'Stupro tua sorella' e i canali Telegram che incitano al femminicidio e alla pedofilia - Roba da Donne

"Stupro tua sorella" e i canali Telegram che incitano al femminicidio e alla pedofilia

Stupri, revenge porn, immagini pedopornografiche: è l'incubo che si nasconde dietro i gruppi segreti di Telegram, dove il sesso è usato come affermazione di potere e le vittime si ritrovano inconsapevoli protagoniste di scambi e "tributi".

Come ogni altra cosa, i social network hanno potenzialità ottime ma anche rischi davvero terribili, di cui siamo purtroppo ben consapevoli: l’opportunità dell’anonimato fornita dal mondo virtuale, infatti, non consente solo ad hater e cyber bulli di agire indisturbati, offendendo e umiliando in Rete le vittime del loro odio, ma offre un terreno fertile anche per i pedofili e, soprattutto, per il revenge porn.

Poco importa che l’invio e la diffusione di video e foto a sfondo sessuale di ex partner sia di recente diventato – giustamente – un reato, per chi vuole vendicarsi di un/a ex fidanzato/a sembra sia sufficiente creare un profilo fake, con immagine fittizia e nome inventato, e iscriversi a uno dei gruppi segreti o alle chat che possono essere create sull’app di messaggistica istantanea Telegram, diventata suo malgrado il “covo” perfetto per uomini (i maggiori iscritti a questi gruppi) dediti a condivisioni e commenti aberranti.

Nell’app, il canale di revenge porn, individuato grazie alla segnalazione di una ragazza che ha ritrovato per caso alcune sue foto sul gruppo, conta qualcosa come più di 50 mila iscritti e 21 altri canali telematici collegati, con un volume di conversazioni che supera abbondantemente le 30 mila al giorno.

Com’è stato possibile, per gli utenti di questa app, agire nella massima libertà senza che nessuno si accorgesse di loro, e perché improvvisamente il caso dei gruppi segreti di Telegram è salito alla ribalta?

Per mesi gruppi di questo genere sono nati e sono stati alimentati su Telegram, pronti a ricrearsi, con altro nome, ogni volta che il ban – previsto dal regolamento – è intervenuto per cancellarli. È, insomma, una prassi piuttosto collaudata per gli utenti di questo network, che, dopo l’eliminazione per “diffusione di contenuti pornografici” ripopolano il “gruppo di riserva” a cui si arriva grazie al messaggio fissato nella parte superiore della chat.

Questi contenuti lasciano davvero senza parole; al di là della condivisione di foto e video di atti erotici e sessuali senza la consapevolezza della vittima, usati per compiere il cosiddetto “rito” dello stupro virtuale di gruppo, queste chat danno spazio anche alla peggiore delle perversioni, quella degli atti pedofili nei confronti dei figli.

Alcuni dei post più agghiaccianti recitano:

Come faccio a stuprare mia figlia senza farla piangere?

Oppure

Se costringo i miei figli a scop***e lo devo fare un video?

A questo si aggiungono foto e video di minori, spesso davvero piccoli, pubblicati nonostante il regolamento del social lo vieti in maniera esplicita. C’è persino chi chiede un “tributo” alle foto dei figli condivise col gruppo, il che significa dimostrare di essersi masturbati su quella foto, al computer o al telefono.

Uno dei canali si chiama Stupro tua sorella, e contiene affermazioni come

Posso dire di essere pro femminicidio?

E

Un po’ di pedofilia non guasta

Wired ha raccolto le testimonianze di alcune ragazze che si sono scoperte, loro malgrado, protagoniste delle chat segrete di queso genere di canali presenti su Telegram; c’è ad esempio la ventunenne Serena, che ha raccontato:

Mi hanno scritto in privato su Instagram. All’inizio era solo una persona, poi sono diventate tre. Nel giro di un fine settimana avevo dieci richieste di messaggi e ho capito che forse qualcosa non andava. Qualcuno ha preso delle foto dal mio profilo Instagram e le ha pubblicate sul gruppo. Non mi vergogno di quelle immagini, è tutta roba pubblica, ma è stato un po’ come gettare un pezzo di carne in un gabbia di cani affamati.

Nella “logica” piramidale della mercificazione del corpo femminile ci sono soprattutto tre “oggetti di culto”: le foto delle ex, i video amatoriali e la cosiddetta “Bibbia 5.0”, ovvero un file che contiene gli scatti di migliaia di vittime di revenge porn, catalogate per provenienza (ovvero gruppi Facebook segreti, Instagram e così via) e, soprattutto, esibite con nome, cognome e volto ben visibile.

A valere è il metodo del baratto, ovvero lo scambio tra foto che acquisiscono valore più sono ritenute vere e intime. Per fare un esempio, le foto scaricate da Instagram hanno poco valore, mentre un’immagine o, ancora meglio, un video after sex è apprezzato tantissimo.

Ovviamente, per quanto il gruppo sia frequentato per lo più da giovani, talvolta giovanissimi (che sono anche i più attenti a tutelare la propria identità dietro nomi fittizi), gli adolescenti non sono i soli iscritti a Telegram; una delle vittime del branco, infatti, una professionista bresciana quarantenne, si è vista licenziare perché sul posto di lavoro continuavano ad arrivare telefonate oscene di uomini che avevano visto alcuni suoi video finiti su Telegram. Video che, al momento, si trovano ancora lì. 

Per guadagnare prestigio sul social e fare scambi vantaggiosi si arriva persino a modificare le foto di ignare vittime, come raccontato dall’influencer Valeria Angione, ad esempio, in un post:

Qualcuno ha preso delle sue foto, pubblicate su Instagram, in costume e le ha photoshoppate, fino a far sembrare che fosse nuda, condividendole poi sul network incriminato.

Sembra davvero tutto troppo brutto per essere reale; è a dir poco scioccante anche solo immaginare padri di famiglia che conducono vite regolari e poi, come una sorta di Mr Hyde, tramutarsi in mostri una volta entrati in questi gruppi. Lo è altrettanto pensare che ci siano giovanissimi incapaci di comprendere il male che fanno alle ragazze che “vendono” sul social solo per un pugno di like, o per avere una buona merce di scambio.

Di questi fatti gravissimi si è molto parlato su Internet e proprio su quei social; abbiamo raccolto alcuni dei post più significativi in gallery.

"Stupro tua sorella" e i canali Telegram che incitano al femminicidio e alla pedofilia

Fonte: Wired

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