Strage funivia: freno d'emergenza manomesso per aggirare un’anomalia

Famiglie intere, promessi sposi, giovani partiti da casa per lavoro: sono le 14 vittime della tragedia della funivia Stresa-Mottarone. Intanto, sono scattati i primi fermi per responsabili e dirigenti dell'impianto: avrebbero disattivato i freni di emergenza per non bloccare l'impianto.

*** Aggiornamento del 26 maggio ***

È agghiacciante quanto emerso dalle indagini sul disastro della funivia Stresa-Mottarone, che domenica 23 maggio si è schiantata al suolo uccidendo 13 persone sul colpo (la quattordicesima vittima, Mattia, un bambino, è invece morta poche ore dopo l’arrivo in ospedale).

Fin dal principio ci si era chiesti per quale motivo il freno di emergenza non si fosse attivato, e nella notte è arrivata la sconvolgente verità: c’era un “forchettone”, inserito apposta per aggirare un’anomalia ai freni che durava da un mese e mezzo. Da quando, il 26 aprile, l’impianto è ripartito dopo il blocco dovuto al Covid, i freni di emergenza erano stati disattivati per evitare che l’impianto si bloccasse continuamente, proprio a causa delle anomalie che facevano scattare i sistemi di sicurezza. Una vera e propria roulette russa per tutti i passeggeri che per un mese sono saliti sulla cabina.

La tragedia di domenica mattina, quando la fune di trazione si è spezzata proprio all’arrivo della stazione di monte e la cabina ha percorso a ritroso 300 metri a oltre 100 km orari, sganciandosi dalla fune portante fino a precipitare, poteva quindi essere evitata.

Per questo sono stati posti in stato di fermo Luigi Negrini, titolare della Ferrovia del Mottarone, Gabriele Tadini, direttore del servizio, ed Enrico Perocchio, il capo operativo. La procuratrice Olimpia Bossi e il sostituto procuratore Laura Carrera li hanno accusati di omicidio colposo plurimo, lesioni colpose gravissime nei confronti di un bambino (Eitan, l’unico sopravvissuto) e di rimozione od omissione dolosa di cautele aggravata dal disastro.

I fermati sono stati coinvolti in un fatto concreto che è determinate rispetto all’incidente – ha spiegato Bossi – Abbiamo accertato che il sistema di emergenza dei freni era manomesso, nel senso che era stato apposto un forchettone, un blocco dei freni, un meccanismo che tiene aperte le ganasce che dovrebbero bloccare la cabina sul cavo portante in caso di rottura del cavo trainante.

Era stato applicato per evitare continui disservizi e blocchi della funivia. Il sistema presentava delle anomalie e avrebbe avuto bisogno di un intervento radicale con un blocco anche consistente nel tempo dell’impianto.

I tre hanno ammesso che il freno non è stato attivato volontariamente, ha aggiunto il tenente colonnello Alberto Cicognani. La scelta di non effettuare interventi tecnici risolutivi sull’impianti per evitare una riparazione adeguata del sistema frenante, che probabilmente avrebbe portato a una nuova chiusura, è stata definita “sconcertante”.

Secondo le ipotesi, più fattori avrebbero concorso alla tragedia: non è tuttora chiaro perché la corda d’acciaio si sia spezzata, ma certamente se la cabina non si è fermata subito come avrebbe dovuto è stato proprio a causa del forchettone che ha disabilitato i freni d’emergenza.

Nel frattempo,  Giovanni La Valle, direttore generale della Città della Salute di Torino, ha spiegato che il piccolo Eitan Biran, che nello schianto ha perso i genitori, il fratellino Tom e i bisnonni, sta lentamente iniziando a risvegliarsi; dalle ricostruzioni sembra che il piccolo sia riuscito a salvarsi perché papà Amit gli ha fatto da scudo abbracciandolo, per proteggerlo dall’impatto.

*** Articolo originale del 24 maggio ***

La notizia più brutta arriva nella serata di ieri, domenica 23 maggio. Mattia non ce l’ha fatta. È lui il secondo bambino vittima della tragedia della funivia Stresa-Alpino Mottarone, lui che nel terribile schianto aveva già perso il papà, Vittorio, e la mamma, Elisabetta, e che ha smesso di lottare poche ore dopo il suo arrivo all’ospedale Regina Margherita di Torino.

Con la sua morte salgono così a 14 le vittime della tragedia orribile che si è consumata nella mattina di domenica nel tratto compreso tra la cittadina piemontese, nella provincia di Verbano-Cusio-Ossola, e la cima del Mottarone; dalle prime ricostruzioni sembra che la fune dell’impianto abbia ceduto quando ormai la cabina aveva quasi raggiunto la vetta, a 100 metri prima dell’ultimo pilone, in uno dei punti più alti.

Dopo l’impatto la cabina è rotolata per alcuni metri, sbalzando fuori alcuni corpi, non subito visti dai soccorsi; in tutto, sono state recuperate cinque vittime nella cabina e otto nel bosco. In seguito al drammatico incidente, ovviamente, sono scattate le prime indagini, anche perché la società di gestione assicura che i cavi dell’impianto fossero stati controllati nel novembre del 2020 e che sarebbero dovuti durare 8 anni; nel 2016, invece, sarebbero stati spesi oltre 4 milioni in interventi straordinari, come sottolinea Repubblica. Quando il cavo si è spezzato sull’altro, come avviene in tutti gli impianti di risalita, sarebbe dovuto scattare un sistema di sicurezza a ganasce, ma anche i primi soccorsi arrivati sul posto hanno potuto confermare che il freno di emergenza non si è attivato.

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Quella di Stresa-Mottarone è una delle più gravi tragedie mai accadute nel nostro Paese in un impianto di risalita, ed è incredibile che solo a causa delle restrizioni dovute al Covid il bilancio non sia stato più alto: generalmente, infatti, la funivia può contenere 40 passeggeri, mentre per via delle limitazioni ne poteva portare solo 15. Fra gli altri incidenti ricordiamo quello del 1960, sul Monte Faito, che costò la vita a quattro persone, quello del Monte Bianco del 1961, in cui hanno perso la vita sei occupanti, e le due tragedie del Cermis: lo schianto del 1976 che costò la vita a 42 persone e quello del 1998, seguito da numerose polemiche, quando un pilota di caccia USA che stava girando per divertimento assieme a un collega tranciò di netto i cavi della funivia, provocando lo schianto della cabina e la morte di tutti e venti gli occupanti. Uno dei due piloti confessò, dopo la tragedia, di aver anche distrutto il video che avrebbe potuto appurare la verità. Scagionati negli Stati Uniti dalle accuse di omicidio, furono però riconosciuti colpevoli di ostruzione alla giustizia e condotta inadatta a un ufficiale.

Come abbiamo detto in apertura di articolo, Mattia è la quattordicesima vittima dello schianto (le altre 13 sono morte sul colpo) e il secondo bambino ad aver perso la vita, assieme a Tom di soli due anni. C’è speranza per l’altro bambino di 5 anni, ancora ricoverato in gravi condizioni, che ha già perso mamma, papà, e fratellino.

Daremo naturalmente conto degli aggiornamenti sulle sue condizioni e sullo stato di avanzamento delle indagini; nel frattempo, in gallery abbiamo voluto omaggiare le vittime raccontando la loro storia.

Strage funivia: freno d'emergenza manomesso per aggirare un’anomalia
Fonte: La Stampa
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Articolo originale pubblicato il 24 Maggio 2021