Sappiamo che la scure censoria di Instagram agisce spesso e volentieri, cancellando post che lasciano intravedere nudità, capezzoli o qualsiasi altra parte anatomica che sia giudicata “sconveniente” dagli admin della community, ma la riflessione a cui ci spingiamo oggi arriva dall’eliminazione di una foto in particolare.

Vi proponiamo qui sotto il post “incriminato”: da una parte c’è l'”angelo” di Victoria’s Secret Candice Swanepoel, dall’altro Celeste Barber, comica australiana diventata virale per le sue #CelesteChallengeAccepted, in cui imita le foto famose delle celebrity, mostrando la sua perfetta normalità da donna comune.

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When you finally sit down and your kid asks for a drink. #celestechallengeaccepted #celestebarber #funny

Un post condiviso da Celeste Barber (@celestebarber) in data:

Posa identica, centimetri di pelle nuda mostrati uguali, anzi: Celeste ha addirittura indossato uno slip color carne. Ebbene, indovinate quale delle due foto Instagram ha rimosso per violazione delle “linee guida della community su nudità o attività sessuale “? Ovviamente, quello della Barber, che successivamente, condividendo lo screenshot di un fan che mostrava come il social si fosse rifiutato di ripubblicare la foto, ha scritto

Ehi Instagram, risolvi i tuoi standard di vergogna rispetto al corpo. È il 2020. Recupera il ritardo.

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Qualcuno, dalla stanza dei bottoni del social, deve aver ascoltato le proteste pacifiche di Celeste, così la foto è tornata al suo posto; la comica australiana, però, ha voluto ironicamente “sfidare” ancora la censura di Instagram, con un altro post, dichiaratamente provocatorio.

Oh, sto solo controllando i vostri doppi standard.

Recita la caption che accompagna un’immagine, se possibile, ancora più “audace”. Già, Celeste parla di doppi standard, perché in effetti sembra che ci troviamo proprio di fronte a questo: l’algoritmo di Instagram è piuttosto complicato, e sappiamo che le immagini che violano le linee guida sono segnalate da un mix di reportistica manuale e intelligenza artificiale, e che il social si avvale anche di più di 15 mila dipendenti che, in tutto il mondo, si occupano proprio di revisionare i post cercando i materiali “vietati”.

Messa così, sembrerebbe quindi esserci anche l’ingerenza umana nella scelta di ciò che finisce sotto censura, ma a prescindere se il pregiudizio sia tecnologico o umano, quello di Celeste non è il solo “incidente” a far pensare che, su Instagram, ci sia spazio solo per corpi bianchi, normodotati, possibilmente magri.

Andando poco indietro nel tempo, al giugno del 2020, la modella plus-size Nyome Nicholas-Williams si è vista rimuovere una foto in topless, in cui aveva i seni coperti dalle braccia, questa.

I followers di Nyome non hanno ovviamente apprezzato la censura, vivendola anche come una sorta di affronto nell’ambito, molto delicato, del Black Lives Matter, e hanno iniziato a usare l’hashtag #IWantToSeeNyome, con tanto di petizione su Change.org che ha raggiunto circa le 200 mila firme, per protestare contro quella che è stata definita “la censura del pregiudizio, chiaramente motivata dal razzismo di Instagram” e “mettere in mostra tutte le persone di tutte le taglie ed etnie”.

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Se Nicholas-Williams ha effettivamente parlato di censura che si fa più stringente qualora una persona non rispecchi gli standard giudicati “normali” a livello socioculturale, anche qualcuno, all’interno di Instagram, sembra effettivamente aver preso coscienza del problema, tanto che il CEO, Adam Mosseri, ha riconosciuto pubblicamente la necessità per il suo social di valutare il “bias algoritmico”: “Il nostro obiettivo inizierà con la comunità nera, ma vedremo anche come potremo servire al meglio gli altri gruppi sottorappresentati”, ha detto.

Belle parole, che al momento però sembrano rimaste tali, se la blogger e influencer plus size Kayla Logan, a ottobre, ha deciso di dare vita all’hashtag #DontDeleteMyBody, allo scopo di dimostrare quanto l’algoritmo di Instagram sia ancora impregnato di grassofobia e da altri tipi di discriminazione. In una enorme dimostrazione collettiva, il 1° ottobre, alle 18:00, 50 influencer plus size da tutto il mondo hanno pubblicato un’immagine sui propri profili, accompagnata dalla caption “Perché IG è sensibile [sic] al mio corpo, ma non ai corpi magri?”

Una bella domanda provocatoria, che ha ottenuto l’effetto di vedere molte delle immagini rimosse per “violazione delle linee guida”; la punizione più assurda l’ha vissuta l’influencer Kalae Nouveau, che si è vista temporaneamente disabilitare l’account. Salvo poi tempestiva retromarcia di Instagram, che ha restituito profilo e foto.

Peccato che, in tutti i casi, da Celeste fino a Kalae, questo passo indietro di Instagram, con la restituzione delle foto “incriminate”, assomigli in realtà più a un frettoloso tentativo di passare un colpo di spugna e far dimenticare un atteggiamento discutibile e difficilmente spiegabile. Il tutto a seguito di proteste di numerosi follower, il che fa intuire che probabilmente la lamentela di una singola utente a cui viene rimossa ingiustamente una foto, forse non troverebbe lo stesso tipo di ascolto.

Instagram è pieno zeppo di influencer e modelle che pubblicano foto simili a quelle di Nayome o Kayla, eppure non incontrano la stessa diffidenza del social, è quindi più che lecito chiedersi il perché. E si spera che una risposta venga data presto, altrimenti l’unica spiegazione possibile che ci rimane al momento è quella che essere nere o grasse non sia conforme alle “linee guida”.

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