Cercasi bambole da curare: l’iniziativa “Adotta una bambola” che dà loro nuova vita

“Quasi tutti si emozionano quando vedono le bambole”. Parte da questa osservazione la talentuosa Rebecca Di Biagio. Ideatrice del progetto “Adotta una bambola” che ha un duplice valore: dare una seconda vita alla bambola dismessa e regalarne una a chi ne ha bisogno.

 “Quasi tutti si emozionano quando vedono le bambole”. Parte da questa osservazione la talentuosa Rebecca Di Biagio. Ideatrice del progetto “Adotta una bambola” che ha un duplice valore: dare una seconda vita alla bambola dismessa e regalarne una a chi ne ha bisogno.

Inoltre, l’idea ha un’identità davvero molto ampia e singolare, estremamente importante soprattutto da un punto di vista educativo. Perché – soprattutto oggi come oggi – allontanarci un attimo da quella che è la tendenza di concepire un mondo “usa e getta”, o meglio estremamente materialista, è fondamentale per rafforzare tutto ciò che in apparenza sembra non avere più alcun valore. L’artista crede fortemente nella bellezza, come metafora ultima di ambientalismo, artigianato, restauro e creatività.

Scopriamo insieme e nel dettaglio – insieme a Rebecca di Biagio – qual è il senso più profondo del suo progetto.

Quando, perché e in che cosa consiste “Adotta una bambola”?

Ho sempre nutrito una grande passione per le bambole, pur non essendone una collezionista. In età adulta, poi, mi sono riavvicinata a questo mondo, perché mi sono appassionata ad alcune bambole giapponesi, che si chiamano “Ball Jointed Doll”. Il mio intento iniziale era quello di imparare a crearle, anche se sono molto complesse da realizzare. Per questo ho pensato che sarebbe stato bello pensare a un progetto che parlasse della resilienza femminile. Partendo da quest’osservazione mi è venuto in mente che avrei potuto concepire una raccolta di tutte quelle storie femminili, ma attraverso delle bambole.

Quando si è un artigiano, però, si devono guardare le cose sia con il cuore ma anche con l’obiettività. Per cui mi sono detta che dalla ricercatezza tecnica che cercavo, potevo trarne tesoro per migliorare e coltivare la mia passione. In che modo però? Attraverso la personalizzazione delle bambole, al fine di poter entrare in un mondo creativo ma da un’altra porta.

Comparare delle bambole nuove per poi modificarle non mi sembrava una cosa assolutamente intelligente, in quanto è uno spreco di materiale e di denaro. Per questo ho pensato di poter chiedere delle donazioni. Attenzione, io non voglio tenere tante bambole, perché mi piace fare le cose per poi regalarle. Se me le donano, io a mia volta le dono soprattutto ai bambini che ne hanno bisogno. Perché tutti hanno il diritto di giocare.

La tua idea promuove il riuso e in generale il concetto di “second hand”. Quanto è importante per te coniugare creazione e ecosostenibilità?

“Adotta una bambola” ruota attorno ai principi ecosostenibili, in quanto è necessario riutilizzare quello che già abbiamo. Cerco sempre di salvare il salvabile, come insegna una classica regola del restauro nell’arte. Tutto ciò che si può preservare ed è ancora bello da vedere, cerco di valorizzarlo senza stravolgerlo. Ad esempio, riutilizzo i vestiti lacerati, che non possono essere dati nemmeno in beneficenza, per crearne nuovi per le bambole.

Viviamo in un periodo storico in cui tutti quanti possiamo ottenere una cosa in maniera tempestiva: è una comodità da un lato, ma è anche un grosso svantaggio per la nostra educazione personale. Indirettamente abbiamo accorciato la fascia del desiderio. Una cosa appena viene acquistata – non avendo appunto vissuto la fase del desiderio – viene inconsapevolmente meno apprezzata. Per forza di cose, quindi, la utilizzeremo e durerà anche di meno. È importante essere responsabili nella cura anche di un oggetto. Ci tengo a riportare in auge questo valore in maniera ridimensionata e utile. Perché se questo modello lo applichiamo nei giocattoli quando siamo bambini, lo riporteremo anche nei rapporti umani quando saremo adulti.

Dando il giusto valore a un oggetto, i bambini capiscono che anche il più piccolo impatto ha importanza. Dargli un ruolo di responsabilità – senza angosciarli ovviamente – fa sì che anche loro possano avere un ruolo positivo nel nostro sistema. Questo discorso ambientalista ed educativo si riallaccia – per forza di cose – anche al concetto che ho della creatività.

La mia creatività mi ha permesso di non abbattermi mai anche nei momenti più difficili: quando mi è capitato da adulta di non avere un tavolino, semplicemente lo creavo da zero. Ad oggi ho mantenuto la ricchezza di questo grande insegnamento e soprattutto porto con me sempre l’importanza del dono. In generale bisogna agire in maniera proattiva nei confronti di questa cosa. Perché se ci rassegniamo che il mondo non cambierà, sbagliamo. Ognuno di noi deve fare un piccolo passettino, o almeno dobbiamo provare a farlo.

Regalare sorrisi a grande e piccini. Che cosa significa?

Significa che io non faccio distinzioni. Chiunque può abbracciare l’iniziativa e può adottare le bambole. Perché? Perché i giocattoli sono un diritto di tutti. Se una bambino non ha la possibilità economica per giocare, è ovvio che si debba sopperire a questo disastro regalandogli un giocattolo – e non solo ovviamente. Allo stesso modo anche un adulto che ha bisogno di sentirsi meglio, può emozionarsi vedendo le bambole.

Solo per le bambine o le donne? Assolutamente no! Infatti, le prime testimonial sono state delle Drag Queen che si chiamano “Karma B”. Appena hanno sentito parlare della mia iniziativa si sono entusiasmate tantissimo. Spesso ad alcune di loro è stato negato – durante l’infanzia – di avere delle Barbie. Iniziamo anche a sdoganare il fatto che il carro armato sia per i bambini e le bambole per le bambine. Basta! Non si possono sempre incasellare le persone.

"Lasciamo che i maschi giochino coi passeggini, diventeranno uomini migliori"

Come funzionano le adozioni e le donazioni per  “Adotta una bambola”?

Si può ricevere una sola bambola a testa, attraverso un contratto che sottoscrivo. Come ho detto precedentemente, è tutto assolutamente gratuito. Non chiedo soldi anche se ci sono persone che mi hanno voluto dare delle offerte. Infatti, in generale, ci sono tantissimi modi per contribuire all’iniziativa: donando materiali, bambole o adottandole. Chi in generale vuole dare un’offerta è importante che sappia che ho reindirizzato tutto alla onlus per persone autistiche “Cascina blue all’associazione piemontese Angeli di Ninfa”. Con quest’ultima inizieremo a breve un laboratorio di restauro di bambole con operatori e utenti. Li chiamo utenti e non ragazzi perché sono persone adulte.

Chiunque voglia adottare le bambole, può farlo contattandomi al mio indirizzo email: adottaunabambola@gmail.com o semplicemente contattandomi tramite i miei Social.  Dopo la presentazione accolgo le richieste (chi ha preferenze può suggerirle, ndr) e gli mando la presentazione del progetto in pdf e infine il modulo di adozione. Su questo c’è una piccola sotto intestazione in cui ribadisco che i tempi sono quelli dell’artigianato – e quindi un po’ lunghi: “Ti chiedo un po’ di pazienza. Desiderare la bambola e saperla aspettare fa parte degli obiettivi.” (ndr)

Qual è il tuo sogno?

Un giorno vorrei semplicemente aprire un laboratorio d’artigianato e portare le bambole ai bambini che ne hanno bisogno

Definire artigiana Rebecca Di Biagio è riduttivo, perché “Adotta una bambola” apre infiniti mondi da scoprire. Soprattutto in un momento di trascurata attenzione nei confronti “dell’altro”, ci fa comprendere come ogni piccola azione sia interconnessa tra le persone. Se ci fossero più Rebecca Di Biagio, il mondo andrebbe davvero un po’ meglio.

Sfogliate la gallery per vedere alcune delle bambole di Rebecca

Cercasi bambole da curare: l’iniziativa “Adotta una bambola” che dà loro nuova vita
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