Si è discusso molto spesso sulle possibili ripercussioni negative che i social possono avere sul pubblico, soprattutto quello più giovane, per una serie di motivi e di rischi diversi, connessi anche alla fascia d’età di cui si parla: si passa infatti dal pericolo di finire nelle reti pedopornografiche, per i più piccoli, fino alla possibilità di soffrire di disturbi e patologie vere e proprie, legate al continuo confronto tra la propria immagine corporea e quelle (stereotipate e spesso irreali) che vengono offerte sulle varie piattaforme.

Proprio su questo aspetto si è focalizzato recentemente un articolo del Wall Street Journal, che in sostanza ha accusato Facebook di essere responsabile dell’impatto negativo che Instagram – di proprietà del medesimo gruppo – può avere sulle adolescenti, basandosi su quella che, a tutti gli effetti, è stata una fuga di notizie (che ha preso il nome di Facebook files), ovvero su una ricerca, condotta dallo stesso Facebook, che avrebbe rilevato esattamente questo, la nocività delle interazioni con la piattaforma per un numero altissimo di giovanissime.

Le accuse del giornale sono estremamente gravi, perché, in sostanza, si dice che Facebook  al corrente degli effetti negativi evidenziati dalla ricerca, non solo non li avrebbe arginati, addirittura avrebbe cercato di minimizzarli o nasconderli.

Nella ricerca si parla soprattutto di danni rispetto all’immagine corporea, con un’adolescente su tre con precedenti problemi di questo tipo che ha affermato come l’uso di Instagram l’abbia fatta sentire peggio. E questo è un dato inappellabile, da parte di Facebook, perché sono le sue stesse slide a dimostrarlo e a sottolinearlo.

Fonte: about.fb.com

La risposta del social, comunque, non si è fatta attendere: nella giornata di giovedì 30 settembre il Capo della Sicurezza Globale di Facebook, Antigone Davis, è comparsa davanti alla sottocommissione del commercio del Senato USA proprio per spiegare i punti della ricerca, riportati dal WSJ, che hanno suscitato maggiori polemiche.

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Conduciamo questa ricerca, per migliorare la nostra piattaforma, per ridurre al minimo il male e massimizzare il bene e per identificare in modo proattivo dove possiamo migliorare – ha affermato – Vogliamo che le nostre piattaforme siano un luogo per interazioni significative con amici e familiari e non possiamo raggiungere questo obiettivo se le persone non si sentono al sicuro.

Ma un ulteriore approfondimento sulla vicenda è arrivato da un blog di Facebook, about.fb.com, in cui si è cercato anche di contestualizzare la slide di cui sopra, relativa ai disturbi alimentari verosimilmente causati dall’esposizione al social.

La diapositiva in questione, che il Wall Street Journal non ha pubblicato come parte del loro rapporto e che pubblichiamo di seguito, mostra che Instagram aiuta molti adolescenti che stanno lottando con alcuni problemi. Su 11 dei 12 problemi nella diapositiva a cui fa riferimento il Journal, come problemi alimentari, solitudine, ansia e tristezza, c’erano più probabilità che le ragazze adolescenti che hanno affermato di aver sperimentato queste sfide dicessero che Instagram ha migliorato o peggiorato questi problemi. L’unica eccezione era l’immagine corporea. Sebbene il titolo nella diapositiva interna non lo affermi esplicitamente, la ricerca mostra che una su tre di quelle ragazze adolescenti che ci hanno detto di avere problemi di immagine corporea ha riferito che l’uso di Instagram le ha fatte sentire peggio, non una su tre di tutte le ragazze adolescenti. Questa è una differenza importante che non è esplicita nel resoconto del Journal. E, tra quelle stesse ragazze che hanno affermato di essere alle prese con problemi di immagine corporea, il 22% ha affermato che l’uso di Instagram le ha fatte sentire meglio riguardo ai propri problemi di immagine corporea e il 45,5% ha affermato che Instagram non ha migliorato o peggiorato le cose (nessun impatto).

Diverse anche le due versioni fornite dal Journal e dal blog rispetto alla questione della salute mentale: se per il quotidiano infatti il 14% dei ragazzi negli Stati Uniti ha affermato che Instagram li ha fatti sentire peggio con se stessi, e il 40% dei ragazzi adolescenti sperimenterebbe un confronto sociale negativo, la versione completa dello studio aggiunge che il 50% degli adolescenti statunitensi e il 36% del Regno Unito (che usano Instagram e hanno compilato un sondaggio) affermano di sentirsi meglio con se stessi dopo l’uso di Instagram.

Punto estremamente importante anche quello che riguarda i pensieri suicidi:

Tra gli adolescenti che hanno segnalato pensieri suicidi, il 13% degli utenti britannici e il 6% degli utenti americani hanno evidenziato il desiderio di uccidersi su Instagram.

Scrive il Journal, ma il blog replica:

Cosa mostrano i dati: quando facciamo un passo indietro e osserviamo l’intero set di dati, circa l’ 1% dell’intero gruppo di adolescenti che ha partecipato al sondaggio ha affermato di avere pensieri suicidi iniziati su Instagram. Naturalmente, anche una persona che pensa a una cosa del genere per via di Instagram è una di troppo. Ecco perché abbiamo investito così tanto in supporto, risorse e interventi per le persone che utilizzano i nostri servizi. Inoltre, alcune delle stesse ricerche citate dal Journal nella diapositiva sopra mostrano che il 38% delle ragazze adolescenti che hanno affermato di aver lottato con pensieri suicidi e autolesionismo ha affermato che Instagram ha reso questi problemi migliori per loro e il 49% ha affermato che non ha alcun impatto.

Insomma Facebook non ci sta, e ribatte punto per punto alle affermazioni del Journal, offrendo una panoramica più dettagliata di tutti i dati riportati nella ricerca. Al di là della diatriba, stiamo chiaramente parlando di aspetti importantissimi che coinvolgono la salute degli utenti più giovani, ed è banale, ma comunque fondamentale, sottolineare quanto sia cruciale il ruolo dei genitori nell’educare i figli e le figlie a usare con coscienza questi strumenti, che possono davvero trasformarsi in qualcosa di deleterio se interpretati nella maniera sbagliata, senza lasciarsi influenzare.

I social network sono e devono rimanere un luogo di aggregazione e di spensieratezza, e sarebbe bene educate i più giovani a usarli solo in questo senso, senza permettere loro di diventare il metro con cui misurare le proprie vite.

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