Le lacrime di Geppi Cucciari per Lucy Salani, donna trans sopravvissuta all'omocausto

Ospite di Che Succ3de, la donna ha raccontato la sua esperienza nel lager di Dachau, come prigioniera colpevole di omosessualità. La furia dei regimi fascista e nazista, infatti, non era rivolta solo alla popolazione ebraica ma anche a gay e lesbiche.

Grande momento di commozione per Geppi Cucciari: durante la conduzione di Che Succ3de nel Giorno della Memoria, il 27 gennaio 2022, non è riuscita a trattenere le lacrime ascoltando la storia di Lucy Salani, donna transessuale di 98 anni che è sopravvissuta ai campi di concentramento.

Ospite della trasmissione, Lucy Salani ha raccontato la sua esperienza nel lager di Dachau, come prigioniera colpevole di diserzione e omosessualità, dove fu liberata all’arrivo degli alleati nel 1945. La furia dei regimi fascista e nazista, infatti, non era rivolta solo alla popolazione ebraica ma anche a tutti coloro che erano considerati diversi, inutili e pericolosi, da quello scellerato progetto politico.

"C'è un soffio di vita soltanto": la resistenza di Lucy Salani, donna trans 96enne

Lo sterminio di gay e lesbiche di quegli anni è stato definito omocausto per analogia linguistica con olocausto, e si calcola che nella Germania nazista furono oltre 15mila i prigionieri omosessuali rinchiusi nei campi di concentramento. Questa persecuzione era disciplinata dal Paragrafo 175 del codice penale tedesco e i prigionieri nei lager erano riconosciuti per mezzo del triangolo rosa.

In questo contesto si inserisce la testimonianza di Lucy Salani, la cui storia è stata anche oggetto di un film documentario C’è un soffio di vita soltanto di Matteo Botrugno e Daniele Coluccini. Nel corso della trasmissione, la 98enne ha raccontato quanto vissuto in quegli anni terribili:

“Prima portavo i cadaveri, poi ho lavorato alla stazione di Monaco dove facevo i binari. Alla fine mi hanno sparato, ma sono sopravvissuta. La mia paura più grande? Di essere viva. Volevamo tutti morire, ma eravamo troppo vivi per poterlo fare perché avevamo paura del dolore, ma avremmo voluto morire tutti. Mi ha aiutato la forza di volontà, la forza del domani, la forza di essere liberata. Quando ero lì ho più volte perso la speranza, dicevo ‘qua ci lascerò il mio cadavere’. Come ho vissuto la transessualità negli anni 30? Purtroppo è stato brutto, qualche volta ho preso qualche ceffone e qualche calcio. Non ho mai cambiato il mio nome, tutt’ora mi chiamo Luciano nei documenti. Questo perché lo considero un nome sacro, me lo hanno dato i miei genitori, non posso cambiarlo”.

Parole che sono arrivate forti e dirette, tanto da commuovere Geppy Cucciari che alla fine del collegamento ha avuto bisogno di qualche minuto per riprendersi. In chiusura Lucy Salani, ha lanciato un messaggio che tutti dovremmo tenere a mente, per non dimenticare il passato e per non sottovalutare il presente:

“Ai giovani di oggi dico di continuare a lottare come ho fatto io, non ci sono i campi di concentramento, ma non devono arrendersi perché devono capire che noi siamo esseri umani”.

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