto pochi commenti negativi da parte di persone che affermano che sto rendendo Mya un oggetto sessuale ma non sono per niente d’accordo. Per ogni commento negativo ce ne sono centinaia positivi. Certe persone semplicemente non riescono a capire cosa io stia facendo.

mya byrne foto instagram
Fonte: dailymail.co.uk

Secondo la madre, la pubblicazione delle fotografie non risponde a un obbligo quotidiano, ma è solo qualcosa che fa quando Mya sta bene e si lascia vestire e fotografare.

Non smetterò di pubblicare foto a meno che non sia Mya a chiedermelo.

Come accennato, Amy spende più di mille euro al mese per gli outfit del suo meraviglioso frugoletto, ma ormai Mya ha raggiunto la celebrità e sono i brand di abbigliamento per bambini di tutto il mondo a inviarle vestiti rispetto ai quali Amy dice di non saper bene come comportarsi.

A occhio e croce ho speso circa 1.300 euro in vestitini per iniziare a fotografare Mya. Ma una volta che abbiamo raggiunto una certa popolarità su Instagram, ho iniziato a ricevere un sacco di abiti che mi vengono inviati per essere indossati da Mya e per poi pubblicare le foto sui social.

E aggiunge ridendo:

Credo che il postino ormai mi odi. E anche il vicinato… che deve sempre ritirare i pacchi in mia vece. Da quando Mya è nata vedo su internet molte persone che fanno grossomodo quello che faccio io e ho pensato che avrei potuto provarci, ma non avrei mai immaginato di raggiungere un tale successo. In particolare, a diventare virale è stata una foto di Mya con una tutina color khaki, una cosa folle. Le persone semplicemente amano le mie fotografie e da questo siamo arrivati al punto che marche di abiti da ogni parte del mondo mi mandano pacchi di roba da far indossare alla bambina.

mya byrne foto instagram
Fonte: dailymail.co.uk

In tutto questo, la dottoressa Petya Eckler della Stratchclyde University ha avviato una ricerca impostata sui link di Facebook e sull’immagine del corpo delle giovani e giovanissime donne che passa attraverso i social. La ricercatrice ha organizzato il lavoro con altri colleghi per poi creare una serie di linee guida per giovani sulle modalità di utilizzo dei social media.

La nostra ricerca ha sollevato la questione della privacy e dei relativi limiti nonché dei diritti dei bambini che non hanno la possibilità di decidere se essere o no su Intagram. In questi casi i diritti degli individui passano in capo ai genitori. Ci sono punti di vista estremi. Le persone mediamente scolarizzate in America tendono a iscrivere i loro figli Twitter, Instagram, Facebook e così via per proteggere la loro identità online anche se non lo usano o non pubblicano nulla: sembra paradossale, ma è un po’ come acquistare il dominio con il loro nome evitando che lo faccia qualcun altro con cattive intenzioni. Altri non parlano affatto dei loro figli online. Così come invece ci sono persone che non hanno alcun limite e pubblicano qualsiasi cosa. Non si può sapere quale sia il comportamento migliore finché questi bimbi non crescono e non sono in grado di decidere autonomamente cosa fare con la loro identità online.

Che ne pensate, amiche? La mamma sta sbagliando o sta semplicemente creando un album online di scatti della sua bimba? Voi come vi comportate con le foto dei vostri figli e i social?