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Perché ad Amsterdam i giovani vogliono rendere la prostituzione illegale

Una petizione, 42mila giovani, e una richiesta: rendere la prostituzione illegale nei Paesi Bassi. Scopriamo perchè la nazione più progressista d'Europa chiede di fare un passo indietro.

È una delle nazioni più permissive d’Europa, oltre a essere un enorme centro culturale e multietnico. I Paesi Bassi e in particolare la città di Amsterdam, che ogni anno accoglie migliaia di turisti, è un esatto mix di cultura e divertimento che spazia dalle attrazioni turistiche ai meravigliosi musei, passando anche per i coffee shop e il famigerato quartiere a luci rosse.

Ed è proprio contro quest’ultimo, e più genericamente contro la prostituzione legale, che si batte l’organizzazione Exxpose lanciatrice della campagna «Ik ben onbetaalbaar» ossia «Non ho prezzo». A partecipare sono soprattutto giovani, circa 42.000, che hanno lanciato una petizione per rendere la prostituzione illegale corredata da numerose immagini su Instagram nelle quali tengono vari cartelli in mano con frasi tipo: «E se fosse tua sorella?» oppure «Sai cosa vali».

Una delle fondatrici di Exxpose, Sara Lous, in merito alla situazione ha dichiarato:

«C’è questa idea che i Paesi Bassi abbiano una politica più sicura, che la depenalizzazione è più sicura ed è una libera decisione quella di vendere il proprio corpo, ma non così tanto, stiamo andando nella direzione sbagliata. Abbiamo una forte tratta di esseri umani e Amsterdam è più vulnerabile a causa della forte domanda di sesso a buon mercato»

come riportato dalla BBC. La loro richiesta, dunque, è di sanzionare i clienti, rendere il tutto illegale e far chiudere le “boutique” dove le donne lavorano vendendo il proprio corpo.

Già da tempo, comunque, si dibatte sull’argomento e si possono sentire voci diametralmente opposte. Gli entusiasti difensori della prostituzione, affermano che garantisce maggiori controlli sulla possibilità di contrarre malattie e un minor numero di violenze, quindi di conseguenza una maggior tutela per le prostitute che alternativamente non potrebbero recarsi dalla polizia pur continuando a portare avanti il lavoro in maniera illegale. Al contrario c’è chi afferma che si tratta solo di un’iniziativa che poco ha a che fare con il benessere delle prostitute, che serve principalmente ad arricchire le casse dello Stato e che si è davanti a una vera e propria tratta di esseri umani, in particolare dall’est Europa, in mano a giri mafiosi e poco controllati.

Trovare una risposta univoca è quasi impossibile e probabilmente essa varia da caso a caso. Non sono poche, infatti, le prostitute che si sono schierate contro questa petizione commentando le fotografie della campagna su Instagram e affermando che la loro vita, se la petizione dovesse andare a buon fine, diventerebbe di gran lunga più difficile.

Da una parte, quindi, abbiamo i difensori della libertà di scelta di ogni donna che però, a volte, si scontra con altre realtà. Quante donne hanno realmente il desiderio di effettuare quel lavoro e quante, invece, sono trascinate dalle circostanze e non hanno alternative? Difficile stabilirlo. Troppo semplice, però, pensare anche che la prostituzione dipenda esclusivamente dal degrado o dall’impossibilità di fare dell’altro.

In risposta alla petizione, come riportato sempre dalla BBC, un portavoce del ministero della giustizia ha affermato che, entro la fine di quest’anno, verranno intensificati gli sforzi e le misure contro la tratta di esseri umani e che verranno forniti fondi per aiutare tutte le lavoratrici che desidereranno uscire dal giro della prostituzione.

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