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Galleria: La storia di Sabica e altre 7 donne del #MosqueMeToo, molestate a La Mecca

La storia di Sabica e altre 7 donne del #MosqueMeToo, molestate a La Mecca

C'è un hashtag, si chiama #MosqueeMeToo. È dedicato alle donne musulmane che hanno subito molestie durante il pellegrinaggio a La Mecca. Come Sabica, che per prima ha avuto il coraggio di denunciare ciò che moltissime donne subiscono ogni anno.

La storia di Sabica e altre 7 donne del #MosqueMeToo, molestate a La Mecca

La storia di Sabica e altre 7 donne del #MosqueMeToo, molestate a La Mecca
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Il Me Too ha portato alla luce uno scandalo sessuale forse senza precedenti, che dagli Stati Uniti, dove è partito dopo le denunce di molestie ai danni di Weinstein, si è diffuso a macchia d’olio in ogni parte del mondo. Grazie al movimento, molte donne hanno trovato il coraggio di portare allo scoperto abusi e molestie subite, spesso nei luoghi più impensati.

Come, ad esempio, durante il pellegrinaggio a La Mecca, la città santa dell’Islam; la giovane pachistana Sabica Khan ha confessato di essere stata vittima di una molestia di stampo sessuale proprio in questa particolare occasione, denunciando l’accaduto con un post su Facebook condiviso nel febbraio 2018.

Ben presto, esattamente come successo negli USA, dopo le accuse di Asia Argento nei confronti dell’ex numero uno della Miramax, il suo post è diventato virale, venendo condiviso da moltissime donne e ricevendo altrettanti commenti da parte di chi, incoraggiata dall’esperienza di Sabica, ha voluto raccontare la propria personale esperienza.

Così, la giornalista egiziana, ma naturalizzata statunitense, Mona Eltahawy, a sua volta vittima di un episodio simile avvenuto nel 1982, ha deciso di lanciare sui social l’hashtag #MosqueeMeToo. Raccogliendo non solo numerose adesioni, ma anche una gran quantità di esperienze e storie diverse, tutte tese a denunciare episodi di molestie capitate durante i momenti sacri di raccoglimento e preghiera della religione musulmana.

È stato incoraggiante vedere altre donne musulmane parlare e dire ‘anche a me’ rispetto a qualcosa che è considerato un tabù – ha scritto Mona in un articolo per Washington Post – Le loro esperienze mi erano tristemente familiari . Nel 1982, quando avevo 15 anni, fui aggredita sessualmente due volte mentre io e la mia famiglia stavamo eseguendo il hajj [che è appunto il pellegrinaggio verso La Mecca, ndr.].

Mona stessa ha raccontato di aver tenuto a lungo per sé quell’episodio, spinta anche dalle parole di altre donne che l’hanno convinta a non parlare per evitare di rovinare la reputazione dell’Islam intero; ma negli anni il suo senso di responsabilità e il suo desiderio di verità sono cresciuti, fino a spingerla a parlare degli abusi subiti anche in un libro, uscito nel 2015 e tradotto anche in italiano con il titolo di Perché ci odiano.

Oggi Mona ha quindi scelto di aiutare le altre donne invitandole a parlare, diversamente da quanto fecero con lei più di trent’anni fa, quando la persuasero al silenzio per “l’onore del popolo musulmano”. Grazie a Sabica, ha capito che le cose sono cambiate, che i social possono essere usati anche per diffondere messaggi importanti e per portare avanti battaglie civili e sociali fondamentali per rompere il muro di silenzio e omertà che ancora copre moltissime nefandezze. In gallery abbiamo raccontato la storia di Sabica, ma anche quelle di molte altre donne che oggi hanno, finalmente, trovato il coraggio di parlare, certe di essere ascoltate e comprese.

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