Per Sarah Hijazi, uccisa dagli orrori della persecuzione - Roba da Donne

Urliamo il nome di Sarah Hijazi, morta suicida a 30 anni (in realtà assassinata)

Urliamo il nome di Sarah Hijazi, morta suicida a 30 anni (in realtà assassinata)
Fonte: Facebook @ Vildan Yildiz-Kraemer
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Andare a un concerto con gli amici. Tirare fuori una bandiera o uno striscione dalla tasca. Sventolarla. Quanti di noi hanno compiuto queste azioni almeno una volta nella vita? Di solito, poi torniamo a casa, nel nostro letto, e di quel momento ci restano le foto, che teniamo per noi o postiamo sui social.

A Sarah Hijazi è andata diversamente, anche se lei ha fatto esattamente tutte queste azioni. Ma le sono costate care, le sono costate la vita.

Sarah Hijazi aveva solo 30 anni ed era apertamente lesbica: si è suicidata in Canada, dove, come riporta il Corriere della Sera, viveva con lo status di rifugiata politica. Si è suicidata, ma in realtà è stata uccisa, uccisa dalla legge filoreligiosa egiziana. Quella stessa legge che l’ha portata in carcere per un anno, tra torture e stupri programmatici. Non ce l’ha fatta Sarah a vivere in un mondo così crudele, su un pianeta in cui esistono ancora nazioni che mettono al bando le persone come lei, per togliere loro la possibilità di amare.

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Le persone come Sarah, e come Patrick Zaki (detenuto in Egitto per essere un’attivista Lgbt dal 7 febbraio 2020, e per la cui libertà gli attivisti italiani e non solo si stanno battendo ancora oggi a gran voce) sono infatti perseguite in Egitto, la loro terra natale. Dove l’omosessualità non è considerata un orientamento sessuale, ma una «pratica di depravazione». Come se gay e lesbiche scegliessero per dispetto chi amare e non fossero guidate dai sentimenti, proprio come siamo tutti.

Sarah ci guarda ora dalle sue foto social, diffuse ormai praticamente in ogni dove, ed è difficile sostenere il suo sguardo. Sorride Sarah, nascondendo dietro al suo volto gli orrori subiti, quegli orrori che l’hanno uccisa lentamente anche ora che era lontana dal pericolo, lontana dall’omofobia.

Sfogliamo insieme la gallery per scoprire la storia di Sarah Hijazi e quella fine che a nessuno dovrebbe essere mai riservata.