Abbiamo assistito a un’altra pessima scena al Grande Fratello Vip, dove, la neo concorrente Selvaggia Roma ha pronunciato una frase indegna, esprimendosi in modo irrispettoso nei riguardi delle persone con sindrome di Down. Queste le parole inaccettabili dette dalla donna durante una conversazione con l’amico Pierpaolo Pretelli:

Non voglio passare come mongoloide.

Un comportamento inaccettabile che ha giustamente richiamato la reazione di CoorDown, un’associazione che promuove e tutela i diritti delle persone con sindrome di Down.

Così si è espressa, infatti, la Onlus tramite Twitter, ribandendo la necessità di condannare comportamenti simili per mettere fine una volta per tutte all’utilizzo di un linguaggio discriminatorio e lesivo della dignità.

Al Grande Fratello di nuovo viene usata la parola “mongoloide” con intento spregiativo e offensivo per le persone con sindrome di Down. Chiediamo provvedimento verso la concorrente. Basta insulti e linguaggio discriminatorio.

Non è infatti la prima volta che il programma di Canale 5 si ritrova al centro della cronache per l’utilizzo di frasi discriminatorie e, in generale, per la diffusione di modelli considerati inaccettabili e offensivi. Lo scorso marzo infatti, l’influencer e fashion blogger Asia Valente si era rivolta così al concorrente Sossio Aruta:

Ma sei down?

All’epoca era intervenuta anche l’atleta paralimpica Nicole Orlando, che, dal sul suo profilo Facebook, aveva postato un video, condannando il gesto della concorrente e pretendendone le scuse a nome di tutte le persone con sindrome di Down.

Anche in questo caso poco importa se Selvaggia rimarrà nella casa o meno, molto più delle “punizioni”, infatti, servirebbe che i concorrenti (e la società) capisca come non sia più tollerabile un linguaggio che utilizza caratteristiche fisiche o condizioni genetiche come offese.

Il commento (e le scuse) di Massimo Boldi ci fanno capire che c'è ancora molto da fare

Non si tratta di fare i perbenisti o di indignarsi per tutto, come pensano chi è pronto a lamentarsi affermando che “non si può più dire nulla”. Non si tratta nemmeno di censurare eventuali ironie o satire, si tratta di capire che alla base di alcune espressioni vi è la presunzione di essere dalla parte giusta della storia. Usare parole come “down” o “mongoloide” come sinonimo di “stupido” non rientra nella libertà di espressione, è in realtà la manifestazione di un collegamento mentale sbagliato, che si è potuto radicare nell’opinione collettiva perché (così come avviene con tutte le altre discriminazioni) la minoranza in questione è stata sempre messa ai margini, deumanizzata, ignorata. È tempo che tutto ciò venga fatto finalmente notare.

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