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Perché nessuno ha difeso Deborah, costretta a uccidere suo padre?

Deborah ha ucciso il padre violento per disperazione. Ma non spettava a lei porre fine a una vicenda che le lascerà solo sensi di colpa. Eppure, nessuno ha fatto niente per evitare questa tragedia.

Deborah è libera.

La procura di Tivoli ha ritenuto di non dare alla diciannovenne alcuna misura cautelare in carcere, e nella mattinata di martedì 21 maggio è stato emesso il decreto di liberazione.

Per lei si configura quindi il reato di eccesso colposo di legittima difesa, anche se secondo alcune fonti non si esclude che saranno valutati elementi per prendere in esame l’ipotesi della legittima difesa “pura”.

Cosa sia passato nella sua testa è qualcosa di imperscrutabile, che solo lei potrebbe, se volesse, spiegare, forse nemmeno riuscendo a trasmettere appieno tutta la disperazione, la rabbia, che sono alla base del gesto che ha compiuto.

Lei, 19 anni appena, nella mattinata del 19 maggio, di fronte, sembrerebbe, all’avvicinarsi inesorabile di un destino che aveva già vissuto abbastanza, ha ucciso suo padre.

C’è un intero paese, Monterotondo, sconvolto, che non si capacita della tragedia e che, come spesso accade, commenta a posteriori tra i bar e dentro le botteghe. Ci sono voci che si rincorrono, dettagli che escono allo scoperto tra le strade di una cittadina tranquilla. Ci sono persone che fra una lacrima e un cenno di diniego del capo parlano di una ragazza descritta come “un angelo. Bellissima e bravissima, sempre gentile, disponibile”.

Ma allora, com’è possibile che Deborah Sciacquatori, quasi pronta ad affrontare la maturità al liceo artistico Angelo Frammartino, classe V B,  vincitrice delle selezioni di istituto per le Olimpiadi di Filosofia, che nel tempo libero dava una mano come barista alla bocciofila di via Monte Pollino, nel quartiere popolare del paese, e alla cooperativa Folias, abbia deciso di porre fine alla vita di suo padre Lorenzo? Cosa ha armato il braccio di una ragazza poco più che adolescente, innamorata del suo Matteo, dello studio, amabile, gentile, volenterosa?

La disperazione. Perché quel padre che in lei ha trovato la morte si era negli anni trasformato in un orco, dicono in paese, in un uomo violento che non aveva pietà per la moglie, forse nemmeno per lei.

Il padre era un tipaccio, ma con lei mica se la prendeva – dice qualcuno a RepubblicaNon l’aveva mai toccata, per quel che ne sappiamo. Era sua madre che le prendeva. Una donna mingherlina...”.

Da ragazzo aveva iniziato a bere, poi la droga – aggiungono altri – Quando è morto il padre gli è partita del tutto la testa. Spacciava, faceva risse, era sempre ubriaco e si è gonfiato come un pallone“.

Al coro di voci che, quasi a protezione di Deborah, descrivono l’indole violenta di Lorenzo fa eco quella del vicesindaco di Monterotondo, Antonino Lupi, che al Corriere ha dichiarato:

Abbiamo cercato di aiutarlo, abbiamo provato a dargli un’altra possibilità, anche con un lavoro socialmente utile. È sempre stato seguito dai servizi sociali del Comune. Ormai però Lorenzo era andato un po’ fuori di testa“.

Lupi ha aggiunto che Sciacquatori “era una persona violenta, soprattutto quando era sotto effetto di stupefacenti. Era anche in cura al Sert cittadino” e, infine, ha rivolto un pensiero proprio a lei, a Deborah:

[…] è una ragazza in gamba, che cercava di contrastare per quanto possibile la difficile situazione familiare.

Probabilmente atterrita all’idea di dover assistere all’ennesima guerriglia domestica, con la madre e la nonna – appena tornata dall’ospedale – scappate in strada per sfuggire a quell’uomo che, stando a ricostruzioni e testimonianze, ubriaco aveva fatto letteralmente irruzione con la forza in casa, Deborah ha colpito. Con un coltello, alla testa, dice una prima versione, con un pugno che ha causato a Lorenzo un’emorragia cerebrale interna, sembrerebbe essere invece la verità.

Perché Deborah dal padre, ex pugile professionista, aveva imparato a boxare, anche discretamente bene. Appare quasi certo che Deborah non volesse causare la morte del genitore, ma solo fermarlo, dato che assieme alla madre gli ha prestato i primi soccorsi, chiamando un’ambulanza.

Papà, papà. Perdonami, papà, non volevo. Non mi lasciare, papà, io ti voglio bene.

Sarebbero state le ultime parole pronunciate dalla ragazza verso Lorenzo Sciacquatori. Il verbale reso da lei agli inquirenti delinea un quadro che sembra non lasciare dubbi sulla dinamica dei fatti, e che ha contribuito a formulare la decisione presa. Non ha mai tentato di scagionarsi, Deborah, di addossare la colpa a qualcun altro, ma è apparsa una ragazza incapace di darsi pace per quanto successo.

Quando papà tornava a casa ubriaco, mi preoccupavo soprattutto per nonna, a maggior ragione da quando era stata operata, un mese fa – ha raccontato – Tra di noi è la più fragile, ci vede male, non volevo che lui le facesse del male.

Sembra sia andata così anche quella domenica mattina, quando Lorenzo è tornato a casa, ubriaco, alle 5.

Se l’è presa con mamma. Urlava come un pazzo, ci insultava. Io ho preso nonna e ci siamo chiuse in una stanza per un po’, aspettando che si calmasse. A un certo punto, abbiamo deciso di andarcene. Io ero terrorizzata. Prima di uscire, per difendere mamma e nonna, ho afferrato un coltello dalla cucina. Non volevo ucciderlo, non volevo fargli del male. L’ho preso per difesa: volevo solo che ci facesse andare via e che si calmasse […] Non volevo facesse male a nonna, avevo paura che l’avrebbe ammazzata.

C’è una colluttazione, Deborah fatica a ricostruire quei momenti, parla del papà accasciato a terra, dei soccorsi che ha provato a prestargli.

Gli ho detto che gli volevo bene, che non volevo morisse. Che avevo bisogno di lui perché nonostante tutto lo amavo. Era imperfetto, ma era pur sempre mio padre.

Se queste parole colpiscono come un pugno nello stomaco, indipendentemente dagli aspetti giuridico-legali, della vicenda colpisce soprattutto un aspetto; perché in paese tutti, almeno così pare ascoltando voci e commenti, sapevano che lo Sciacquatori fosse un violento. Era un segreto di Pulcinella di cui, anche se Deborah non parlava apertamente, tutti erano a conoscenza.

Eppure, nessuno ne ha mai fatto parola, se non proprio con le forze dell’ordine – anche se in casi di maltrattamento è possibile denunciare per altre persone – almeno con gli assistenti sociali; con chi sarebbe potuto intervenire per provare a porre un rimedio, ad allontanare Lorenzo o almeno Deborah, insomma a evitare che questa tragedia della disperazione si consumasse.

Per questo ci troviamo d’accordo con il post della scrittrice Lorella Zanardo che, sulla pagina Facebook del suo blog Il corpo delle donne, scrive:

Se è vero ciò che appare, se cioè la ragazza 19enne ha ucciso il padre per difendere la mamma dall’ennesima violenza, abbiamo spezzato l’ennesima giovane vita. […] Lasciata sola ad affrontare un uomo problematico e violento già con diversi tso.
Ora, anche se il giudice ne riconoscerà le attenuanti, la sua vita è spezzata: come si convive col ricordo dell’omicidio del proprio padre?

Perché la verità è questa: Deborah avrà forse liberato sua madre – e se stessa – dalle angherie di un uomo violento, ma non doveva essere compito suo. Lei dovrà convivere con il fardello delle proprie azioni, quello che si porta inevitabilmente nei casi in cui la “giustizia fai-da-te” si sostituisce a quella legittima. Quel che è certo, e che sgomenta ogni qual volta vengono a galla terribili storie come questa, è come sia possibile che nessuno avesse capito quanto fosse grave la situazione di questa famiglia. Quanto questa ragazza “bellissima e bravissima, sempre gentile, disponibile” avesse un disperato bisogno di aiuto.

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