“Siamo 13 e tutti vivi” hanno detto con una flebile voce ai soccorritori. Nella serata di ieri è arrivata una bella notizia perché in Thailandia dopo 9 giorni di ricerche e di angoscia, quando le speranze sembravano ormai perse, sono stati ritrovati i 12 giovanissimi calciatori intrappolati con il loro allenatore nelle viscere di una grotta, dove erano bloccati dalle inondazioni. I ragazzi sono tutti vivi e sono stati rintracciati a 400 m di profondità dai soccorritori, che ora sono al lavoro per riportarli alla luce, ma non sarà affatto facile.

Perché potrebbero volerci mesi per salvarli

Le grotta di Tham Luan Nang Non è un’attrazione turistiche importante della zona, con una rete di cunicoli che si estende per 25 chilometri. Durante la stagione dei monsoni regolarmente si allaga a causa delle forti piogge. È stato un gruppo di tre sommozzatori britannici a trovare i ragazzi, aiutati da un altro inglese, Vern Unsworth, uno speleologo di Chiang Rai esperto della grotta. È stato quindi fondamentale il suo contributo in quanto ha fornito le indicazioni per individuare la probabile zona al di sopra del livello dell’acqua, dove i ragazzi avrebbero potuto trovare rifugio. I sub britannici sono riusciti quindi a individuarla e a trovare i ragazzi ancora tutti vivi. Il ritrovamento è avvenuto dopo nove lunghissimi giorni in cui si è continuato a scavare e a cercare senza sosta. Se non è stato facile individuarli, ancora meno lo è portarli fuori dalla grotta. Per arrivare all’uscita bisogna percorrere un tragitto che un sub esperto impiega 6 ore a percorrere, tra forti correnti e un’acqua così fangosa che anche con la luce è difficile vedere. Inoltre nessuno dei ragazzi sa nuotare e sono fortemente indeboliti.

Per questo si è avanzata l’ipotesi che bisognerà aspettare che il livello dell’acqua scenda naturalmente (dopo che un tentativo artificiale è andato male) il che significa aspettare la fine della stagione dei monsoni a settembre-ottobre. In prospettiva di quest’eventualità, sulla spiaggia è iniziata la raccolta dei vivere per questi 4 mesi, mentre si sta cercando di allestire anche una linea telefonica per far parlare i ragazzi con i propri famigliari.

Mentre scriviamo, gli ultimi aggiornamenti (riportati anche da Repubblica) prospettano però un’altra ipotesi: grazie a delle speciali maschere provenienti dalla Svezia, che rendono la respirazione sott’acqua più facile anche per chi non è un sommozzatore esperto, si pensa si potrà far uscire i bambini fra qualche giorno. Questo anche per evitare che il peggioramento delle condizioni meteo aggravi ulteriormente la situazione.

La ricostruzione degli avvenimenti

La giovane squadra di calciatori, accompagnati dal loro allenatore di 25 anni, si è addentrata nella grotta di Tham Luan sabato 23 giugno, dopo l’allenamento. Per questa decisione avventata pare che l’allenatore rischi di essere incriminato, come riporta Tpi. Colti alla sprovvista dalle piogge monsoniche, che hanno bloccato l’ingresso alla grotta che si è riempita subito di fango, i 12 bambini (tra gli 11 e 16 anni) sono rimasti intrappolati.

Il martedì successivo i sommozzatori della Marina sono riusciti a entrare nella grotta con bombole d’ossigeno e viveri, ma hanno dovuto interrompere le ricerche a causa delle insufficienti condizioni di sicurezza, lo stesso anche nei giorni successivi, finché la sera del 2 luglio è arrivata finalmente la bella scoperta che sono ancora tutti vivi.

La grotta allagata che ricorda molto quel pozzo maledetto

La storia dei ragazzi a molti ha ricordato quel 13 giugno 1981, dove morì dopo una lunga agonia il piccolo Alfredino Rampi. Il 10 giugno, a Vermicino, nei pressi di Frascati, il bambino era caduto in un pozzo artesiano profondo 80 metri e largo 30 centimetri. Furono numerosi i tentativi di salvataggio, persino il Presidente della Repubblica Sandro Pertini andò sul posto, ma fu tutto inutile.

La speranza ora è che per i 12 ragazzi l’epilogo della vicenda sia ben diverso e che i soccorritori riescano a farli uscire il prima possibile, in modo che questo incubo finisca presto.

 

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