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Il doloroso addio di Susanna Tamaro per la sua cagnolina avvelenata

Settimane trascorse a conquistare la sua fiducia, infine l'arrivo a casa e i giorni passati assieme: Susanna Tamaro ricorda con amarezza i momenti condivisi con la sua Pimpi, la cagnolina che le è stata avvelenata.

Il vecchio adagio che recita “il cane è il miglior amico dell’uomo” porta con sé una verità indiscutibile. Trascorrere la propria vita con un amico a quattro zampe, fedele nella buona e nella cattiva sorte, è un’esperienza che dona un carico di emozioni indescrivibili. Chiunque abbia un cane conosce benissimo la sensazione di incondizionata fiducia che egli ripone nel proprio umano, e come questa, ancora troppo spesso, venga inesorabilmente tradita. Susanna Tamaro, in poche frasi concise, è riuscita a trasmetterci l’infinità di sentimenti che negli ultimi mesi ha potuto vivere, grazie alla sua cagnolina Pimpi.

La scrittrice, che oggi ha 61 anni, aveva deciso di adottare un compagno di vita pensando di affrontare assieme la loro vecchiaia. E così ha iniziato la sua ricerca, fin quando ha trovato Pimpi. La cagnolina era chiusa in un canile e, inizialmente, si era mostrata diffidente nei confronti della Tamaro. Ma lei, lungi dal volersi arrendere, ha fatto di tutto per conquistarsi la sua fiducia. La loro storia è dolcissima, così come immaginare la piccola Pimpi sciogliersi pian piano nell’amore della sua nuova padrona, dopo aver vissuto le sofferenze del canile.

Susanna Tamaro ha raccontato i loro primi – e unici – mesi insieme. Unici, perché purtroppo qualcuno ha avvelenato la sua Pimpi. Qualche giorno fa, la cagnolina si è spenta al fianco della sua padrona, dalla quale aveva finalmente trovato l’amore che cercava. Le parole della scrittrice, che si è sfogata su Facebook, racchiudono tutto il dolore e la straziante consapevolezza di aver perso una vera amica.

“Ti ho cercata a lungo e, alla fine, ti ho trovata dietro le sbarre di un canile. Per un mese, come la Volpe con il Piccolo Principe, sono venuta a trovarti con regolarità perché volevo essere certa che la gioia che provavo io nel vederti la provassi anche tu. E alla fine, quando ti ho portato a casa, è stato subito un grandissimo amore. Eri intrepida, ma mai fanatica, allegra e ubbidiente, amavi i cani, i gatti, i bambini. Amavi il mondo intero e i tuoi occhi osservavano il mondo con inesausta curiosità. Avresti dovuto essere il cane della mia vecchiaia, piano piano, con gli anni, avremmo rallentato il passo insieme e poi, un giorno ci saremmo seduti sulla panca davanti casa e avremmo visto il sole tramontare, consapevoli che, oltre il tramonto del giorno, quello sarebbe stato anche il tramonto della nostra vita. Nei lunghi anni di compagnia, con la tua gioiosa felicità saresti stata l’antidoto naturale all’inevitabile malinconia del passare degli anni. Ma purtroppo non è stato così. Pimpi è morta ieri, uccisa da un boccone avvelenato. Era con me da appena sei mesi. Addio, piccolo raggio di luce, meraviglioso arcobaleno che hai allietato un tempo purtroppo così breve”.

Susanna ha conosciuto l’amore della sua Pimpi, ma le è stata sottratta troppo presto. Qualcuno, che per un folle e criminale concetto di divertimento ha disseminato bocconi avvelenati per le strade, gliel’ha portata via. È questa una piaga che, ancora oggi, uccide migliaia di animali all’anno, soprattutto al sud, dove il randagismo è un fenomeno purtroppo molto comune.

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