Le importanti voci di Valeria e Revy, le Survivor che hanno criticato Lo Zoo di 105

A seguito di una battuta sullo stupro, avvenuta durante il programma radiofonico Lo Zoo di 105, sono state rivolte minacce alle ragazze che hanno denunciato lo spiacevole fatto.

Lo Zoo di 105, programma radiofonico di Radio 105, non certo nuovo a battute irrispettose e offensive, spesso, ai danni delle donne, e in generale incentrato su un tipo di linguaggio e umorismo, interpretazione esasperata e portata all’eccesso della mentalità maschilista, nei giorni scorsi si è reso protagonista di una spiacevole vicenda.

L’episodio si riferisce nello specifico a una battuta su un uomo che non si accorge di aver stuprato una ragazza, ma che in un secondo momento viene preso dal dubbio, una scenetta di dubbio gusto che in radio viene seguita da fragorose risate da parte di tutti i protagonisti del programma. Quella che è stata fatta si chiama tecnicamente rape joke, e indica quelle battute che hanno per oggetto tematiche inerenti allo stupro.

La vicenda ha spinto alcune Survivor, sopravvissute cioè a una violenza sessuale, a far sentire la propria voce e a esporsi pubblicamente attraverso i social per denunciare il fatto. Sono Valeria Fonte del profilo Instagram @valeriafontepoint e Revy del profilo @lepilloledirevy, due attiviste e Survivor quotidianamente impegnate a sensibilizzare su questi temi, anche attraverso il loro attivismo sui social, a prendendo le distanze dai toni e le modalità adottate durante il programma, ricordando l’importanza di combattere quella cultura dello stupro che purtroppo ancora oggi rappresenta una grave abitudine della nostra società.

Purtroppo le due ragazze sono state oggetto di una campagna di odio social: a loro, infatti, sono stati indirizzati messaggi carichi di violenza e odio, di cui vi riportiamo uno screenshot tratto dal profilo @lepilloledirevy.

Fonte: instagram @lepilloledirevy.

Purtroppo la vicenda non è finita qui. Il profilo di una delle due ragazze, @valeriafontepoint, nelle scorse ore è stato disabilitato per violazione delle linee guida di Instagram, molto probabilmente per via di segnalazioni in massa da parte degli haters della ragazza che ha scelto di esporsi e denunciare.

Questo è quanto scrive Valeria dal nuovo profilo, momentaneamente creato, in attesa che possa essere riabilitato il suo account originario:

Da questa mattina il mio account @valeriafontepoint è stato disabilitato per “Violazione delle condizioni della community” e non riesco a contattare nessun essere umano che lavori per @instagram .
Chi conosce il mio lavoro e mi segue sa che mi occupo di attivismo e divulgazione politica.
Per chi non mi conoscesse ancora: sono una Dottoressa in Lettere, filologa, attivista, sopravvissuta ad uno stupro e al revenge porn, matrice essenziale del mio lavoro.  Ho aperto un canale gratuito legale e psicologico per le persone che subiscono la condivisione di materiale intimo non consensuale. Dalla mia esperienza personale ho scelto di alzarmi in piedi e farmi sentire.
La mia situazione è frustrante a livello emotivo. Nella creazione dei miei contenuti c’è sempre stato tanto amore e tanto studio. Questa cosa è dannosa per anni di studio e lavoro e disabilita la mia immagine e la mia credibilità online, in quanto avevo raggiunto con dedizione i 30MILA followers. Questa repressione della mia espressione personale è dannosa per la libertà di espressione femminile che, ancora una volta, subisce un colpo sordo. Mi trovo così ad essere silenziata, oscurata, censurata senza alcun motivo da un’azienda che si trova dall’altra parte del mondo e a cui del mio lavoro non interessa.
È per tale motivo che l’unico modo per ripristinare il mio vecchio account è andare nella vostra sezione: Impostazioni > Assistenza > Segnala un problema > Il profilo di @valeriafontepoint è stato ingiustamente disabilitato, chiedo venga ripristinato in quanto c’è un accanimento di cyberbullismo ingiusto verso i suoi contenuti. Affinché io possa tornare a fare il mio lavoro potete segnalare anche più di una volta. Questo non è un profilo di backup. Lo utilizzo solo per riappropriarci del mio vecchio profilo e del grande lavoro che si stava facendo insieme.
Chiedo a gran voce la vicinanza delle persone attiviste online che credono in me, in quanto ancora una volta si silenzia la parte discriminata, che nonostante difficoltà incredibili ha sempre provato a rialzarsi.
Grazie a chi mi aiuterà, a chi segnalerà e a chi condividerà questo post. Vi stringo forte.❤️

Al momento sono molte le ragazze che si stanno mobilitando per chiedere di supportare Valeria, e fare in modo di ripristinare il suo account, con cui da tempo aveva avviato un lavoro di attivismo fatto di studio e ricerche per sensibilizzare su questi temi con argomenti fondati e fonti attendibili.

Anche Revy, attraverso il suo account, si sta muovendo a sostegno di Valeria, oltre a esprimere il suo disappunto sulla vicenda attraverso le sue stories:

Qua c’è chi vuole zittire una persona, un’attivista Survivor che ha deciso di mostrare al mondo lo schifo a cui è sottoposta. […] Le hanno tolto pure il diritto di espressione dopo le minacce e le cattiverie.

Revy ha raccontato la sua esperienza personale in un articolo di Cosmopolitan firmato da Camilla Catalano. La giovane nel 2017 è stata infatti vittima di uno stupro, mentre si trovava a casa del carnefice, durante un’ora di ripetizione. Revy aveva già trovato la forza di condividere con i suoi follower la terribile esperienza vissuta, proprio in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, lo scorso 25 novembre. A seguito di quell’occasione – rivela a Catalano – sono state moltissime le donne che si sono aperte con lei, e che le hanno confidato gli episodi di violenza vissuti nel corso delle loro vite, segno che il coraggio di denunciare pubblicamente e far sentire la propria voce può essere un concreto aiuto per chi vive quelle stesse situazioni.

Revy ha anche parlato dello shock subìto durante l’ascolto della trasmissione, che le ha ricordato il terribile momento della violenza vissuta:

Oggi soffro di disturbo post traumatico da stress, nel momento in cui ho sentito lo sketch mi sono sentita profondamente ferita, ho vissuto un attacco d’ansia che mi ha ricordato, attraverso un flashback, la mia violenza.

La vicenda è stata denunciata anche da Jennifer Guerra, giornalista e autrice femminista, che dal suo profilo Facebook ha pubblicato un lungo post a riguardo.

Succede che lo Zoo di 105 fa alcuni rape joke (battute sullo stupro) in diretta. Raccontano la storia di uno che non si...

Pubblicato da Jennifer Guerra su Lunedì 19 aprile 2021

Succede che lo Zoo di 105 fa alcuni rape joke (battute sullo stupro) in diretta. Raccontano la storia di uno che non si accorge di aver stuprato una ragazza ma poi gli viene il dubbio – grasse risate.
Alcune vittime e survivor di stupro, giustamente, fanno call out pubblicamente attraverso alcune storie su Instagram. C’è un tira e molla con la redazione del programma, che prima chiede alle ragazze di togliere le storie, poi le invita in radio e infine fa un’altra puntata in cui rincara la dose descrivendo altri scenari, stavolta con un uomo gay e una donna trans. Alla fine l’invito alle ragazze viene ritirato e la radio si limita a scusarsi dicendo che la trasmissione non farà più battute sullo stupro.
Stanotte una delle ragazze coinvolte si sveglia e si trova dei messaggi su Telegram: minacce di stupro e di morte da parte della R*pewaffen perché “hai osato imporre il tuo credo allo zoo 105”. Non voglio diffondere quello che le è stato scritto, ma è davvero tremendo. Si sono presi la briga di fare un logo e una serie di fotomontaggi.
Questo è quello che succede quando si legittimano, attraverso lo schermo dell’“ironia”, i discorsi d’odio. Vorrei fosse ben chiaro a tante persone: a chi questi programmi li pensa e li conduce, alle emittenti radiofoniche che li ospitano, agli sponsor e ai brand che acquistano i loro spazi pubblicitari, agli editorialisti che lamentano lo sterminio della risata, alle donne che per elevarsi allo sguardo maschile sostengono che siamo diventate una generazione di piagnone, alle sedicenti femministe che si lamentano del vittimismo. Non importa chi siano gli autori di quei messaggi, che età abbiano, che la ragazza coinvolta abbia denunciato o meno (anticipo le risposte alle obiezioni che sono state già poste). Importa che qui la violenza coinvolge tre soggetti: chi l’ha subita, chi l’ha agita e chi la legittima e la sminuisce sui propri canali e la sera dorme tranquillo e sereno senza sentirsi minimamente responsabile di ciò che il proprio potere rende normale. EDIT: Per conoscere la storia, invito a leggere su Instagram @valeriafontepoint e @lepilloledirevy, con cui mi scuso per non avere riportato i nomi, pensando di agire in buona fede e cancellando invece la loro voce

La vicenda presenta delle conseguenze molto gravi che vanno ben oltre il già gravissimo fatto di ascoltare in radio frasi irrispettose e offensive nei confronti delle donne, che avallano e legittimano la cultura dello stupro e la mercificazione del corpo femminile. La vicenda, infatti, mette in luce anche un altro aspetto molto serio: il fatto che vi sia un pubblico che sostiene, appoggia e condivide questi argomenti, al punto da schierarsi a favore dei personaggi del programma e inondare di insulti e minacce donne che hanno vissuto la terribile esperienza dello stupro e che chiedono solo rispetto e decenza.

L’episodio ci ricorda ancora una volta come purtroppo ancora oggi la cultura dello stupro sia per larga parte percepita come la norma e non – come invece sarebbe lecito e logico aspettarsi – espressione di un atteggiamento e una mentalità criminale e pertanto da condannare, non certo tale da diventare oggetto di “esilaranti” battute. E ne è testimonianza il fatto che continuino ad esistere programmi dal largo seguito che hanno fatto di un atteggiamento e un linguaggio maschilista e intriso di becero sessismo e volgarità il loro punto forte e il fulcro del loro successo.

La cultura dello stupro appartiene a ognuno di noi e dobbiamo rendercene conto

La vicenda ci costringe dunque a prendere atto di quali e quanti siano i danni provocati da una certa parte dei media – e i messaggi da questi veicolati – che continuano a promuovere indisturbati linguaggi fondati sul maschilismo e il sessismo, contribuendo a crescere generazioni tutt’altro che sensibili alle tematiche che riguardano l’inclusione e il rispetto delle donne. Una vera e propria piaga culturale, pesante eredità della mentalità patriarcale di derivazione millenaria di cui ancora scontiamo le colpe, che è all’origine di molti fenomeni gravi che limitano, opprimono e violano la libertà e la dignità delle donne.

Articolo originale pubblicato il 19 Aprile 2021

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