Nei giorni scorsi l’attrice tunisina Aicha Attia ha postato sui social una foto in cui mostrava la pancia, annunciando di essere incinta di un uomo che l’aveva abbandonata. A corredo dell’immagine, l’attrice ha scritto un lungo messaggio, in cui, con parole forti, metteva in luce la difficoltà delle donne che vivono la sua stessa condizione in un Paese musulmano:

Dicono che è questo è figlio dell’haram (il peccato), una parola che non mi piace per nulla. Che colpa ha mia figlia? La chiamerò Maya. (…) Io posso mantenere mia figlia, ma altre ragazze che non sono in grado di farlo, cosa potrebbero fare? Uccidere un innocente? Buttarlo per strada?”.

L’evento ha scatenato molte critiche in un paese come quello tunisino, fortemente conservatore, in cui le ragazze madri vengono ancora criminalizzate per aver partorito un figlio fuori dal matrimonio. Molti hanno visto nell’episodio un tentativo dell’attrice di farsi pubblicità, mentre le frange più conservatrici del Paese l’hanno accusata di incitare le giovani ad avere relazioni sessuali fuori dal matrimonio.

Nei giorni successivi, in una trasmissione televisiva, Aicha ha dichiarato che il suo gesto è stato un tentativo di sensibilizzare l’opinione pubblica sulla delicata questione delle ragazze madri e sulla criminalizzazione che ancora oggi devono subire. Non si ha quindi certezza della veridicità della gravidanza: l’attrice infatti, non ha voluto confermare né smentire la notizia, dichiarando che lo farà in un secondo momento, quando saranno definite alcune questioni private.

Ha però ribadito che si è trattato prima di tutto di un modo per scatenare un dibattito su un problema ancora attuale, come lei stessa dichiara:

Ero intenzionata a sollevare la questione sociale delle ragazze madri che partoriscono fuori dal matrimonio. Sono donne che soffrono due volte: per l’inganno maschile e per l’emarginazione sociale e la criminalizzazione di alcune nazioni del mondo arabo e islamico.

La Tunisia presenta una legislazione tra le più avanzate del mondo arabo riguardo alla parità dei diritti tra uomo e donna; nel 2018 è stata approvata una legge contro la violenza sulle donne, ma nella pratica queste norme vengono spesso ignorate e le donne si ritrovano a vivere in condizioni di sottomissione e inferiorità, che ne violano la dignità oltre che le libertà personali.

Femminismo islamico: perché si può portare il velo senza essere sottomesse

In molti paesi arabi dove si applica la sharia, le ragazze madri vengono accusate di zina e sono punite con la frusta. Spesso, in questi casi, non si arriva neanche ai processi, ma le donne che secondo la legge islamica si sono macchiate del crimine di un rapporto fuori dal matrimonio, si sottopongono a un aborto clandestino con l’aiuto delle madri o delle cosiddette mammane, praticato con metodi rozzi che mettono fortemente a rischio la vita delle donne.

In altri casi, le donne devono subire un crimine ancora peggiore: essere uccise dalla famiglia per salvaguardare l’onore e porre fine al peccato. Il gesto di Aicha è quindi un grido di aiuto e un monito alla civiltà araba perché possa finalmente mettere in atto un cambiamento concreto sui temi della parità dei diritti a tutela e sostegno della vita e della libertà femminile.

"Dicono che questo è figlio del peccato, ma che colpa ha mia figlia?"
https://www.instagram.com/atiaaichaofficial/
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