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La storia di Marica: "Ho rischiato di morire con la bimba in grembo per un batterio"

"In tutto sono state due settimane di ospedale e cinque giorni in terapia intensiva. Non lo auguro a nessuno" ha raccontato Marica.

Si chiama Marica Fabbri, la donna di 34 anni, milanese, che da poco ha messo al mondo la piccola Rebecca, nata il 14 giugno con 3 kg di peso e in perfette condizioni di salute. Al Corriere.it ha raccontato la sua storia, o forse la sua disavventura a causa della sepsi (che ogni anno colpisce 30 milioni di persone e che porta anche alla morte). Con un filo di voce, ha confessato di aver rischiato di morire al punto che sarebbe stata in pericolo persino la bimba che portava in grembo. “Tutto per un batterio” ha tuonato.

Ma di cosa si tratta? A spiegarlo è Marco Venturino, primario del reparto di Terapia intensiva dell’Ieo di Milano:

Un’infezione, causata di solito da batteri, ma anche da virus o funghi, che, per motivi tra i più vari, invade l’organismo e scatena una reazione anomala con produzione di mediatori che vanno a colpire i recettori dei nostri organi. A questo punto si alterano le funzioni di organi vitali, come reni, polmoni e cervello e la lotta contro il tempo è decisiva per evitare il peggio.

Ma a raccontare questa brutta storia è proprio lei, Marica al Corriere.it:

Una mattina di quattro mesi fa mi sono svegliata con un dolore fortissimo alla zona lombare e febbre alta. Dopo due giorni la situazione non migliorava, anzi peggioravo. Sono andata in ospedale. Non l’avrei mai fatto ma ero incinta di otto mesi ed ero preoccupata per la piccola. Da quel momento è iniziata una odissea che mi ha portata in vari reparti fino alla terapia intensiva del mio ospedale, nell’hinterland di Milano.

Marica non riusciva più a parlare né a respirare:

Io non avevo mai avuto nulla… tutto è capitato all’improvviso. E il mio pensiero era rivolto ovviamente alla piccola che avevo in grembo. In tutto sono state due settimane di ospedale e cinque giorni in terapia intensiva. Non lo auguro a nessuno. E ciò che m’interessa ora è dire che può capitare a chiunque e che bisogna fare attenzione ai segnali del proprio corpo.

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