logo
Stai leggendo: Liliana Segre: “Mio padre si scusò per avermi messa al mondo”

Liliana Segre: "Mio padre si scusò per avermi messa al mondo"

Liliana Segre ospite a Che Tempo che Fa dopo la nomina a Senatrice a vita ha raccontato il dramma dell'olocausto nei giorni dell'80simo anniversario della promulgazione delle leggi razziali in Italia e all'indomani del Giorno Della Memoria.

La neo senatrice a vita Liliana Segre intervistata da Fabio Fazio durante “Che tempo che fa” ha portato la sua testimonianza nei giorni in cui ricorre l’ottantesimo anniversario della promulgazione delle leggi razziali in Italia e all’indomani del ‘Giorno Della Memoria’. Il 19 gennaio 2018 il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha infatti nominato Liliana Segre, 87enne scrittrice e sopravvissuta alla Shoah, per aver “illustrato la patria per altissimi meriti nel campo sociale”.

Toccante il momento dell’intervista, nella quale racconta che il padre le ha chiesto scusa per quella prigionia: “Ti chiedo scusa di averti messa al mondo.” Liliana Segre infatti è rimasta orfana di madre a pochi mesi dalla nascita e il padre si è completamente dedicato a lei. Nella tragedia dell’olocausto si è sentito in dovere di scusarsi con la figlia per averla messa involontariamente in una situazione così complessa. In quella frase è espressa la disperazione di un padre che si rende conto di quale sarà il destino per la figlia e non può far nulla per cambiarlo. A Fazio la scrittrice, in una dedica di stima e amore verso il padre, dice: ”Ma io ho avuto la fortuna, nella disgrazia, di viver mio padre da figlia. Era una comunione di spiriti eccezionale” .

Liliana Segre ha ripercorso il suo viaggio verso Auschwitz: “Il viaggio durava una settimana con altri disgraziati. Ricordo che il treno arrivato ad Auschwitz prima si fermò: noi vedemmo un orologio grande che era sulla facciata della stazione ferroviaria vera. Poi il treno proseguì, la prima era una stazione artificiale, preparata per i treni che arrivano da tutta l’Europa occupata dai nazisti. Era un enorme spiazzo pieno di neve con i binari morti e dei treni in cui nessun ferroviere si è chiesto come mai arrivassero pieni e tornassero vuoti. Lì venivamo sbattuti con una violenza inaudita giù dai vagoni. Avevano deportato dalla casa di riposo di Venezia tutti gli ospiti, tra cui una signora di 98 anni. La deportazione dei vecchi, con le sue limitazioni, le ho capite solo ora: trovarsi 8 giorni dentro quel vagoni, era difficile, era faticosa anche la discesa e venivano buttati giù dalla carrozza bestiame per poi essere uccisi. C’era una grandissima confusione, era uno di quei momenti in cui esci da te stesso e dici: ‘ma sono proprio io che sono qui?’ Un incubo: invece era tutto vero”.

Un’altro passaggio importante della sua testimonianza è stato il racconto del tentativo di espatrio in Svizzera, per sfuggire alle leggi razziali,  accaduto quando la senatrice aveva 13 anni:  “Ero abbastanza consapevole di quel che accadeva, ma ero molto semplice, avevo vissuto tutto questo quasi come un’avventura, ma già quella sera eravamo nella camera di sicurezza per la colpa di essere nati. Avevo lottato per resistere e non cadere, a 13 anni avevo provato a farcela ma il ritorno fu una delusione terribile. Tornata a Milano ho trovato parenti, buone persone che mi volevano bene ma c’era un mondo così diverso da quello che avevo sognato, non avevo più la mia casa, né tanti visi intorno a me, né papà, né i nonni. Mi sentivo vecchia pur avendo solo 16 anni, ero molto più vecchia allora di quanto non mi senta ora, che ho trovato l’amore e sono diventata nonna”. 

Una pesca secca è stato il primo sapore della libertà che ha provato durante la liberazione dal campo e racconta: “È quello di una albicocca secca. Sono stata testimone della storia che cambiava: l’ultimo giorno della mia prigionia, il 1° maggio 1945, avevamo visto gli ufficiali tedeschi mettersi in borghese, fuggivano, c’era un cambio di ruolo. Improvvisamente arrivò la prima camionetta americana, non sapevamo chi fossero questi fantastici soldati. Buttavano dai camion cioccolata, sigarette e ricordo una albicocca secca. Allora pesavo 32 chili: con fatica la raccolsi, era fantastica, era il sapore della libertà”.

L’intervista completa è disponibile in streaming nel portale digitale RaiPlay.

Rating: 5.0/5. Su un totale di 1 voto.
Attendere prego...