Laura Morante, il 17 agosto 2021, ha aperto la 39esima edizione del Festival Spoltore Ensemble. L’attrice classe ‘56, 65 anni il 21 agosto, ha portato sul palcoscenico di Largo San Giovanni, in provincia di Pescara, il suo racconto Brividi Immortali. Lo spettacolo, in esclusiva per l’Abruzzo e  prodotto da Cabiria, narra di storie di verità taciute che assumono, senza volerlo, le sembianze di una bugia.

Nasce a Santa Fiora, in provincia di Grosseto dove cresce con sette fratelli. Figlia di Marcello Morante, scrittore e giornalista romano e di Maria Bona Palazzeschi, debutta giovanissima a teatro, con Carmelo Bene e al cinema nel 1980, con il film di Giuseppe Bertolucci Oggetti smarriti. Nel 1981 è a fianco di Ugo Tognazzi ne La tragedia di un uomo ridicolo, per la regia di Bernardo Bertolucci. Con Nanni Moretti, gira Sogni d’oro, Bianca e, parecchi anni più tardi, La stanza del figlio, ruolo per il quale si aggiudica il David di Donatello come migliore attrice protagonista. 

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Nel 2002 interpreta la scrittrice Sibilla Aleramo in Un viaggio chiamato amore, assieme a Stefano Accorsi. Nel 2003 recita la parte di Giulia nella pellicola di Gabriele Muccino Ricordati di me. Nel 2009 ha ricevuto il Premio Federico Fellini 8 1/2 per l’eccellenza artistica al Bif&st di Bari. Debutta alla regia con Ciliegine nel 2012, un film commedia italo-francese. Nel 2018 il Centro Sperimentale di Cinematografia, in coedizione con Edizioni Sabinae, le dedica il volume monografico Laura Morante, in punta di piedi, a cura di Stefano Iachetti.

Attrice in oltre settanta film, scrittrice, madre, regista e moglie: Laura Morante è tutto questo e ha avuto una carriera piena e lunga. La sua idea di cosa significhi essere donna è sempre stata chiara. Negli anni dell’era berlusconiana rivendicava una sorta di nuovo femminismo e quando, sulle pagine di IoDonna, le viene chiesto se quel suo pensiero lo vede realizzato nella società odierna, risponde:

“Vedo piccoli segnali. Quelli del berlusconismo sono stati anni di devastazione della dignità femminile. Da donna, mi sono vergognata del ruolo a cui ci eravamo anche assuefatte. Già il fatto che si potesse pensare di fare una carriera passando per uno scambio sessuale, subìto o accettato, era una parziale connivenza”.

E in merito al caso Weinstein aggiunge:

“Queste donne sono tutte vittime, ma non solo del Weinstein di turno, quanto di una fatale concezione del rapporto uomo-donna che inizia molto prima. La misoginia è ovunque e noi donne, per prime, a volte, neanche ce ne accorgiamo. (…) La misoginia va sorvegliata sistematicamente, ogni giorno, ogni istante. Gli uomini devono fare molta strada, ma anche noi donne dobbiamo recuperare la dignità che ci hanno strappato, ma che anche ci siamo lasciate strappare”.

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