Era il 26 luglio 1953 quando iniziava la rivoluzione cubana, una guerra civile in cui si sono fronteggiati l’esercito dei guerrilleros, i rivoluzionari guidati da Fidel Castro e Ernesto Che Guevara, e l’esercito del governo ufficiale cubano, del dittatore Fulgencio Batista. Castro aveva tentato di rovesciare il potere con una prima rivolta che, pur essendo fallimentare, rappresentò la nascita ufficiale del suo partito rivoluzionario, il Movimento del 26 Luglio, denominato M 26-7

Fidel era intenzionato a riportare la democrazia a Cuba e attuare riforme economiche e civili per eliminare il controllo statunitense sull’economia dell’isola. Imprigionato e poi esiliato, continuò ad organizzarsi per rovesciare la dittatura cubana di Batista e ad aiutarlo fu Celia Sanchez, la donna che dalle campagne di Cuba organizzò la lotta clandestina diventando l’asso nella manica della resistenza .

Celia Sanchez Manduley nacque nel 1920 nella città dello zucchero di Media Luna, nell’est tropicale di Cuba. Suo padre, il dottor Manuel Sanchez Silveira, era un uomo colto e impegnato nel Partito liberale ortodosso Da lui ereditò la passione per la politica e la voglia di abbattere quelle diseguaglianze economiche che vedeva quotidianamente nei pazienti dello stesso padre. Quando Batista prese il potere a Cuba con un colpo di stato nel 1952, Sanchez si convinse che sarebbe stata necessaria la violenza per rovesciare la sua dittatura e iniziò a organizzare la resistenza entrando in contatto con quello che poi sarebbe stato il movimento M26-7.

Nel 1957, nella Cuba ancora di Batista, fu la donna più ricercata del paese. Nei posti chiave dei ribelli aveva la supervisione di cibo, vestiti e armi, insomma di tutto il necessario per sostenere le forze nella guerriglia, e quando fu necessario battersi non si tirò indietro, partecipando anche sul campo da guerra accanto a Castro nella battaglia di Uvero.

Quando Castro salì al potere nel 1959, Celia Sanchez rimase la suo aiutante più preziosa e lavorò al suo fianco fino alla sua morte. Durante la sua permanenza nella Sierra Maestra negli anni della guerra, conservò ogni pezzo di carta, ogni documento che riuscì a salvare, per poi fondare un archivio storico della rivoluzione. È stata insignita del titolo di Segretario della Presidenza del Consiglio dei ministri e ha prestato servizio presso il Dipartimento dei servizi del Consiglio di Stato fino alla sua morte per cancro ai polmoni nel 1980. Da quando è morta è diventata un’icona a Cuba e la popolazione la ricorda come una donna rivoluzionaria, come “il fiore più autoctono della Rivoluzione”, così la chiamano ancora.

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