Aggiornamento del 17 gennaio 2018

È passato solo un giorno dall’ultimo aggiornamento riguardante il personaggio televisivo Katia Follesa, divenuta celebre grazie alle partecipazioni in programmi comici come Colorado Cafè. In una lunga intervista al Corriere della sera, datata 12 gennaio 2018, la donna aveva parlato della malattia con la quale convive da ormai 10 anni: cardiomiopatia ipertrofica, ereditata dal padre. Parole che – purtroppo –  sono state fin troppo fraintese da diverse altre testate. Proprio a seguito di queste considerazioni errate la comica ha voluto condividere con i propri follower di Instagram il suo pensiero riguardo l’intera questione che l’ha vista protagonista:

Chiarisco una volta per tutte: NON SONO GRAVEMENTE MALATA E NON HO UN SOGNO INFRANTO! In questi giorni ho visto e letto che un articolo scritto sul Corriere della Sera che mi riguarda, scritto da una professionista, Chiara Maffioletti, è stato manomesso e boicottato da sciacalli e poverini che non sanno né leggere né scrivere.

Ha spiegato la donna postando uno screenshot di un articolo che trova base proprio in quello proposto dal Corriere. Ma chi quell’intervista l’ha letta sarà sicuramente che Katia non parla di nessun sogno di maternità infranto, men che meno di una grave malattia; quello che la comica ha voluto condividere attraverso il colloquio scritto è una lunga riflessione su cosa significhi convivere con una patologia del genere e, soprattutto, sensibilizzare le persone riguardo questo argomento ancora poco discusso. La donna parla di fare controlli frequenti (“una visita all’anno, magari due“), sprona i suoi lettori a non sottovalutare nessun sintomo poiché è importante ancor prima prevenire. Ma Katia sta bene, vive benissimo e lo dice. Insomma, se vi siete unicamente fossilizzate su quel “sogno infranto” – neanche mai citato dalla stessa Katia – allora avete probabilmente mancato il senso stesso dell’intervista.

Articolo originale – 16/01/2018

Per molte persone i personaggi pubblici sono figure intoccabili, quasi inavvicinabili: in fondo, sia il mondo del cinema sia quello della televisione sono visti da noi “comuni mortali “come qualcosa di davvero inaccessibile. Se da una parte potrebbe essere vero, dall’altra c’è da puntualizzare come attori, cantanti o personaggi dello spettacolo siano in realtà persone qualunque, proprio come noi, con una vita sociale, intima e, purtroppo, anche malattie comuni.

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A parlare di questo delicato argomento è stata proprio la comica Katia Follesa, celebre per aver partecipato a programmi televisivi quali Colorado Cafè e Zelig.

Quel giorno ero in macchina, stavo guidando, quando improvvisamente mi si è appannata la vista e, non so come dire, non sentivo più il cuore.

Ha cominciato così a spiegare la donna in una lunga intervista al Corriere della sera, un colloquio che ripercorre la sua vita da quel lontano pomeriggio del 2006 fino a oggi, 12 anni più tardi, con una consapevolezza che allora non sapeva: sì, perché più di 10 anni fa l’attrice ha scoperto di essere cardiopatica. Una storia, la sua, che l’ha portata inoltre a diventare testimonial del progetto “Il Cor” realizzato dal gruppo ospedaliero San Donato Foundation – con il quale spera di migliorare la vita dei pazienti affetti da questa patologia e sensibilizzare le persone sempre in merito a questo argomento.

All’inizio mi avevano detto che non avevo niente. Anzi, la cardiologa era quasi un po’ scocciata. Ma ho deciso di approfondire e si è scoperto così che avevo questa patologia, la stessa di mio padre. […] Ho abbracciato questo progetto per trasmettere il messaggio che quando si tratta del cuore è bene non sottovalutare e fare sempre una visita all’anno, magari due.

Ha continuato a spiegare Katia Follesi; oggi la comica ne parla con disinvoltura al fine di educare quante più persone su questo argomento. Perché? Perché l’informazione è importante ed è alla base per la stessa guarigione. A dirlo è stata lei stessa citando il padre – forse, se avesse scoperto prima questa malattia, oggi sarebbe ancora vivo. Proprio per questo motivo la disinformazione è una piaga da eliminare.

Se mio papà si fosse curato a suo tempo, avrebbe potuto convivere benissimo con la malattia. Io faccio una terapia di betabloccanti… Magari tra dieci anni sarà ancora più semplice. Il suggerimento è fare dei controlli anche se non si avvertono sintomi.

Come cita il sito internet Eurostat illustrando le statistiche estratte a maggio 2017, con un tragico numero pari a 17 milioni di vittime all’anno, le malattie cardiovascolari sono purtroppo la prima causa di morte nel mondo, seguite poi dai tumori (le neoplasie maligne). Nonostante la patologia che la affligge da anni, Katia Follesi non si è fatta abbattere. A spiegarlo è lei stessa sempre nell’intervista al Corriere della sera: Katia vive benissimo e ha una figlia; non che la gravidanza sia stata un problema, piuttosto, la paura che la figlia ereditasse la sua stessa malattia.

[…] Era escluso un parto naturale. Ma c’era il 50% di probabilità che Agata ereditasse la cardiomiopatia. Per fortuna non è così, ma nell’ipotesi di un secondo figlio è una riflessione che, da un paio d’anni, faccio. A 42 anni sapere di poter mettere al mondo un figlio che può avere questi problemi mi fa dire che no, non lo farei.

Ha spiegato ancora, argomentando inoltre quanto però la sua malattia l’abbia fatta sentire vicina al suo pubblico. Ora, in quanto personaggio televisivo, il suo compito è quello di lanciare un messaggio positivo in merito a questa patologia per tutti coloro che ne soffrono e per chi invece non ne conosceva l’esistenza:

Dopo che ho parlato per la prima volta della malattia, mi hanno chiamata molte persone. Per la gente i personaggi pubblici sono figure intoccabili, inavvicinabili… il fatto che tu possa avere una patologia come chiunque, porta a riflettere, per questo è importante mandare un messaggio positivo.

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