Adesso tutto va rimesso in discussione. Il Consiglio Superiore di Sanità, infatti, ha detto no alla vendita della cannabis light raccomandando che “siano attivate, nell’interesse della salute individuale e pubblica e in applicazione del principio di precauzione” le misure per bloccare gli spinelli leggeri, come conferma l’agenzia di stampa Ansa.it. “Non si può escludere la pericolosità del Thc anche a basse concentrazioni in alcuni soggetti” ha spiegato.

Secondo il Consiglio Superiore di Sanità, ad esempio, gli effetti che può aver il Thc a bassa concentrazione su alcuni soggetti come anziani, madri in allettamento o persone con patologie particolari, non è ancora stato approfondito. Quindi, in via precauzionale, è meglio evitare che venga messo in commercio. L’ultima parola, però, spetta al Ministero che dovrà decidere se vietarne la vendita o meno.

In un parere richiesto a febbraio dal segretario generale del Ministero della Salute, l’organo consultato ha raccomandato che “siano attivate, nell’interesse della salute individuale e pubblica e in applicazione del principio di precauzione, misure atte a non consentire la libera vendita dei suddetti prodotti”. Il Consiglio, inoltre, “ritiene che la pericolosità dei prodotti contenenti o costituiti da infiorescenze di canapa, in cui viene indicata in etichetta la presenza di ‘cannabis’ o ‘cannabis light’ o ‘cannabis leggera’, non può essere esclusa“. E ancora:

Non appare in particolare che sia stato valutato il rischio al consumo di tali prodotti in relazione a specifiche condizioni, quali ad esempio età, presenza di patologie concomitanti, stati di gravidanza/allattamento, interazioni con farmaci, effetti sullo stato di attenzione, così da evitare che l’assunzione inconsapevolmente percepita come ‘sicura’ e ‘priva di effetti collaterali’ si traduca in un danno per se stessi o per altri.

Un parere che potrebbe avere pesanti ripercussioni sul commercio dal momento che in questi mesi sono stati aperti in tutta Italia diversi punti vendita di cannabis light. Il Ministero della Salute, infine, ha richiesto un parere all’Avvocatura dello Stato che non sarebbe ancora arrivato.

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