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Vittorio Emanuele III, chi era il re le cui spoglie sono rientrate in Italia

Vittorio Emanuele III affidò l'incarico di formare il nuovo esecutivo a Benito Mussolini, permettendogli lo scioglimento dei partiti, la soppressione delle libertà individuali e collettive, le leggi razziali e persino l'allenza con la Germania nazista.
vittorio emanuele III

È polemica sul ritorno in patria delle spoglie di Vittorio Emanuele III: la sua salma, infatti, è arrivata al Santuario di Vicoforte dove ha trovato posto accanto a quella della moglie, Elena, già traslata nei giorni scorsi, come scrive l’agenzia di stampa Ansa.it. Le spoglie sono giunte a Cuneo con un volo dell’Aeronautica militare dell’Egitto. “Sarebbe veramente uno scempio mettere la salma vicino a questo luogo che è stato quella della deportazione di tanti ebrei italiani”, queste le parole della Presidente della Comunità Ebraica di Roma, Ruth Dureghello, sul desiderio da parte di casa Savoia di seppellire Vittorio Emanuele III al Pantheon a Roma. Secondo la comunità ebraica, infatti Vittorio Emanuele III fu complice di “quel regime fascista di cui non ostacolò mai l’ascesa”. 

Ma chi era Vittorio Emanuele III? Un uomo di appena 31 anni quando salì sul trono del Regno d’Italia, come scrive il Corriere.it. Per lui era un periodo difficile visto che suo padre, Umberto I, era stato appena ucciso a Monza dall’anarchico Gaetano Bresci che non gli aveva perdonato l’onorificenza concessa al generale Fiorenzo Bava Beccaris, responsabile degli eccidi compiuti dall’esercito a Milano per la repressione dei moti del 1898. Preso il potere, Vittorio Emanuele III fu inizialmente un monarca illuminato concedendo un’amnistia per alcuni reati politici e aprendo alle masse popolari. Nella prima guerra mondiale, favorì la neutralità italiana, poi avallò la linea del governo Salandra, salvo poi aprire la strada ad un intervento in guerra nel maggio 1915.

Ma quello che più infastidisce la Comunità Ebraica fu il suo atteggiamento rispetto alla crisi politica italiana seguita alla vittoria: non capì, ad esempio, la natura totalitaria del fascismo, negando di firmare lo stato d’assedio, proposto dal governo del liberale Luigi Facta, che avrebbe potuto fermare gli squadristi dopo la marcia su Roma. E c’è di più: affidò l’incarico di formare il nuovo esecutivo a Benito Mussolini, lasciandolo libero nelle sue decisioni. Dallo scioglimento dei partiti e sindacati alla soppressione delle libertà individuali e collettive fino alle leggi razziali e all’alleanza con la Germania nazista.