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"Tocco le Stelle e Non Mi Sento al Mio Posto": la Toccante Poesia di un Bimbo Autistico

Benjamin ha 10 anni ed è affetto da sindrome di Asperger. Per compito è stato chiamato a scrivere una poesia dal titolo "Io Sono": ecco i toccanti versi scaturiti dal cuore del bimbo.
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Fonte: Web

Nei giorni in cui in Italia si discute del caso della ragazzina autistica esclusa dai compagni di classe dalla gita scolastica, arriva la storia di Benjamin, un bambino di 10 anni affetto dalla sindrome di Asperger, patologia collocata, così come l’autismo, tra i disturbi pervasivi dello sviluppo. L’autismo è pressoché impossibile da capire da fuori: i bambini che ne sono affetti si rinchiudono in mondo tutto loro, fatto di schemi fissi e inusuali, silenzi (il 50% circa degli autistici non sviluppa, o sviluppa solo limitatamente, il linguaggio verbale), ossessioni ed emozioni. Emozioni che nella maggior parte dei casi non riescono a trasmettere, continuando a vivere nel loro isolamento, fino alla completa esclusione sociale dei piccoli e delle loro famiglie, sconfortate e sole.

Ma tra tutti i ragazzi autistici, ce ne sono alcuni che a volte provano a spiegare al mondo come si sentano, quali immagini e pensieri affollino la loro mente, quali paure e quali sensazioni li pervadano. In Italia, per esempio, lo scorso anno Antonello Andrea, ragazzo affetto da autismo, ha pubblicato il libro Baci a Tutti, in cui racconta come l’autismo sia una condizione alienante: in testa si ha un mondo, ma si vive in un altro. E chi guarda non capisce perché: perché tutti i libri debbano essere allineati perfettamente, perché si possa bere solo dai bicchieri rossi, perché le porte debbano essere tassativamente chiuse.

Ma torniamo a Benjamin. A scuola, la maestra ha affidato alla classe il compito di scrivere una poesia dal titolo “Io sono”. Benjamin ha vergato versi che lasciano gli altri senza parole, stavolta, che dischiudono la soglia su un mondo che non è il nostro ma dovrebbe diventarlo per dare una reale accoglienza inclusiva a questi ragazzi, pieni di colori e sentimenti ma svuotati dalle paure, dai dubbi, dai pregiudizi che incontrano.

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Fonte: Facebook @National Autism Association

Sono curioso, io sono originale.
Mi chiedo se lo sei anche tu.
Sento voci nell’aria.
Vedo che tu non le senti e questo non è giusto.
Non voglio sentirmi triste.
Sono strano, io sono originale.
Mi comporto come se lo fossi anche tu.
Mi sento come un bambino nello spazio.
Tocco le stelle e non mi sento al mio posto.
Mi preoccupo di quello che pensano gli altri.
Io piango quando la gente ride, mi fa sentire piccolo.
Sono strano, io sono originale.
Ora capisco che lo sei anche tu.
Dico “Mi sento come un naufrago”.
Sogno di un giorno in cui sarà tutto ok.
Cerco di trovare il mio posto.
Spero che un giorno ci riuscirò.

Sono strano, io sono originale.

Di nuovo torna la sensazione di estraniamento, di far parte di un altro universo in cui vigono regole differenti da quelle che valgono per i compagni di Benjamin. Ma i sentimenti, visti da noi, potrebbero non essere poi così diversi da quelli di un ragazzino qualsiasi: non volersi sentire tristi, la paura dei giudizi altrui, sperare e credere in un futuro migliore.

L’intensità delle parole di Benjamin è tale che la poesia è stata è stata condivisa dalla mamma del bimbo sulla pagina Facebook National Autism Association, associazione americana di genitori.

Un elemento che purtroppo non emerge nella traduzione italiana della poesia è l’abilità lirica di Benjamin: la poesia è costruita su rime baciate dall’inizio alla fine, dimostrazione – casomai ce ne fosse bisogno – che la diversità è carica di lati positivi.

La ricerca e le attività di sensibilizzazione sull’autismo intanto proseguono, ma se tanto è stato fatto rispetto a qualche anno fa – quando il disturbo era pressoché sconosciuto – moltissimo rimane ancora da fare, sia sul fronte delle terapia che su quello sociale. Nelle scuole italiane sarebbero almeno 60mila gli studenti autistici, per quanto nel nostro Paese non ci siano ancora stime ufficiali o comunque unitarie; in linea generale, si stima che l’autismo colpisca un da 5 a 50 persone su 10mila (a seconda dei criteri diagnostici impiegati), perlopiù maschi, per un disturbo che si manifesta solitamente entro i primi tre anni di vita.

La poesia di Benjamin riassume i sentimenti di tutte queste persone. Non sono bambini maleducati, non sono viziati e nemmeno “pazzi”. Sono affetti da una patologia di cui si sa ancora troppo poco: proviamo a pensarci, tutte noi, prima di puntare il dito. E se nella classe dei nostri figli ci fosse un compagno autistico, proviamo a conoscerlo, a comprenderlo e di sicuro a evitare di isolarlo. Non è nostro figlio, ma sarebbe potuto esserlo.