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Il coraggio di Theò contro il glifosato, l'erbicida legale che lo avrebbe fatto nascere così

Theò è un bambino francese nato con gravi malformazioni agli organi interni. La colpa dei suoi problemi sarebbe da attribuire al glifosato, un erbicida ritenuto cancerogeno e già in passato sottoposto a esami e valutazioni negative, ma ancora, inspiegabilmente, in commercio. Anzi, il suo utilizzo è stato recentemente rinnovato dalla Commissione UE, scatenando la rabbia della famiglia del piccolo.

Theò è un bambino di otto anni, con grandi occhi azzurri e la passione per i cavalli, che vive nelle campagne vicino Lione, in Francia. A raccontare la sua storia sono Le Iene, che l’hanno raggiunto nella casa dove vive con i genitori.

Dalla nascita, Theò soffre di gravissime malformazioni agli organi interni, ha polmoni e stomaco connessi, e problemi alla trachea che hanno reso necessaria una tracheotomia. Theò non ha le corde vocali, ha dovuto imparare a parlare esclusivamente attraverso l’esofago, come spiega mamma Sabine nell’intervista realizzata da Gaetano Pecoraro, e benché questo gli consenta, comunque, di avere una vita abbastanza normale, ci sono cose che il bambino non può fare: nuotare sott’acqua, ad esempio, poiché da quel piccolo buco nella sua gola potrebbe entrare acqua che, andando a riempire i polmoni, lo farebbe morire affogato. Nonostante tutto, Theò ha imparato a fare di necessità virtù e ad adattarsi anche a questo “piccolo” handicap, tenendo premuta la mano contro il foro prima di immergersi, pur di non rinunciare ai tuffi. “La prima volta che l’ha fatto mi sono spaventata a morte” racconta Sabine all’inviato delle Iene.

Theò non è nato così per una serie di sfortunate coincidenze, o per degli screening prenatali che non hanno notato le malformazioni: la sua famiglia è convinta che il responsabile della disabilità del bambino abbia un nome ben preciso, che è glifosato.

Si tratta dell’erbicida più venduto al mondo per preparare i campi alla semina, sulla cui nocività per l’uomo si discute però da diverso tempo. Nel 2012 è scaduta per la prima volta la licenza per usarlo liberamente, ma la Commissione Europea, che avrebbe dovuto decidere se dare l’autorizzazione a utilizzarlo per altri 15 anni, da allora ha sempre preferito posticipare la scelta, così nel frattempo il glifosato ha continuato a essere venduto e usato nei campi senza alcun problema.

Il 20 marzo 2015 diciassette esperti, provenienti da undici paesi diversi si sono riuniti in Francia allo IARC, l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro, la stessa, per intenderci, che ha classificato come cancerogene 199 sostanze fra cui amianto, benzene o fumo da sigaretta, senza trovare mai una smentita. Proprio lo IARC, esaminando più di mille casi, ha quindi decretato il glifosato come probabilmente cancerogeno. La catalogazione dell’Agenzia, però, non è stata ritenuta sufficiente dalla Commissione UE, dato che poco dopo l’EFSA, l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare, ha dato una versione totalmente opposta, tranquillizzando tutti e sostenendo che il glifosato non possa essere considerato minimamente dannoso per l’uomo.

In questo clima, l’Europa ha dato disposizione di prorogare l’uso dell’erbicida almeno fino alla fine di dicembre 2017, a dispetto delle tante manifestazioni e petizioni fatte in tutto il mondo proprio per chiedere di bandirlo dal commercio.

Fra le tante testimonianze contro il glifosato, c’è appunto quella della famiglia del piccolo Theò: concepito nell’agosto del 2008, spiega Sabine, alla nascita, dopo aver mostrato subito le malformazioni agli organi interni, i medici hanno incolpato l’erbicida, usato dalla mamma tre settimane dopo il concepimento del bambino. “È proprio il periodo in cui nel feto si formano l’esofago e la trachea“, dice. Impossibile, dunque, non trovare il collegamento tra l’uso della sostanza e i problemi del piccolo. Solo che all’epoca nessuno parlava degli effetti potenzialmente devastanti del suo utilizzo anche sui nascituri, e anzi uno spot in televisione ne consigliava l’acquisto, promuovendolo come sicuro e biodegradabile.

Nel tempo, Theò ha subito 52 operazioni e, dimostrando un coraggio e una grinta sinceramente sorprendenti per un bambino di appena otto anni, è stato proprio lui a spingere con i genitori affinché intraprendessero un’azione legale contro i produttori di glifosato, e quella pubblicità ingannevole. A oggi, la famiglia ha raccolto moltissime prove, documenti, pareri medici, casi, che però non possono mostrare in pubblico, dato che il processo non è ancora iniziato, e non è loro intenzione rischiare di mettere a repentaglio la carriera del medico che li ha aiutati nella raccolta del materiale.

Fonte: videomediaset

Non sarebbe la prima volta che una causa giudiziaria porta sul banco degli imputati il glifosato e i suoi produttori: in Argentina, ad esempio, il paese in cui, in rapporto al numero di abitanti, l’erbicida è usato più che nel resto del mondo (si parla di una media di 0,3 litri a persona in Europa contro i 4,5 litri a persona del paese sudamericano) da tempo esiste una class action che raccoglie circa 200 persone, tutti malati che vivono nelle zone agricole, in cui il glifosato è, ovviamente, maggiormente utilizzato.

Ma il vero caso clamoroso, nell’affaire glifosato, è senza dubbio lo scandalo Monsanto Papers, scoppiato negli Stati Uniti nel 1983: lì, come racconta all’inviato delle Iene Stephane Foucart, giornalista di Le Monde, ci fu la connivenza di decine di specialisti e di scienziati per falsificare gli esiti degli esperimenti condotti dalla Monsanto, la produttrice dell’erbicida, sui topi: esperimenti che, in un primo momento, rivelarono un deciso aumento dei tumori negli animali,  ma che, in un riesame condotto da alcuni studiosi, pagati direttamente dall’azienda, qualche anno più tardi, mostravano esattamente l’opposto. Il prodotto fu infatti legalizzato dopo che in quell’occasione, nei documenti (falsificati, sottolinea Foucart) fu scritto che solo uno dei reni degli animali inviati per il secondo esame, sorprendentemente, fosse affetto da tumore.

Come riportato dalle Iene, negli anni il problema è poi passato in sordina, fino ad epoche più recenti, in cui casi come quelli di Theò hanno imposto un ripensamento nella valutazione dell’erbicida. Peccato che, proprio il 12 dicembre, la Commissione Europea abbia infine deciso di approvare il rinnovo dell’utilizzo del glifosato per altri cinque anni, nonostante il parere contrario di paesi come l’Italia, Grecia e Francia. Danimarca, Olanda e Ungheria si sono dimostrate favorevoli a concedere il rinnovo, anche se la spinta decisiva è arrivata dal ministro dell’Agricoltura tedesco Christian Schmidt, che, nonostante l’indicazione di voto contrario della cancelliera Merkel, ha invece valutato positivamente il prolungamento per altri cinque anni dell’uso del glifosato.

La notizia, naturalmente, è arrivata anche a casa di Theò.

Questa decisione è un insulto – ha detto mamma Sabine fra le lacrime – un insulto per Theò, per tutto quello che abbiamo passato in questi dieci anni, a tutte le vittime del glifosato.

Poi si rivolge direttamente al ministro Schmidt:

Lei sa che questo prodotto fa male, che questo prodotto è mortale. Tutti lo sanno. Personalmente ha deciso di votare a favore, personalmente sarà responsabile di tutti i bambini che nasceranno come Theò. E spero che tutte le persone che vivono vicino ai campi, alle vigne, che avranno un tumore, o avranno bimbi come Theò,  si ricordino questo nome, Christian Schmidt. Quando vi ammalerete, portate le prove contro quest’uomo.

Al momento, Le Iene hanno postato il video completo della storia di Theò sulla propria pagina Facebook, tradotto in inglese, invitando quante più persone possibile a condividerlo. Non solo perché la storia del bambino si conosca, ma anche perché qualcuno, in alto, possa rivedere le sue decisioni e non rischiare, nel dubbio, di mettere a repentaglio la vita di migliaia di persone.

Lo si deve, almeno, al coraggio di Theò.