10 spot inclusivi che stanno cambiando le cose (alla faccia delle polemiche)

10 spot inclusivi che stanno cambiando le cose (alla faccia delle polemiche)
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Oggi sono molte le voci che si levano a favore dell’inclusione e le diversità. Gli ultimi anni sono stati decisivi in questo senso e, complici anche movimenti dal respiro internazionale di equità e giustizia, hanno consentito una più profonda sensibilità culturale nei confronti delle minoranze e delle categorie sottorappresentate.

Ma non sono solo movimenti dal basso o iniziative singole: stiamo assistendo sempre più a una generale presa di coscienza e a un desiderio di cambiamento culturale che investe anche colossi e aziende dal forte potere comunicativo, in grado di influire con piccoli gesti sull’opinione pubblica e scardinare pregiudizi e cliché purtroppo spesso duri a morire.

Ha cominciato ad accorgersi di questo il cinema, la televisione, il mondo della comunicazione e anche quello delle pubblicità. Sono tante le aziende e i marchi celebri che hanno scelto di sposare un linguaggio inclusivo nel raccontare il proprio brand, che hanno modificato o aggiustato la propria identità in nome di quella diversità che la realtà registra e il mondo del marketing dovrebbe essere pronto a ricreare, per darne una fedele interpretazione, anche se all’interno di un sistema omologato e di codici linguistici ormai rodati e consumati, dove potrebbe risultare controproducente.

Ma anche all’interno di questo sistema che sembra avere barriere e logiche ben definite, sono stati in molti ad adottare modalità di comunicazione e messaggi dirompenti e di rottura per contribuire a gettare il seme di quella rivoluzione culturale di cui si avverte da tempo l’eco. E lo hanno fatto anche di fronte a ritrosie di un pubblico non sempre pronto ad accogliere la novità e riconoscere il cambiamento, spesso più pronto a guardarsi indietro che a volgere lo sguardo al futuro o alla semplice realtà là fuori.

Dalla disabilità alle tematiche LGBTQ – voci finora praticamente inesistenti nel mondo del marketing e della pubblicità – dalla rappresentazione di nuovi tipi di famiglia alle minoranze etniche e religiose, fino alla rottura di tabù e al ribaltamento di cliché che per troppo tempo sono stati la norma in una società patriarcale e maschilista che ancora oggi vede troppo spesso un racconto parziale e viziato della realtà che viviamo.

Ed ecco che allora ci è stato possibile vedere situazioni che fino a poco tempo fa sarebbero state pressoché impossibili o del tutto impensabili. Tra queste non si può non annoverare ad esempio la rottura ad opera di Nuvenia di un tabù secolare come quello delle mestruazioni, o meglio, del sangue femminile, sempre nascosto, mai nominato e addirittura trasformato in liquidi di differenti colorazioni, considerate più decorose e accettabili rispetto al troppo esplicito colore naturale, lo “spaventoso” rosso.

Sebbene in Italia la strada sia senza dubbio più complessa e intricata in questo senso, anche i dati confermano che messaggi più inclusivi alla lunga possono influenzare l’opinione pubblica ed essere maggiormente apprezzati dal pubblico, con un effetto positivo sulla reputazione dei brand che si fanno portavoce di questa diversità. Secondo un recente sondaggio della Global Survey Women & Diversity di Nielsen, nel nostro Paese sono il 38% gli Italiani che ritengono importante che il linguaggio pubblicitario sia più inclusivo, ma sono soprattutto i teenager della cosiddetta Generazione Z – nati cioè dalla fine degli anni ‘90 – a mostrare un apprezzamento in tal senso, raggiungendo una percentuale molto alta, pari al 43%. Insomma, la direzione è chiara.

In particolare, negli ultimi anni ci si sta muovendo sempre di più verso la rappresentazione di una pluralità di voci che si faccia interprete del mondo LGBT+ e delle sue tante anime. Spot, serie TV e produzioni cinematografiche sempre più frequentemente hanno dimostrato una più attenta sensibilità al tema e hanno scelto di realizzare prodotti che rappresentassero figure e categorie che ancora non avevano una voce.

A questo proposito, si è espresso positivamente il presidente di PrideAM, Mark Runacus, secondo il quale una cultura della pubblicità più aperta e inclusiva è in grado di contribuire a realizzare un più efficace e repentino cambiamento della sensibilità culturale e dell’opinione pubblica:

Non neghiamo che la creazione di pubblicità a tema LGBTQ possa rappresentare un campo minato, soprattutto se le persone dietro al lavoro realizzato sono etero, ma il fatto che le persone LGBTQ+ siano più visibili nei media è un passo fondamentale per favorire per la progressione del movimento dei diritti queer.

Sfogliate la gallery per vedere alcune delle più emozionanti pubblicità inclusive che rappresentano un inno al mondo delle diversità, qualsiasi esse siano.