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Woody Allen, sposò la figlia adottiva della moglie, ma è davvero un mostro?

Ha sposato la figlia adottiva della moglie, poco più che ventenne, ed è accusato dalla figlia di abusi. Ma Woody Allen è davvero un mostro oppure la gogna social ha già decretato a priori il suo colpevole, senza nessuna certezza?

AGGIORNAMENTO DEL 24/05/2018

Moses Farrow, il figlio adottato da Mia, oggi quarantenne, è tornato a parlare, attraverso un lungo post pubblicato sul proprio blog e intitolato A son speaks out, e lo ha fatto per difendere nuovamente Woody Allen, quello che lui considera a tutti gli effetti suo padre, dalle accuse della sorella Dylan, che ha dichiarato più volte nel corso degli anni di essere stata vittima di violenza sessuale da parte del regista newyorchese.

Come detto non è la prima volta che Moses difende Allen, dato che l’uomo, di origine coreana, ha più volte sostenuto che la madre, Mia Farrow, tentasse di manipolare i figli cercando di istigarli contro Woody.

Sono una persona molto riservata e per niente interessata all’attenzione pubblica – si legge nel post pubblicato sul blog da Moses – Ma, visti gli attacchi incredibilmente ingiusti e fuorvianti a mio padre, Woody Allen, non posso più rimanere in silenzio, mentre lui continua a essere condannato per un crimine che non ha commesso.

Moses ha quindi ricostruito con la memoria quel giorno del 4 agosto 1992, quando lui, appena quattordicenne, era a casa con la sorellina Dylan, che aveva appena compiuto sette anni, il fratellino di quattro, Satchel (che ora si chiama Ronan) e i tre figli dell’amica con cui Mia Farrow era uscita a fare shopping. I bambini, spiega Moses, erano controllati dalla tata, Kristi, dalla bambinaia di Casey, Alison, e dalla tutor francese, Sophie.

Ma in casa c’era anche lui, Woody Allen, che Mia Farrow da sette mesi aveva scoperto avere una relazione con la figlia adottiva Soon-Yi. E Moses dichiara che la donna non perdonò mai a Woody quel tradimento.

Per mesi, ci aveva trapanato la testa con un mantra: Woody era ‘cattivo’, ‘un mostro’, ‘il diavolo’ e Soon-Yi era ‘morta per noi’. Mia madre era la nostra unica fonte di informazioni su Woody, ed era estremamente convincente. In quanto figlio più grande in casa, quel giorno d’estate, ho preso molto sul serio gli avvertimenti di Mia: desideravo disperatamente la sua approvazione, così come tutti i suoi figli. Avevo anche imparato che andare contro i suoi desideri avrebbe portato ripercussioni orribili. Avrei tenuto gli occhi aperti su Woody fino al suo ritorno. Ma segretamente, mi sentivo perplesso.

Moses, a proposito della relazione di Allen con Soon-Yi, ha voluto chiarire anche un altro punto estremamente importante:

Lei non è la figlia di Woody, e l’affermazione secondo cui abbiano iniziato a frequentarsi mentre era minorenne è totalmente falsa. In realtà, Woody e Soon-Yi si videro raramente durante la sua infanzia. Fu mia madre che, quando Soon-Yi aveva 20 anni, suggerì a Woody di trascorrere del tempo con lei. Ecco come è iniziata la loro storia d’amore. Sì, non era ortodossa, è stata distruttiva per la nostra famiglia e ha fatto terribilmente male a mia madre. Ma la relazione in sé non è stata così devastante per la nostra famiglia quanto l’insistenza di mia madre a rendere questo tradimento il centro di tutte le nostre vite da quel momento in poi.

Moses descrive una madre capace di percuotere e picchiare ripetutamente i figli, di infliggere loro punizioni corporali violente e spiega che, fra tutti, proprio Soon-Yi fosse la vittima preferita delle sue angherie. Poi torna a parlare della giornata incriminata in cui si sarebbe consumata la violenza ai danni di Dylan.

Ricordo che Woody era seduto nella sala TV, come Dylan e Satchel. Ricordo che Woody lasciava la stanza qualche volta, ma mai con Dylan. Andava in un’altra stanza per fare una telefonata, leggere il giornale, andare in bagno, prendere un po’ d’aria. Insieme ai cinque bambini, c’erano tre adulti in casa, a tutti erano stati informati per mesi del ‘mostro’ che era Woody. Nessuno di noi avrebbe permesso a Dylan di uscire con lui, anche se avesse voluto.

Infine, c’è il rimpianto dell’uomo per la lettera in cui condannava Woody Allen, dicendo che aveva fatto qualcosa di orribile e imperdonabile, infrangendo i suoi sogni.

Sapendo che così facendo avrei guadagnato l’approvazione di mia madre. Quella denuncia pubblica di mio padre rimane il più grande rimpianto della mia vita.

ARTICOLO ORIGINALE DELL’ 8/02/2018

Mostro o innocente vittima della macchina del fango?

Certamente, dopo che il caso Weinstein ha scoperchiato il pentolone sul “lato oscuro” di Hollywood e dintorni, l’opinioni pubblica si è equamente divisa, rispetto al personaggio di turno invischiato nella sordida vicenda di molestie e avances a sfondo sessuale, tra innocentisti e colpevolisti. Tra chi ha condannato con sdegno l’atteggiamento riprovevole, immorale, e chi ha scelto, invece, di concedere il beneficio del dubbio.

Una cosa, nel marasma generale di voci, scoop, indiscrezioni più o meno fondate, pareri e giudizi sembra essere sicura: da un po’ di tempo a questa parte, il Web è diventato il luogo più usato (e talvolta abusato) per fare processi. Spesso basati appena su un dubbio.

Fra i tanti, il caso di Woody Allen è senz’altro uno dei più eclatanti: anche il nome del regista, infatti, è finito nel calderone mediatico, dopo le accuse rivolte in diretta televisiva da Dylan, figlia adottata prima da Mia Farrow e in seguito anche da Allen, nei suoi confronti. Accuse che sono oltre ogni dubbio aberranti e scioccanti, perché raccontano di abusi che sarebbero stati perpetrati sulla figlia di appena sette anni, il 4 agosto del 1992.

Ma, per una volta, non è questo il punto.

Il matrimonio con Soon Yi e le prime accuse di Dylan

Il fatto è che, dopo la pubblica accusa di Dylan Farrow, i detrattori del regista non solo lo hanno dipinto come l’orco della situazione, ma hanno anche portato avanti la tesi del “Beh, in fondo è recidivo”; riferendosi, ovviamente, alle sue nozze con Soon Yi, figlia anch’essa adottata da Mia Farrow, con cui Allen iniziò una relazione nel 1992, con lei appena ventenne, culminata con le nozze, cinque anni più tardi.

Naturalmente, all’epoca, la loro storia scandalizzò e fece scalpore, ma esaminiamo bene i fatti, da un punto di vista oggettivo e con criteri che, per una volta, vadano al di là del mero giudizio morale: Woody Allen fece davvero qualcosa di socialmente, eticamente inaccettabile e riprovevole? Soon Yi era molto giovane quando il regista di Match Point se ne innamorò, e certamente può essere considerato “irrispettoso” che lui tradì la moglie dell’epoca con lei; ma la ragazza era stata adottata solo dalla Farrow e dall’allora marito, André Previn, nel 1978, non da Allen. Non si sarebbe mai potuto parlare, quindi, di un incesto. Inoltre, la differenza d’età (24 anni) per quanto ampia, non può essere certo “scandalosa” rispetto a quella di tante coppie solide, fuori e dentro lo star system. Soon Yi era più che maggiorenne e, anche se non è rilevante per la discussione riguardante la “legalità” di quanto accadde, i due stanno ancora insieme. Insomma: la storia d’amore con Soon Yi ha davvero poco a che fare con le accuse della figlia Dylan.

E proprio riguardo a quest’ultime, esistono versioni discordanti che hanno fatto sorgere non poche perplessità: dopo la separazione, proprio a causa della relazione di Allen con Soon Yi, Mia Farrow e il regista iniziarono una vera e propria battaglia legale per la custodia dei figli, tra cui Moses, anch’egli adottato, e Ronan, unico figlio naturale della coppia (peraltro, uno degli autori dell’inchiesta sul caso Weinstein dell’Hollywood Reporter). Proprio durante l’aspra contesa, vennero fuori, per la prima volta, le accuse di Dylan, che all’epoca aveva sette anni. Il giudice incaricato di decidere dell’affidamento della bambina, Elliot Wilk, scrisse nella sentenza, come riporta Wikipedia: “Probabilmente non sapremo mai cos’è successo il 4 agosto 1992. Le dichiarazioni credibili di Ms Farrow […] e Mr Allen provano comunque che l’atteggiamento di Mr Allen verso Dylan è stato scandalosamente inappropriato e che misure devono essere prese per proteggerla“.

Eppure, nella stessa sentenza, la psicologa Susan Coates, interpellata nell’autunno 1990, aveva affermato che l’atteggiamento di Allen verso Dylan non poteva essere definito di tipo “sessuale”, ma al massimo “inappropriato” per le attenzioni troppo intense ed esclusive. A ogni modo, la custodia dei figli venne affidata in via esclusiva a Mia Farrow, mentre ad Allen venne negato il permesso di visitare Dylan. Ma, a distanza di anni, non sono pochi a essere convinti dell’innocenza di Woody: non solo la moglie Soon Yi e i parenti, ma anche il figlio Moses, che ha sempre difeso il padre. Il ragazzo, nel libro Woody Allen dall’inizio alla fine, scritto da Eric Lax, ha infatti ripercorso i momenti della battaglia per l’affidamento dei genitori, parlando dell’atteggiamento della Farrow che sembrava voler “istigare” i figli a schierarsi contro il padre adottivo. Quando Dylan, anni dopo, nel 2014, ha parlato di nuovo della vicenda al New York Times, Moses ha rilasciato una dichiarazione a People, riportata anche da Repubblica: “È ovvio che Woody non ha molestato mia sorella. Lei gli voleva bene ed era sempre felice di vederlo quando lui veniva a trovarla. Non si è mai nascosta da lui finché nostra madre non è riuscita a creargli attorno un’atmosfera di paura e odio”. E ha anche aggiunto:

Oggi io non vivo più con la paura che Mia mi rifiuti, sono libero di raccontare che sono stato plagiato e manipolato, proprio come è successo a Ronan e Dylan.

Le accuse, pesanti, di Moses alla madre la dipingerebbero come un’accentratrice in grado di manipolare e fomentare l’odio dei figli contro Woody Allen. Del resto, la stessa Soon Yi, in un’altra occasione, aveva accusato Mia Farrow di averla malmenata e picchiata, e di averle inflitto abusi morali e fisici.

Hollywood si divide: chi sta con lui e chi lo ha abbandonato

Ovviamente questa testimonianza apre la strada ad altri mille scenari, di una faccenda estremamente complessa, del tutto in controtendenza rispetto a quanto emerso dai racconti di Farrow e della figlia; creando così un’enorme perplessità in cui il mondo di Hollywood vive da anni e che recentemente si è diviso tra chi ancora crede al regista newyorchese e gli ha garantito pubblicamente il proprio appoggio, e chi invece lo ha abbandonato, ritenendo veritiere le accuse a suo carico.

Colin Firth, per esempio, che ha recitato in Moonlight, ha fatto sapere in una nota al Guardian “Non lavorerò più con Woody Allen”; sulla stessa linea le attrici Mira Sorvino, Greta Gerwig e, ultimamente, anche Kate Winslet che, pur non facendo nomi, ha dichiarato di essersi “pentita di aver recitato con alcuni uomini di potere”. Peraltro, la Winslet potrebbe essersi riferita anche a Roman Polanski, anch’egli accusato di stupro e difeso, negli anni ’90, proprio dalla Farrow, elemento che per alcuni ha reso ancor meno solida la posizione di quest’ultima rispetto all’affaire con l’ex marito. Ma sono molti anche i volti noti che invece credono al regista, a cominciare da Diane Keaton, sua ex compagna, che su Twitter ha scritto “È mio amico e continuo a credergli”. Come lei, Alec Baldwin, diretto da Allen in From Rome With Love e Blue Jasmine, ha detto che le accuse al regista sono “ingiuste e tristi”.

In realtà, proprio perché ci sono troppi particolari difficili da decifrare, troppe sfumature e ancora troppe versioni, nessuno può capire quale sia davvero la verità. Non si tratta di “schierarsi” da una parte o dall’altra, non si tratta neppure di difendere a spada tratta Woody Allen. Ma, certo, la gogna social che si aziona così velocemente non può e non deve essere assolutamente un luogo per mettere in piedi processi e relative condanne, soprattuto in quei casi in cui nelle vere aule di tribunale nessuno si è ancora espresso. Fermo restando il sacrosanto diritto all’opinione personale, non si può pensare di sostituire quella, che spesso può nascere anche da un banale presupposto di simpatia/antipatia, con una sentenza vera e propria. Perciò l’unica cosa saggia, in questi casi, è aspettare almeno che venga fatta chiarezza. Solo questo.

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