Non si fa body positive con il corpo post parto di Chiara Ferragni!

Un reel pubblicato su Instagram da Chiara Ferragni, che voleva essere un messaggio di body acceptance, non è stato accolto molto bene: il suo corpo post parto non sembra essere "l'ideale" per schierarsi contro il fat shaming.

Chiara Ferragni è mamma da poco più di un mese della piccola Vittoria, e ieri, nei suoi Reels, ha postato un video che voleva essere un messaggio di body positive per chi, come lei, sta affrontando il post parto e i cambiamenti del corpo dovuti alla gravidanza, ma il risultato, purtroppo, si è discostato da quello che molto probabilmente voleva essere l’intento originario dell’imprenditrice, raccogliendo diverse critiche.

Ho voluto postare questo per ricordare gentilmente a tutte noi che i nostri corpi sono perfetti in tutti i modi in cui appaiono. Ricorda che una posa diversa, una luce diversa e, in questo caso, i leggings a vita alta fanno sembrare il tuo corpo diverso, e anche questo è ok. Siamo sempre gentili con i nostri corpi, parliamo bene di loro e ringraziamoli per averci fatto vivere ogni giorno.

Come detto, il messaggio è pieno di buona volontà, ma allora cosa non è stato apprezzato? Ad esempio il fatto che Chiara parli di fat acceptance, o di body acceptance se preferite, sfoggiando un fisico perfettamente conforme allo standard, ovvero magro seppur a distanza di così poco tempo dal parto; tanto che molti dei commenti sotto il suo video tendono proprio a sottolineare la magrezza di Ferragni o recitano “Vedendoti mi hai fatto sentire anche peggio, visto che io non ho partorito”. Questo, in sintesi, il nodo del problema così come riassunto anche da Fraulein Stalker, , ovvero Mara Mibelli, delle Belle di Faccia, nelle sue stories.

Fonte: instagram @frauleinstalker

 

Quel video post doveva essere empowering ma non lo è per nessuno, neanche per le persone magre, perché di fatto Chiara Ferragni è una persona magra che sta facendo fat talk.

Mi sembra di essere tornata all’adolescenza quando facevo da crick all’autostima delle mie amiche magre ricordando sempre che quella messa male ero io e non loro.

Anche Silvia de I Trentenni ha voluto dire la sua sulla questione.

ACCETT-AZIONE

Credo che il concetto di Body Positive stia un po’ sfuggendo di mano. O meglio, credo sia giusto sottolineare e incoraggiare chiunque ad accettarsi per quelli che si è (ed eventualmente lavorare per migliorarsi). Ma non credo che lo si debba fare per forza mostrando un corpo che OGGETTIVAMENTE non ha niente di sbagliato. Perché è un attimo che fa il giro quella roba lì. Perché QUEL caso non rispecchia la maggior parte delle persone. E siamo sempre lì: la realtà è un’altra. Siate piuttosto coraggiosi di ammettere di essere fortunati, funzionerebbe di più. E consigliare sì di accettarsi, ma anche stimolare al cambiamento qualora fosse difficile farlo, oppure raccontare il proprio percorso, la propria esperienza.
Perché quello si che funziona, quello sì che è VERO.

A non essere piaciuto, quindi, è il fatto che a lanciare un messaggio contro il fat shaming sia stata una persona – Chiara Ferragni, per l’appunto – che ha un corpo assolutamente conforme rispetto a quelli che sono gli standard di bellezza maggiormente in vigore oggi. Che, come dice Silvia, è “fortunata”; anche in questo caso, però, forse vale la pena fare un minimo di chiarezza, giusto per far comprendere che la fortuna di cui si parla è esclusivamente quella del privilegio: essere belle, infatti, non è un valore in sé, ma lo è alla luce di quegli stessi standard di cui parlavamo poc’anzi, che fanno della bellezza, e soprattutto dell’associazione bellezza=magrezza un valore aggiunto, e quindi rendono la vita più facile.

La fortuna è però anche una questione genetica, prima che qualcuno possa pensare “No, non è fortuna, ma duro allenamento, dieta e costanza”: una delle tendenze del fat shaming è infatti quella di pensare che le persone grasse, con corpi non conformi allo standard, siano sempre pigre. Niente di più sbagliato: corpi diversi, ben allenati, rispondono in modo diverso.

Questa vicenda ha messo in luce il forte contrasto tra la libertà di esprimere un proprio disagio, che è assolutamente reale, e il disagio che si crea nelle altre persone nel momento in cui si critica il proprio corpo, in una parola: fat talk.

La questione, insomma, è piuttosto complessa, e sarebbe superficiale e ingiusto liquidarla come una presunta “censura” da parte delle persone grasse nei confronti dei disagi delle persone magre. Non si vuole zittire nessuno e non è nemmeno difficile pensare che Ferragni, dati gli ambienti che frequenta, viva su di sé la pressione di canoni di bellezza forse ancora più stringenti rispetto alla media delle persone.

Quello che si mette in discussione, quindi, non è la veridicità del disagio che l’influencer ha nei confronti del proprio corpo, ma la responsabilità che abbiamo delle nostre parole, soprattutto se abbiamo il potere, come Ferragni, di rivolgerci e influenzare un’audience ampissima. Occorre avere la consapevolezza di porre il nostro punto di vista nel posto giusto all’interno del contesto in cui viviamo. Un corpo conforme allo standard gode di molti più privilegi rispetto a quelli non conformi ed è una cosa da tenere in conto nel momento in cui ci si voglia “lamentare” delle proprie difficoltà. Occorre quindi avere l’empatia necessaria di prendere in considerazione coloro che hanno molta mento “fortuna” di noi ed evitare di arrecare altro disagio (e perpetrare stereotipi dannosi) con le nostre apparentemente legittime parole.

In un perfetto mondo utopico sarebbe semplicemente l’ora di smettere di giudicarsi per il corpo che si ha, che non influenza il nostro valore di persone e un modo per farlo è anche evitare di incappare nel fat talk.

La discussione continua nel gruppo privato!
Seguici anche su Google News!