La MInistra Azzolina e Dagospia, le chiappe non sono una notizia

Le chiappe di una ministra (e di chiunque altro) non sono una notizia

Le chiappe di una ministra (e di chiunque altro) non sono una notizia
Diva e Donna
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L’estate italiana del post-lockdown si è animata con il caso della Ministra Lucia Azzolina, sorpresa in un momento di riposo a Sperlonga da un paparazzo solerte del settimanale Diva e Donna e messa al centro di un articolo sessista di Dagospia.

La domanda che sorge spontanea è “dove sta la notizia?”, perché appunto le foto di una donna (ma anche di un uomo) che va al mare, legge un libro stesa su una sdraio e fa un tuffo nelle acque laziali non hanno nessun senso di esistere come “esclusiva”.

Ma partiamo dal principio: Diva e Donna lancia il servizio sulla vacanza lampo della Ministra Azzolina, il nome a cui tutti si riferiscono per la riforma che dovrà restituire la scuola a milioni di alunni fermi a casa da febbraio 2020 a causa del Covid-19. Lucia Azzolina viene ripresa mentre, da sola – parola chiave da non dimenticare perché fondamentale per la costruzione di questa “non storia” – si gode un tuffo e legge un libro.

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Credits: Diva e Donna

Il servizio di Diva e Donna sulla Azzolina al mare concentra le sue attenzioni su uno scatto della Ministra seduta, la “pancetta” che spunta da seduta e viene notata e commentata, un piatto a base di frutta sul tavolino accanto alla sua sdraio. Segnale che la Ministra però pensa alla sua linea che – sotto testo – non è proprio asciutta. Il servizio presenta gli scatti del paparazzo come un’esclusiva, le “uniche foto di Lucia Azzolina al mare” come se tutti stessero aspettando di vederla nuotare.

Quello che è nato dopo con il rilancio del servizio da parte di Dagospia è una pagina davvero brutta del giornalismo italiano oltre che un concentrato contemporaneo di luoghi comuni abbinabili a una donna. Che sia ministra poco importa. Il riferimento al “chiappone impiegatizio” della Ministra fa infuriare la platea del web, giornalisti, influencer e ovviamente anche la stessa Lucia Azzolina: durante la trasmissione “In onda” ha definito le accuse al suo fisico da parte di Dagospia sessiste e violente, che non hanno nessun contraltare nella narrazione che si fa dei fisici degli uomini.

Guardate queste dieci righe, leggetele bene, perché qui dentro è riassunto tutto il concentrato di violenza verbale a...

Pubblicato da Lorenzo Tosa su Domenica 12 luglio 2020

Ma il sedere di un uomo è mai stato spiattellato sui giornali con lo stesso disprezzo? Avete mai visto un titolo sprezzante sulla pancia di Salvini?

Ce lo chiediamo anche noi. Per rispondere alla Azzolina, Dagospia ha ribattuto che, se le critiche non le piacciono, allora la Ministra deve “seppellirsi nelle pieghe di un burqa come Silvia Romano”, rattoppando un buco nel modo (e con un paragone) che più raffazzonato non di può. E dimenticando che non è stata Lucia Azzolina a chiedere di diventare protagonista di un paginone dedicato al suo bikini e alle sue chiappe.

La colpa di Silvia Aisha Romano

Le chiappe di una donna sbattute in un servizio a tutta pagina su un settimanale non sono una notizia. Tanto più se non sono foto pubblicate con consapevolezza, ad esempio su un profilo social personale. Il rilancio di Dagospia è un attacco politico, ovviamente, così come velatamente sessista è il servizio iniziale di Diva e Donna: il riferimento alla solitudine della donna in spiaggia, lo scatto con focus sull’addome ne fanno un ritratto non richiesto e offensivo.

Quel “corpo delle donne” che Dagospia ha chiamato in causa rispondendo alle polemiche causate dal suo pezzo ha un valore, ma non è una notizia. Non è una notizia perché quando si parla di corpi, sia al maschile che al femminile, si parla di un ovvio, di una normalità che non dovrebbe far partire analisi, provocare dibattiti, scatenare diatribe.

Di più: non è neanche una questione di femminismo ma di buon senso. Di civiltà e di rispetto. Di deontologia giornalistica, se entriamo nel merito. Perché le chiappe delle donne, le pance, i loro seni, i corpi in generale, non sono merce che ci interessa. Siamo noi, siamo tutti, di cosa stiamo parlando se non di questo?

Sfogliate la gallery per saperne di più sulla vicenda.