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Gaza, il bagno tra le macerie. Una foto per restare umani

In un paese completamente devastato da anni di guerre, l'immagine ritratta dall'obbiettivo di un giovane fotografo mette in luce il coraggio del popolo palestinese che, malgrado tutto, trova sempre la forza per andare avanti e sperare in un futuro migliore per i propri figli.
Una foto per restare umani
Fonte: www.instagram.com/emadsnassar/

È passato molto tempo da quando, Emad Nassar – fotografo palestinese di 22 anni – ha vinto il premio Sharjah indetto dal piccolo emirato arabo con il patrocinio dell’Unesco. È passato molto tempo dall’attimo di questo scatto e, con esso, altro ancora ne è passato da quando questo papà ha cercato un sorriso nella disperazione per regalare un pezzo di infanzia alle sue bambine, in un mondo andato in frantumi. È passato molto tempo e viene da chiedersi dove siano questo papà e queste bambine. Come stiano. Se siano ancora vivi. È passato molto tempo da questo scatto, è vero… ma questa potrebbe essere senza dubbio una foto di oggi. Una di quelle belle. A dirci che la speranza è ancora possibile, nonostante tutto. A ricordarci di restare umani. Nonostante l’orrore. Nonostante l’uomo, a volte, non lo sia.

Un padre “sorridente”, Salem Saoody, intento a fare il bagnetto alla figlioletta Lyan e alla nipotina Shaymaa. Apparentemente una tipica scenetta familiare. Ma non ci sono pareti a difenderli, ormai rase al suolo. Solo una vasca da bagno intatta, unica superstite di quella che un tempo era una bellissima casa, accogliente e sicura. Intorno i resti e le rovine di una città piegata dalla guerra. Questa la scena immortalata dall’obbiettivo fotografico di Emad Nassar. L’ora del bagno è una fotografia scattata il 26 giugno 2015 in un quartiere della città di Gaza, Shaja’ia, andato completamente distrutto durante l’ultimo assalto dell’esercito israeliano avvenuto nel 2014.

Il fotografo Nassar, nonostante la sua giovane età, è riuscito a condensare in una sola immagine un turbinio di sensazioni ed emozioni. Orrore. Distruzione. Morte. Paura. Forza. Coraggio. Rinascita. Speranza. Gaza è esattamente tutto questo. Una città perennemente sotto assedio e un popolo (palestinese) che, malgrado la devastazione che lo circonda, malgrado i pregiudizi di chi lo addita come un popolo di terroristi, malgrado il totale disinteresse del mondo intero, malgrado tutto, trova la forza dentro di sé per andare avanti e continuare a vivere.

Ma la foto è davvero autentica?

Una foto per restare umani
Fonte: www.facebook.com/emadsnassar/

Questo è il messaggio principale racchiuso all’interno dello scatto. Un messaggio che Nassar intende veicolare al mondo esterno, ricordando che le principali vittime di questa guerra al massacro sono i bambini costretti a vivere nel terrore, la cui infanzia violata gli impedisce di godere degli stessi diritti dei loro pari nel resto del mondo.

L’immagine particolarmente toccante ha avuto un forte impatto sui social network, riscuotendo molti consensi ma anche pareri contrari, tanto da dividere il web in due fazioni: pro e contro palestinesi. Butac – pagina dedicata alla lotta contro le bufale e la disinformazione – sceglie di non parteggiare per nessuna delle fazioni. Punta però il dito contro gli assurdi commenti circolati in rete da ambe le parti, confermando l’autenticità dello scatto di Emad Nassar e dichiarando:

Che l’immagine sia stata costruita ad arte o meno poco importa, può essere, sia chiaro, ma è così importante? È uno scatto fatto per partecipare ad un concorso, anzi a svariati, quindi ci può stare il suo essere in parte messa in scena, ma non è photoshoppata. Che Gaza abbia subito bombardamenti è un dato di fatto, non mi sembra che nessuno l’abbia mai negato. Al tempo stesso i palestinesi lanciano razzi verso gli israeliani. C’è una guerra”.

Non si tratta di stare o meno dalla parte dei palestinesi. Non è importante sapere chi ha torto e chi ha ragione. In guerra non ci sono vincitori né vinti, solo vittime. Dunque bisogna smettere di dare credito e spazio a chi specula sulla sofferenza di bambini innocenti e civili, loro malgrado al centro di una guerra senza fine.