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Galleria: Libera Carola Rackete, la capitana che ha deciso di giocarsi tutto e sfidare la legge

Libera Carola Rackete, la capitana che ha deciso di giocarsi tutto e sfidare la legge

Carola Rackete è di nuovo libera. Il Gip di Agrigento ne ha disposto la liberazione. La comandante della Sea Watch che ha forzato il blocco navale per portare in salvo 42 migranti non è più agli arresti.

Libera Carola Rackete, la capitana che ha deciso di giocarsi tutto e sfidare la legge

Libera Carola Rackete, la capitana che ha deciso di giocarsi tutto e sfidare la legge
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Carola Rackete è di nuovo una donna libera.

Il Gip di Agrigento, Alessandra Vella, non ha convalidato l’arresto per la comandante della Sea Watch, disponendo nessuna misura cautelare disposta nei suoi confronti, neppure il divieto di dimora richiesto dai pm; il magistrato girgentino ha escluso anche il reato di resistenza a nave da guerra, chiesto in violazione dell’articolo 1100 del Codice di navigazione, perché la motovedetta della GdF non può essere considerata come tale, e quello di resistenza a pubblico ufficiale perché, entrando in porto in piena notte,Carola Rackete ha agito non con l’intenzione di procurare danni alla motovedetta ma solo in adempimento di un dovere.

Infine, secondo il giudice, il Decreto Sicurezza bis non si applica “alle azioni di salvataggio in quanto riferibile solo alle condotte degli scafisti”.

Il procuratore Luigi Patronaggio, commentando in Commissione Antimafia la decisione, ha mostrato il suo disappunto: “[…] si evince quanto sia difficile muoversi in una materia che sconta forti tensioni politiche in cui qualsiasi decisione uno prenda ha sempre paura di sbagliare – ha detto – il nostro punto di vista era diverso. Per noi era necessitata l’azione di salvataggio e non era necessitata invece la forzatura del blocco, che riteniamo un atto un po’ sconsiderato nei confronti della vedetta della Guardia di Finanza. È evidente però che si rispettano le decisioni dei giudici“.

Anche il Ministro dell’Interno Salvini non ha preso bene la notizia della scarcerazione della comandante tedesca, da lui definita “una fiaba pessima, horror, surreale”.

Non ho parole. Cosa bisogna fare per finire in galera in Italia? Mi vergogno di chi permette che in questo paese arriva il primo delinquente dall’estero e disubbidisce alle leggi e mette a rischio la vita dei militari che fanno il loro lavoro. Se stasera una pattuglia intima l’alt su una strada italiana chiunque è tenuto a tirare diritto e speronare un’auto della polizia. Permettetemi lo sfogo, sono arrabbiato e indignato, lo faccio a nome dei militari italiani che ogni giorno rischiano la vita e meritano rispetto, non sentenze vergognose che liberano i delinquenti“.

Nel frattempo, però, è già pronto il provvedimento di allontanamento dall’Italia per la Rackete, già firmato dal Prefetto di Agrigento. La comandante sarà accompagnata alla frontiera dalle forze dell’ordine, ma prima si dovrà attendere la convalida da parte dell’autorità giudiziaria, sicuramente dopo il 9 luglio, quando Carola sarà ascoltata nuovamente dai magistrati in relazione al secondo filone dell’indagine, quello per favoreggiamento di immigrazione clandestina.

In questi giorni molte notizie sono circolate sul conto di Carola Rackete, molte delle quali si sono rivelate bufale: su tutte, la mancanza di una patente nautica – in realtà ha ricevuto d’ufficio la qualifica di ufficiale di picchetto nel 2011, mentre il titolo di comandante viene attribuito sulla base dell’esperienza maturata sul campo – l’impiego del padre nel settore delle armi, altra cosa ampiamente smentita da Bufale.net, ma esiste, soprattutto, un’intervista pubblicata dal Corriere il 30 giugno, sia sulla versione cartacea che online, che Carola, allora agli arresti, chiaramente non avrebbe potuto rilasciare.

Ripercorriamo le tappe della vicenda: Carola Rackete aveva già annunciato diversi giorni prima di forzare effettivamente il blocco navale a Lampedusa le sue intenzioni:

Io sono responsabile delle 42 persone che ho recuperato in mare e che non ce la fanno più-  aveva dichiarato in un’intervista per Rep di Repubblica – Quanti altri soprusi devono sopportare? La loro vita viene prima di qualsiasi gioco politico o incriminazione. Non bisognava arrivare a questo punto […] I migranti sono disperati. Qualcuno minaccia lo sciopero della fame, altri dicono di volersi buttare in mare o tagliarsi la pelle. Non ce la fanno più, si sentono in prigione. L’Italia mi costringe a tenerli ammassati sul ponte, con appena tre metri quadrati di spazio a testa.

Fra loro, aveva raccontato Carola, anche tre ragazzi di 11, 16 e 17 anni. “Non stanno male, ma in Libia hanno subito abusi. Il 14 giugno ho fatto richiesta al Tribunale dei minorenni di Palermo perché prendesse in carico il loro caso. Non mi ha risposto nessuno“.

Che la situazione fosse complessa si era intuito da subito; anche perché, a onor di cronaca non è stata l’Italia a essere il paese “cattivo” che ha rifiutato di far sbarcare i migranti, molti altri stati europei hanno negato il permesso allo sbarco prima del nostro, segno che il problema dell’immigrazione assomiglia sempre più a un’estenuante partita a scacchi che si gioca nelle sedi diplomatiche e ai tavoli di governo; nel frattempo, però, ci si dimentica che su quelle navi ci sono persone, non pedine di Risiko.

Salvini ha proposto di sbarcare in Olanda, paese di appartenenza della Sea Watch.

“È ridicolo – aveva replicato Carola – bisognerebbe circumnavigare l’Europa! Oltretutto anche l’Olanda non collabora. ‘Non è colpa nostra se in Libia c’è la guerra’, ci dicono. ‘Non è colpa nostra se l’Africa è povera. Siamo circondati dall’indifferenza dei governi nazionali“.

Malta ha negato l’autorizzazione, la Tunisia non ha una normativa che tuteli i rifugiati.La nave Maridive 601, che aveva salvato 75 migranti, l’hanno fatta stare 18 giorni al largo di Zarzis senza farla attraccare. Ma di cosa stiamo parlando? Lampedusa è il porto sicuro più vicino. Il Centro di Roma sostiene di non essere responsabile, poi però ha acconsentito a far sbarcare i migranti che stavano male. Ora gli altri rimasti a bordo ci chiedono quanto dolore bisogna provare per poter scendere a terra“.

La decisione naturale, per lei, è stata quindi quella di condurre i migranti verso il porto più sicuro e vicino, Lampedusa appunto. Con le conseguenze che tutti conosciamo.

Ma, visto che, come detto, su di lei sono stati spesi fiumi di inchiostro e parole in questi giorni, chi è davvero Carola, questa ragazza che ha deciso di infrangere le regole per una causa umanitaria? Sfogliate la gallery per sapere qualcosa in più di lei.

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