La giornalista Sirena Bergman ha scritto su The Independent come l’uso di uno speculum inventato 150 anni fa sia un enorme problema per le donne che effettuano il pap-test (test per il Papilloma virus, HPV-DNA).

Infatti, per lo screening al collo dell’utero o pap-test, i ginecologi usano ancora lo speculum creato da J. Marion Sims, il medico considerato il “padre della ginecologia moderna”. Tuttavia, la sua storia non è eroica come sembra, come scrive Bergman su The Independent

Nel 2018 la città di New York ha deciso di rimuovere la sua statua a Central Park in seguito a numerose proteste: Sims, infatti, aveva trascorso anni a utilizzare donne nere schiavizzate come cavie per testare le procedure mediche, infliggendo loro un dolore inimmaginabile.

Eppure, il suo speculum è utilizzato ancora oggi, rimasto sostanzialmente invariato da quando Sims lo inventò nel 1840.

La verità sullo speculum: usato come strumento di tortura su donne cavie

Il pap-test è una delle procedure mediche più invasive che esistano: moltissime donne, infatti, riferiscono l’esperienza come dolorosa, umiliante, e che non vale la pena di fare. Le statistiche riportano un continuo calo di donne che si sottopongono al pap-test: come riporta NHS Digital, in Inghilterra, nell’anno 2020-2021, solo il 70,2% delle donne ha fatto lo screening, con un calo del 2% rispetto all’anno precedente.

Per incoraggiare le donne a effettuare lo screening, come riporta Bergman, le campagne utilizzano slogan come “Ti fai la ceretta all’inguine, ma non il pap-test!“, senza considerare che per effettuare il test i medici utilizzano una vera e propria reliquia del XIX secolo creata da un uomo che considerava le donne come oggetti da sistemare, anziché come esseri umani complessi, bisognosi di attenzioni diverse e con anatomie diverse tra loro.

Come riporta Bergman, la professoressa Janice Rymer, vicepresidente per la formazione del Royal College of Obstetricians and Gynaecologists e professoressa di ostetricia al King’s College di Londra, ha dichiarato che i medici dovrebbero offrire l’opzione di permettere alle donne di inserire da sé lo speculum ed esaminarsi da sole.

Gli esami intimi sono spesso difficili per molte donne e la comunicazione è fondamentale per aiutare la paziente a sentirsi più a suo agio“, ha detto Rymer. “Non si vuole traumatizzare una donna. Questo è particolarmente importante durante il primo esame dello screening“.

Per molte donne il dolore causato dallo speculum è dovuto al fatto che hanno l’utero “retroverso” o inclinato, ovvero che punta verso la schiena anziché verso la pancia. “Se non si riesce a vedere la cervice, in quel caso effettuerei un esame manuale per capire meglio il posizionamento della cervice prima di reinserire lo speculum“, ha affermato Rymer.

Tuttavia, riporta Bergman, molte donne riferiscono che i medici non sono disposti a cambiare i loro metodi.

Nel 2005, come riporta The Atlantic, l’azienda FemSuite progettò e brevettò uno speculum gonfiabile fatto di poliuretano: aveva le dimensioni di un assorbente e si espandeva una volta all’interno del corpo. Tuttavia, nonostante l’interesse iniziale, la comunità medica non lo ha adottato.

Nel 2016 uno studente del Pratt Institute ha progettato un prototipo di speculum dalla forma ricurva, per rendere più confortevole l’inserimento, che si apre verticalmente anziché orizzontalmente, ma per ora non ha ricevuto attenzione dalla comunità medica.

É evidente che il problema si debba ricercare nell’ignoranza del dolore delle donne, e nell’atteggiamento nei confronti del fatto che le donne debbano solo “sopportare”.

Nel 2021, NHS England ha annunciato una sperimentazione nel Regno Unito che avrebbe offerto a 31.000 donne dei kit per effettuare il test a casa propria.

Come riferito a Bergman, la professoressa Rymer incoraggia le donne a parlare se trovano la procedura dolorosa, a non esitare a richiedere un operatore di genere diverso, e a chiedere di interromperla in qualsiasi momento.

 

 

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