Scuole chiuse e liceali fermati: cosa sta succedendo in Francia e perché gli studenti protestano

Liceali in piazza già dal 21 settembre, sostenuti dai cittadini, mentre il governo deve approvare il bilancio 2027.

Le notizie che arrivano dalla Francia parlano di una situazione al limite del film apocalittico, con 400 scuole occupate e oltre 2000 fermi; in prima linea, nelle proteste cominciate lo scorso 21 settembre, i liceali transalpini, che si sono fatti portavoce di un crescente malcontento popolare esploso già nelle settimane passate in virtù di tagli e rimpasti nella manovra finanziaria del governo.

Cerchiamo di fare ordine.

La Francia è alle prese con una crescente mobilitazione studentesca che, partita dalle scuole superiori della regione parigina per denunciare la carenza di insegnanti e le condizioni degli istituti, si è rapidamente estesa a tutto il Paese. Nelle ultime ore alcune manifestazioni sono sfociate in episodi di violenza, incendi e scontri con la polizia, trasformando una protesta inizialmente legata alla scuola in una più ampia q

Le prime mobilitazioni, come accennato,sono cominciate il 21 settembre, in un liceo di Créteil, nella regione dell’Île-de-France. Al centro della protesta c’erano soprattutto i problemi del sistema scolastico: posti di insegnante non coperti, classi numerose, edifici considerati degradati, carenza di personale e condizioni di studio giudicate inadeguate dagli studenti.

Nei giorni successivi i blocchi si sono moltiplicati. La protesta ha raggiunto centinaia di licei in diverse regioni francesi, con manifestazioni anche davanti alle università.

Gli studenti chiedono in particolare l’assunzione di più insegnanti, maggiori risorse per le scuole e un piano urgente per gli edifici scolastici. Tra le contestazioni ci sono anche l’eccessivo carico scolastico e la pressione legata al percorso di studi e all’accesso all’università.

Tuttavia, come detto quella degli studenti rappresenta solo la punta dell’iceberg di una situazione di disagio generale, da parte della popolazione francese, nato in un contesto in cui il governo deve approvare il bilancio dello Stato per il 2027, in un quadro di deficit elevato e di forte pressione sulla spesa pubblica.

La maggioranza guidata dal primo ministro Sébastien Lecornu ha presentato un piano di risanamento da circa 54 miliardi di euro, attraverso una combinazione di risparmi e nuove entrate. Tra le misure contestate ci sono il contenimento della spesa pubblica, il congelamento del punto d’indice degli impiegati statali e interventi su pensioni, sanità e alcune agevolazioni fiscali.

Il bilancio ha quindi contribuito ad alimentare il malcontento anche al di fuori delle scuole. Il 29 settembre alla protesta degli studenti si è affiancato uno sciopero del settore pubblico, con lavoratori che hanno contestato in particolare il congelamento degli stipendi e le politiche di riduzione della spesa.

La situazione è però cambiata soprattutto tra il 30 settembre e il 1° ottobre.

In diverse città i blocchi degli ingressi delle scuole sono stati accompagnati da incendi, lancio di oggetti e scontri con le forze dell’ordine. A Marsiglia il preside del liceo Victor Hugo è stato aggredito e alcuni insegnanti sono stati colpiti accidentalmente dalla benzina durante un tentativo di appiccare un incendio. Un’autopompa dei vigili del fuoco è stata attaccata e incendiata. Altri roghi sono stati registrati davanti a istituti di Nantes, mentre a Strasburgo sono stati incendiati ostacoli sui binari dei tram e a Tolosa si sono verificati scontri con la polizia.

Le autorità distinguono però tra la mobilitazione studentesca nel suo complesso e la componente violenta. Anche i rappresentanti degli studenti hanno condannato gli attacchi contro il personale scolastico, pur sostenendo che le rivendicazioni iniziali siano ancora al centro della protesta.

L’escalation ha inevitabilmente portato a una massiccia risposta delle forze dell’ordine; secondo il ministro della Giustizia Gérald Darmanin, dall’inizio della mobilitazione sono state fermate circa 2.000 persone, il 90% delle quali minorenni. Il ministero dell’Interno ha inoltre comunicato 1.949 arresti nella sola giornata del 1° ottobre, mentre dal lunedì precedente erano state disposte 1.793 misure di fermo giudiziario.

Sono stati registrati feriti sia tra i manifestanti sia tra le forze dell’ordine e il personale scolastico. Il ministro dell’Istruzione Édouard Geffray ha riferito che 65 dipendenti dell’istruzione pubblica sono rimasti feriti, tra cui 40 dirigenti scolastici. Oltre cento scuole avrebbero inoltre subito gravi danneggiamenti dall’inizio della settimana.

Oltre 400 scuole chiuse oggi

La situazione continua a essere critica; nella mattinata del 2 ottobre il governo ha annunciato la chiusura di poco più di 400 scuole e altri istituti scolastici in Francia. In molti casi le lezioni saranno svolte a distanza. La decisione è stata presa per ragioni di sicurezza, dopo gli incendi e gli attacchi registrati in diversi istituti.

Anche questa mattina sono proseguiti i blocchi: a Parigi, per esempio, un centinaio di persone si è radunato davanti al liceo Montaigne. Le autorità hanno inoltre vietato manifestazioni nelle vicinanze di diversi istituti considerati a rischio.

Il governo apre al dialogo

Parallelamente alla stretta sulla sicurezza, l’esecutivo cerca di riaprire il dialogo con gli studenti.

Il ministro dell’Istruzione Édouard Geffray incontrerà oggi le associazioni studentesche e quelle dei genitori per discutere le richieste della mobilitazione. Tra le priorità indicate dai rappresentanti degli studenti ci sono un reclutamento massiccio di insegnanti e un piano d’emergenza per gli edifici scolastici.

Il governo ha inoltre già fatto un passo indietro su una delle misure contenute nel progetto di bilancio: è stata ritirata la proposta che prevedeva, per gli studenti non borsisti, un contributo di 178 euro per l’iscrizione ai BTS e di 270 euro per le classi preparatorie alle grandes écoles.

La mobilitazione è tuttavia da inserirsi in un già citato quadro politico estremamente delicato, con il governo Lecornu che deve affrontare un Parlamento diviso e una complessa discussione sul bilancio 2027, mentre la Francia si avvicina alle elezioni presidenziali del 2027. Le proteste, inevitabilmente, sono accompagnate da accuse reciproche e recriminazioni: il governo, ad esempio, ha accusato esponenti della sinistra radicale, in particolare La France Insoumise (LFI), di aver contribuito a organizzare o alimentare la mobilitazione, accuse naturalmente respinte con forza.

Fra le poche certezze, al momento, c’è quella di una cessazione delle proteste che appare ancora lontana; le organizzazioni studentesche hanno annunciato nuove mobilitazioni e il governo dovrà contemporaneamente gestire l’emergenza nelle scuole e l’iter del bilancio 2027.

Il punto centrale resta quindi duplice: da una parte le richieste degli studenti su insegnanti, strutture e condizioni di studio, dall’altra una protesta che in alcune città è degenerata in episodi di violenza e che le autorità stanno ora trattando anche come un problema di ordine pubblico.

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