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Flavio Briatore e quel "turismo delle ciabatte" che fa male al paese

Per Briatore in Italia le "camere sono care e vecchie": "Abbiamo una capacità unica di mandare via la gente". Al punto che lo stesso imprenditore ha "rinunciato" a investire nel nostro Paese.

Flavio Briatore torna a parlare di turismo in un’intervista rilasciata a “Libero”. Un imprenditore che, senza mezzi termini, spiega quali sarebbero i limiti del nostro Paese, pieno di ricchezze che però non riesce a sfruttare appieno. Queste le sue parole:

Il problema è che noi non investiamo nel turismo, gli altri Paesi sì. La Spagna ha ripreso alla grande, il Montenegro attira turisti da tutto il mondo e di ogni fascia sociale, mentre noi siamo fermi al palo. Colpa di vincoli burocratici e di assurde leggi regionali, penso a quelle della Toscana e della Sardegna, che impediscono di edificare alberghi a meno di 300 metri dal mare, un modo perfetto per scoraggiare il turista dall’andarvi in vacanza.

Il Salento, ad esempio, quest’anno ha subito un tracollo con la chiusura di due importanti luoghi della movida di Gallipoli:

Il punto è che il turismo delle ciabatte non dà niente al territorio né basta a trasformare un Paese o una regione in una destinazione appetibile […] Se vuoi organizzare eventi, congressi, devi avere le camere, sale da 1.500 persone. Così attiri altre fasce di visitatori e li porti anche in altri mesi, a maggio, settembre. Ma per fare questo occorrono investimenti, e molti hanno paura a investire in Italia. Basterebbe pensare che il turismo di lusso lascia cose importanti sul territorio, porta soldi che fanno il bene di chi lì vive e lavora.

E ancora:

Ci culliamo sul fatto che il nostro mare è bello, senza pensare che il mare è molto bello anche altrove. Stiamo sprecando una grossa opportunità: ad agosto la gente va in vacanza ma quello stesso mese tanta gente potrebbe trovare un’ occupazione. Penso a lavapiatti, camerieri…

Per Briatore in Italia le “camere sono care e vecchie”e “abbiamo una capacità unica di mandare via la gente”. Al punto che lo stesso Briatore ha “rinunciato” a investire nel nostro Paese.

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