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“L’autismo non è un dono. Ma può diventare un super potere”, parola di Greta Thunberg

Oggi è il Wold Autism Awareness Day, ovvero la Giornata mondiale della consapevolezza sull’autismo, evento che si festeggia ogni anno il 2 aprile, fin dal 2007.

Di autismo si parla molto, specialmente negli ultimi anni, anche se la sua storia è molto più lunga. Circa 80 anni fa, lo psichiatra austriaco Leo Kanner utilizzava per la prima volta la parola autismo in riferimento a una sindrome specifica, diagnosticata in alcuni bambini che presentavano lo stesso tipo di comportamento.

Il termine, però, era stato coniato precedentemente e veniva utilizzato in maniera diversa, soprattutto per indicare le persone affette da schizofrenia che tendevano a chiudersi al mondo esterno per vivere unicamente in quello interiore. Da allora la ricerca non si è più fermata anche se sono ancora molti gli interrogativi a cui rispondere. Lo spettro autistico, come spiegato nell’ultima versione del DSM, comprende diverse varianti come l’autismo disintegrativo della fanciullezza o quello di Rett, che possono presentarsi in diversi gradi di gravità, diagnosticabili mediante un’accurata analisi di capacità comunicative e di comportamento.

Nonostante tutta la ricerca e la sensibilizzazione, parlare di autismo fa ancora paura. Una paura dettata probabilmente dall’ignoto e dai contorni poco definibili dello spettro autistico. Per fortuna, però, abbiamo ottimi esempi da seguire.

Greta Thunberg, che sta facendo riflettere il mondo sui problemi climatici ed è candidata al Nobel per la pace, è affetta dalla sindrome di Asperger una variante dello spettro autistico, considerata più lieve, che non comporta ritardo mentale o problemi di linguaggio. Le sue battaglie le combatte su più fronti e, in occasione della giornata mondiale per l’autismo, ha lasciato sulla sua pagina Facebook un messaggio:

Oggi è la #GiornataMondialePerlAutismo. Orgogliosa di essere nello spettro!

E no, l’autismo (come l’ADHD, l’ADD, la sindrome di Tourette, l’OCD, l’ODD etc) non sono un “dono”. Per i più è una lotta senza fine contro le scuole, i posti di lavoro e i bulli. Ma nelle giuste circostanze, con le giuste modifiche, può essere un superpotere. Io ho avuto la mia giusta dose di depressione, alienazione, ansia e disturbi. Ma senza la mia diagnosi non avrei mai cominciato i miei scioperi da scuola. Perché sarei stata come chiunque altro.

La nostra società ha bisogno di cambiamento, abbiamo bisogno di persone che pensino fuori dalla scatola e abbiamo bisogno di prenderci cura l’uno dell’altro. E abbracciare le nostre differenze.

Come darle torto? Sono molti i personaggi che hanno cambiato le sorti del mondo e che probabilmente erano affetti da qualche forma di autismo. Tra i principali (anche se non possiamo avere certezze ma gli esperti concordano nella diagnosi a posteriori) abbiamo Alan Turing, padre del computer, Mozart, Andy Warhol, Stanley Kubrick, Isaac Newton, solo per citarne alcuni. Tutte persone capaci di “pensare fuori dalla scatola” come dice Greta. Quindi, anche senza essere inseriti nello spettro autistico, possiamo decidere anche noi di uscire da questa scatola; il mondo fuori, ricco di differenze, potrebbe meravigliarci.

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