Il controverso caso del donatore di sperma seriale (con oltre 170 figli)

La storia di un donatore di sperma seriale dei Paesi Bassi, ad oggi padre di più di 170 figli, ci pone di fronte alla questione del fragile sistema legale e dell'assenza di tutele e rigidi controlli, che vige dietro a questa attività.

Vanessa van Ewijk, una carpentiera residente nei Paesi Bassi, all’età di 34 anni ha deciso di rivolgersi a un donatore di sperma, perché desiderava diventare madre. Non lo ha fatto attraverso una clinica della fertilità, per via del costo proibitivo, ma si è rivolta a uno dei tanti mercati di sperma online, il sito Desire for a Child, dove ha selezionato il candidato ideale: un musicista olandese di trent’anni dal nome Jonathan Jacob Meijer.

I due si sono incontrati, l’uomo ha fornito il suo sperma, e lei ha pagato circa 200 dollari (165 euro, per la precisione), oltre alle spese di viaggio. Poco dopo, ha dato alla luce la sua prima figlia, l’ottava dell’uomo, secondo quanto riferito da lui stesso. La cosa si è ripetuta nel 2017, quando Vanessa, desiderosa di un nuovo figlio, lo ricontatta: questa volta dà alla luce un maschietto.

La storia di Vanessa riportata dal New York Times, se ad una prima lettura può sembrare la storia di un sogno che si avvera, ci pone di fronte a riflessioni ben più profonde riguardo alla questione dei donatori seriali di sperma.

Dopo tempo, tramite Facebook, la donna è entrata in contatto con un’altra madre single che era ricorsa all’aiuto di Meijer per avere un figlio, e da lei ha appreso che secondo un’indagine del 2017 del Ministero della Salute, del Welfare e dello Sport olandese, l’uomo aveva generato almeno 102 bambini nei Paesi Bassi, attraverso numerose cliniche della fertilità, un conteggio che non includeva le donazioni private attraverso siti web, come quelle fatte con Vanessa.

Una situazione che, al di là di considerazioni di tipo etico, ci pone di fronte a un problema serio: più esistono fratelli e le sorelle inconsapevoli di esserlo, maggiori sono le probabilità che due di loro possano incontrarsi involontariamente e generare figli propri, bambini con un rischio maggiore di sviluppare difetti ereditari.

La signora van Ewijk ha affrontato l’uomo, che ha ammesso di aver generato almeno 175 bambini, non assicurando che non ve ne fossero altri. Meijer, infatti, ha anche dichiarato di essersi registrato in più cliniche rispetto al numero consentito dalle politiche legali previste, oltre alle donazioni avvenute in forma privata attraverso siti web, proprio come fatto con Vanessa.

Questa è la motivazione a cui l’uomo ha addotto: “Sto solo aiutando le donne a realizzare il loro più grande desiderio”.

Joëlle de Boer, una volontaria della Dutch Donor Child Foundation – un gruppo di difesa che offre supporto legale ed emotivo alle persone concepite da donatori e alle loro famiglie e li assiste nella ricerca dei parenti biologici – ha ricostruito l’attività di Meijer e, attraverso le sue ricerche, è arrivata a scoprire che l’uomo ha viaggiato per tutta l’Europa, iniziando a donare lo sperma a partire dal 2007, sia in cliniche riconosciute che in forma privata su internet. In particolare la donna ha documentato la presenza di Meijer in otto siti di donazione privata in Germania, Italia e Paesi Bassi.

Ma i casi sono moltissimi. Ad esempio, la stessa fondazione è arrivata a scoprire attraverso il test del DNA che il Dottor Jan Karbaat, specialista della fertilità morto nel 2017, era segretamente il padre di almeno 68 bambini, nati da donne che visitavano la sua clinica vicino a Rotterdam. Un altro donatore di sperma nei Paesi Bassi, conosciuto con il nome di Louis, potrebbe essere padre di più di 200 bambini. Uno di questi, ormai cresciuto, ha recentemente scoperto la cosa ed è riuscito a mettersi in contatto con 42 dei suoi fratellastri.

“È stato uno shock imparare a integrare 42 tra fratelli e sorelle nella tua vita”, ha dichiarato l’uomo, che in un’intervista ha anche rivelato che alcuni dei fratellastri si sono ritrovati più volte sulla app di incontri, Tinder, prima di sapere dell’effettiva parentela.

"Io, donatore di sperma, vi racconto perché lo faccio e a cosa fare attenzione"

Donatori di sperma, un business senza adeguate regolamentazioni

Il primo bambino nato con fecondazione in vitro risale al 1978. Da quel momento le richieste sono state sempre di più e per far fronte a una crescente domanda, è nato un vero business globale, non sempre adeguatamente normato e tutelato, che comprendeva cliniche della fertilità, banche del seme e anche una rete di donatori privati.

Siamo infatti di fronte a un’industria che nei fatti è scarsamente regolamentata. Sebbene vi siano delle leggi che stabiliscono limiti e divieti, in concreto l’assenza di divieti e controlli rigidi anche a livello internazionale provoca situazioni al limite della legalità.

In Germania, un donatore di sperma non può generare più di 15 figli, nel Regno Unito il limite previsto si riferisce al numero di famiglie, che corrisponde a 1o, ma non è previsto un limite di figli concepiti, mentre nei Paesi Bassi, la legge vieta la donazione anonima, stabilisce il limite di 25 bambini per un donatore e nega a questi ultimi la possibilità di donare in più di una clinica del Paese. Negli Stati Uniti, ad esempio, non ci sono limiti legali, solo linee guida della Società Americana per la Medicina Riproduttiva che prevede 25 bambini per donatore in una popolazione di 800.000 persone.

Come sottolinea Wendy Kramer, co-fondatrice e direttrice esecutiva del Donor Sibling Registry, un’organizzazione americana che sostiene le famiglie di donatori, non ci sono effettive leggi che impediscono nei fatti a un donatore di donare in più di una banca del seme. Inoltre, sempre secondo quanto da lei sostenuto, queste ultime dicono di chiedere al donatore se ha donato altrove, ma non vi è garanzia che lo facciano davvero e in secondo luogo non sono richieste documentazioni e verifiche precise, pertanto i dati riferiti possono essere sbagliati o parziali.

Oltre alla mancanza di una regolamentazione rigida che tuteli e garantisca la legalità delle attività di cliniche private e banche del seme, c’è poi la questione delle donazioni private, del tutto prive di norme e controlli.

A questo poi si aggiunge anche la scarsa rigidità prevista della cliniche internazionali, le cui regolamentazioni sono ancora più scarse. La Cryos, la più grande clinica di sperma del mondo con sede in Danimarca e che spedisce lo sperma in più di 100 Paesi, non stabilisce un limite generale sul numero di bambini che un donatore può generare, anche se sostiene di aderire ai limiti fissati da ogni paese in cui dona. Non solo, a differenza delle banche del seme nei Paesi Bassi, che vietano la donazione anonima, le banche del seme internazionali registrano in genere i donatori sotto uno pseudonimo o un numero e si affidano ai clienti stessi per ottenere aggiornamenti sulle nascite dei loro figli, tenendo traccia di un conteggio che è tutt’altro che accurato.

Infine, non c’è un registro internazionale dei donatori di sperma, quindi un ricevente non può verificare con certezza quante volte il donatore si è sottoposta a questa pratica e quanti figli ha generato.

A conferma di questo, una donna tedesca ha riferito al Times di aver acquistato lo sperma del signor Meijer attraverso Cryos, dove l’uomo era registrato sotto pseudonimo. La donna è però riuscita a risalire alla sua identità e nel 2019 ha ricevuto una lettera da Cryos che le notificava che il suo donatore aveva donato in Paesi al di fuori della Danimarca, violando il contratto che aveva in essere con la clinica, il quale negava la possibilità di donare in un’altra banca del seme.

L’uomo smentisce questa informazione e ribadisce che “non c’erano accordi rigidi tra le banche del seme (fino a poco tempo fa) per controllare se i donatori non avessero donato altrove”. La cosa è a sua volta smentita da Peter Reeslev, amministratore delegato di Cryos, che ribadisce che “un donatore Cryos non avrebbe potuto iscriversi senza essere a conoscenza della clausola di esclusività”.

È evidente dunque come la fragilità delle barriere legali, l’assenza di registri trasparenti e consultabili da tutti per via della tutela della privacy e il proliferare delle procedure gestite in via privata abbiano portato e portino tuttora a situazioni di difficile gestione e ad alto rischio.

Attualmente i funzionari dei Paesi Bassi stanno attuando varie misure per cercare di arginare il problema, tra queste vi è la creazione di un registro centrale per i donatori di sperma, per impedire agli uomini di donare in diverse cliniche allo stesso tempo e l’abbassamento del limite raccomandato da 25 bambini per donatore nelle cliniche del seme a 12. Ma, come sostiene Ties van der Meer, direttore della Dutch Donor Child Foundation, ci sono troppe lacune a livello internazionale che devono essere colmate.

La mancanza di organismi di regolamentazione e legislativi per l’industria internazionale della fertilità permette alle aziende di pretendere e fare quello che vogliono. Abbiamo bisogno di una legislazione internazionale e di aiuto per tutte le famiglie che sono state ferite dalle azioni di donatori.

I motivi dietro alla scelta di diventare donatori di sperma

Nel 2013, un articolo della rivista Donor Sibling Registry ha identificato tre motivi principali, che potrebbero esserci dietro alla scelta di diventare donatori: denaro, senso di generosità e il desiderio di trasmettere il proprio DNA.

Il compenso finanziario in alcuni Paesi e anche nella modalità in forma privata risulta piuttosto scarso, ma alcuni donatori hanno fatto di questa “attività” uno stile di vita, accettando una tassa nominale in cambio delle spese di viaggio per andare a incontrare i destinatari di persona.

Sempre secondo quanto riferisce il New York Times, un donatore di sperma 45enne dal nome Nagel ha viaggiato in tutto il mondo, tra cui Israele, Sud-Est asiatico, Ghana e Filippine. Lo stesso ha fatto Meijer, che tra le mete in cui è stato, si registrano Argentina, Cina, Nuova Zelanda e Australia. Entrambi i donatori affermano di essere spinti dal desiderio di aiutare le persone che volevano creare una famiglia.

In alcuni casi, però, la scelta di sottoporsi a così tante donazioni viene letta come una manifestazione narcisistica della personalità, in linea con la terza motivazione riportata dal Donor Sibling Registry.

In ogni caso, qualsiasi sia la ragione, le storie raccontate dai media ci pongono di fronte alla crescente necessità e urgenza che vengano introdotte regolamentazioni a tutela delle cliniche, sia a livello nazionale che internazionale, insieme a un sistema di leggi rigorose che prevedano divieti e limitazioni, e una rete di controlli ben più rigidi.

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