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Galleria: Quei selfie in posa, sorridenti e svestiti, davanti all’orrore di Chernobyl

Quei selfie in posa, sorridenti e svestiti, davanti all’orrore di Chernobyl

Quei selfie in posa, sorridenti e svestiti, davanti all'orrore di Chernobyl
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Si chiama turismo macabro, o anche turismo dell’orrore, ed è una moda che sta dilagando sempre di più. È insito nella natura umana provare una sorta di attrazione per ciò che indica sofferenza e morte, ma ci sono limiti che è meglio non superare.

Sta di fatto che è sempre più in voga andare a visitare mete in cui si sono svolti disastri che hanno causato molte vittime e che hanno radicalmente cambiato la loro geografia. Ora, ad esempio, una delle località più “in” è Chernobyl, città ucraina divenuta tragicamente famosa nella seconda metà degli anni ’80 per il drammatico incidente nucleare che l’ha coinvolta.

Nella notte del 26 aprile 1986, durante lo svolgimento di alcuni test di sicurezza sull’impianto nucleare sovietico, un’esplosione ha distrutto il reattore n. 4, scoperchiandolo e dando vita a un incendio che ha rilasciato nell’atmosfera un’enorme quantità di isotopi radioattivi. È stato il primo incidente classificato come livello 7 nella scala degli incidenti nucleari, il livello massimo (pari solo a quello che è occorso a Fukushima).

Le conseguenze sono state devastanti: la nube radioattiva ha reso le zone circostanti la centrale completamente inabitabili, costringendo oltre 336mila persone all’evacuazione. Poi, seguendo le correnti atmosferiche, si è spostata dapprima nel nord Europa e in seguito nel sud del continente, contaminando migliaia di km2.

Sul disastro nucleare è stata proprio di recente girata una serie tv targata HBO, in onda in queste settimane su Sky Atlantic. E forse è proprio l’attenzione mediatica che Chernobyl sta vivendo ad aver fatto sì che il turismo, in quelle zone, aumentasse del 40% in queste ultime settimane. Turismo macabro, come dicevamo, che tuttavia fornisce un grosso incentivo all’economia locale.

Da un decina d’anni, Chernobyl e Pripyat, la città fantasma a soli 4 km dalla centrale nucleare, sono mete possibili da visitare senza rischi per la sicurezza dei turisti – con le dovute accortezze: indossare abiti coprenti, non toccare nulla e non mangiare durante la breve visita guidata.

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Mai come nelle ultime settimane, tuttavia, si è verificato un boom tale di influencer e blogger desiderosi di scattarsi un selfie proprio in queste zone ancora pesantemente contaminate (quella che circonda la centrale si chiama zona di alienazione, e per secoli nessuno potrà più abitarvi, vista la quantità di radiazioni ancora presente).

Pose assurde e sorrisi che stonano con la drammaticità del luogo in cui le foto vengono scattate, hanno suscitato l’indignazione del web. Anche Craig Mazin, autore della serie tv Chernobyl, ha lanciato un chiaro messaggio su Twitter a proposito di questa nuova moda:

“È stupendo che Chernobyl abbia ispirato un’ondata di turismo nella zona. Ma ho visto le foto in giro. Se visitate quei luoghi, per favore ricordate che sono stati teatro di una terribile tragedia. Comportatevi con rispetto per tutti coloro che hanno sofferto e si sono sacrificati”.

Su Instagram stanno spopolando le foto che, con l’hashtag #chernobyl, riprendono turisti intenti a immortalare il momento per il loro album dei ricordi. Non è forse meglio visitare in religioso silenzio le rovine di una città completamente distrutta da quello che è considerato il più grave disastro nucleare della storia, che è costato la vita a migliaia di persone?