Il ripensamento della Universal dopo aver fatto doppiare Laverne Cox da un uomo

In Una donna promettente Universal ha fatto doppiare Laverne Cox da un uomo. I social sono insorti, e la clip è stata rimossa. Ma perché servono sempre i social a far notare che far doppiare una donna trans a un uomo sia sbagliato?

Sarebbe dovuto uscire il 13 maggio, ma l’arrivo del film Una donna promettente nelle sale cinematografiche italiane è rimandato al 24 giugno. Tutta colpa di una scelta della Universal Pictures, casa di produzione della pellicola diretta da Emerald Fennell che ha vinto l’Oscar per la miglior sceneggiatura originale, che nel doppiaggio italiano ha scelto di affidare la voce di una delle protagoniste, Laverne Cox, a un uomo.

A prestare la voce all’attrice transgender già protagonista di Orange is the new black, infatti, Roberto Pedicini; non è la prima volta che Cox viene doppiata da un uomo: era già successo in L’arte del dubbio e nella stessa serie che l’ha lanciata (in OISTNB era Andrea Lavagnino a doppiarla).

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Dopo la pubblicazione della clip del film gli utenti sui social si sono scatenati, facendo la domanda più elementare del mondo: se Laverne Cox è una donna, perché è un uomo a doppiarla?

Nella sceneggiatura del film non c’è niente che induca a pensare che Gail sia una donna trans, come ha spiegato la stessa Laverne Cox in un’intervista:

Non c’è niente nella sceneggiatura che suggerisse che Gail potesse essere trans. Non c’è niente nella sceneggiatura che suggerisse che Gail fosse nera. Quindi, penso che ci fosse qualcosa che Emerald ha visto in me che l’ha spinta a volere che fossi Gail, cosa di cui sono così grata. E per me, onestamente, quando ho letto la sceneggiatura, volevo solo essere nel film. Volevo solo far parte di questo progetto perché pensavo fosse importante. E volevo essere coinvolta in progetti che penso siano importanti, che abbiamo quella narrazione che penso sia importante.

Perché allora questa scelta che rischia di porre la Universal sotto la cattiva luce del pregiudizio rispetto all’identità di genere di una persona? È presumibile che la casa di produzione, viste le ragionevoli critiche sui social, si sia resa conto dell’errore, visto che, con un tempestivo dietrofront, ha fatto sparire la clip del doppiaggio italiano (questo, invece, il trailer originale). Troppo tardi, però, perché qualcuno non lo notasse.

Probabilmente qualcuno griderà a un ennesimo episodio di cancel culture, di quelli che recentemente abbiamo visto ogni qual volta gli utenti dei social abbiano fatto notare una qualche forma di discriminazione, pur se implicita, verso determinate categorie sociali, e che in taluni casi può essere interpretato come un eccesso di politically correct; ma in questo caso, più che porsi la domanda “Perché le aziende corrono sempre ai ripari dopo le lamentele dei social?”, sarebbe forse opportuno chiedersi “Come è possibile che un colosso come la Universal non abbia pensato prima che non fosse il caso di far doppiare una donna a un uomo?”

Si tratta di un film che parla di cultura dello stupro, di rivendicazione femminista, sotto un certo aspetto, e questa scelta ha tanto il sapore di TERF; della serie, “ok, parliamo di donne, ma dobbiamo ricordare che tu, Laverne Cox, non sei nata tale”.

È importante che la Universal abbia fatto marcia indietro, ma devono essere chiari i motivi per cui lo ha fatto: non perché siano stati i social a chiederlo a gran voce, ma consapevoli di aver commesso un errore di misgendering.

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Un’azienda non è obbligata a far tutto ciò che i social chiedono, ma laddove non si renda conto di un problema (cosa evidentemente avvenuta in questa circostanza), ben vengano i social a farlo notare. Chiaro poi che se alla base della scelta di rimuovere la clip ci sia una vera presa di coscienza, oppure semplicemente ragioni di marketing legate al timore di perdere consensi, questo non è dato sapersi. Certo però questo fatto potrà creare un precedente per occasioni future, quando probabilmente le case di distribuzione italiane si domanderanno, di fronte alla presenza di un attore o un’attrice trans, “È il caso di farli doppiare da uomini o donne?”.

Perlomeno, lo speriamo.

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