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Al via il maxi-processo contro la British Petroleum.

Parte la grande macchina legale per stabilire le vere colpe del disastro petrolifero causato dall'esplosione della piattaforma Deepwater Horizon, la "marea nera" che ha causato una catastrofe ecologica, a carico della British Petroleum. Un processo che non avrà eguali.
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L’hanno detto. Sarà il processo del secolo, quello che vedrà coinvolta la British Petroleum (BP) per il disastro ambientale causato dall’incendio sulla piattaforma petrolifera Deepwater Horizon nel Golfo del Messico, iniziato il 20 aprile 2010 ed è terminato 106 giorni più tardi, il 4 agosto 2010, con milioni di barili di petrolio che ancora galleggiano sulle acque di fronte a Louisiana, Mississippi, Alabama e Florida, oltre alla frazione più pesante del petrolio che ha formato ammassi chilometrici sul fondale marino. Il disastro ambientale più grave nella storia americana e non solo. Conseguenze che si protrarranno per secoli. Conseguenze sulla vita del pianeta, animali, piante, specie. A rischio.

Inizialmente si è parlato di risarcimento, richiesto dal presidente Barack Obama come risarcimento del disastro ambientale. Al 28 giugno 2010 la Bp annuncia di aver già versato 2,65 miliardi di dollari. Ma si può veramente quantificare un disastro del genere?

Oggi si apre il processo a New Orleans, che sarà molto seguito e chiacchierato prima di tutto per il valore che porta, quello economico, e anche per quello simbolico, perchè non ha eguali. Il Dipartimento di Giustizia non ha mai dovuto portare in tribunale un caso di queste dimensioni, sono stati mobilitati 300 super-avvocati solo per l”accusa, cioè il Department of Justice di Obama, che hanno letteralmente “costruito” l’equivalente di una nuova Law Firm, un maxistudio legale, solo per questo processo, con un impatto così enorme: dalla tragedia umana alle perdite economiche ai danni per l’ecosistema. Sul fronte opposto, la Bp per la propria difesa ha messo insieme quattro fra i più potenti studi legali del pianeta, nomi della stazza di Kirkland & Ellis.

Si parla di un’ultima “offerta” messa sul tavolo dall’Amministrazione Obama, per un patteggiamento di 16 miliardi di dollari, considerato dalla BP  “molto più alta di qualunque cifra mai discussa”. La BP, che ha già speso cifre notevili per le operazioni di pulizia e risanamento, punterà innanzitutto sullo “scaricamento” di buona parte delle responsabilità dell’incidente sui due partner più piccoli, cioè la Transocean, proprietaria della piattaforma, e la Halliburton, che si occupava di esplorare i giacimenti.

Comunque vada, per la BP ci saranno dei risarcimenti altissimi da versare, forse i più alti mai visti. Anche se un disastro di queste proporzioni non può risolversi semplicemente con un “risarcimento”, in quanto dietro alle persone ferite o danneggiate dal petrolio, ci sta la natura, il mare, le specie protette. Sicuramente Madre Natura presenterà il conto, prima o dopo.

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