Per colmare il gender gap servono altri 257 anni: lo dicono i dati del World Economic Forum, che riporta anche lo stipendio medio di una donna in un anno, ancora fermo a 11.500 dollari, quasi la metà rispetto allo stipendio medio annuale dell’uomo di 21.500 dollari.

Nella classifica relativa al divario di genere, il nostro Paese si trova al 76esimo posto su 153 paesi al mondo: non un dato di cui essere orgogliosi. Di questo e molto altro si occupa Linda Laura Sabbadini, direttrice centrale dell’Istat e Chair del W20 (Women20), che si terrà in Italia nel corso del prossimo anno.

Il W20 è uno degli engagement group del G20, il vertice dei Capi di Stato e di Governo delle principali economie mondiali. Parlando con Repubblica (di cui è stata anche editorialista), Sabbadini ha spiegato quello che sarà il suo ruolo nella prossima edizione.

L’Italia guiderà il W20 con molta determinazione. Il mondo deve molto alle donne per il baluardo che hanno rappresentato nella lotta contro il Covid-19. C’è un problema di diritti delle donne che deve essere risolto. Ma c’è anche un problema di crescita e di disuguaglianze sociali. Crediamo che l’uguaglianza di genere debba diventare un punto cruciale strategico dell’Agende dei governi, perché avanzare nell’uguaglianza di genere fa aumentare il Pil dei nostri Paesi e aiuta a ridurre le disuguaglianze sociali. Le donne sono la metà del mondo, saranno le protagoniste di una vera ripresa equa e sostenibile.

Secondo i dati dell’Ocse, nel 2016 in Italia la differenza in busta paga riportata era del 5,6%, mentre nel Regno Unito del 16,8% nel 2016 e del 16,0% nel 2019. E negli Stati Uniti si arriva addirittura a un 18,5%, una percentuale che lascia sgomenti. Compito del W20 è proprio analizzare questi dati e fare delle proposte ai leader mondiali per ottenere l’agognata gender equality, che sembra essere ancora una chimera.

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Chi è Linda Laura Sabbadini

Nata a Roma nel 1956, Linda Laura Sabbadini è considerata una pioniera degli studi di genere. Scienziata statistica di fama mondiale, è direttrice Centrale dell’ISTAT e ha fatto parte della Task Force Colao durante la seconda fase dell’emergenza legata al COVID-19. In particolare, durante gli anni come dirigente per l’ISTAT ha portato avanti dal 1985 al 2000 una ricerca basata su variabili sociali diverse, come la situazione delle donne, il benessere della società, la povertà e l’ambiente.

Negli ultimi anni è stata protagonista del rinnovamento delle scienze statistiche, continuando a valorizzare i dati sulle categorie in passato spesso escluse, come le donne, i ragazzi e i bambini, i disabili e i poveri. Oltre ad aver svolto un ruolo attivo in diverse commissioni a livello nazionale, ha partecipato a conferenze in tutto il mondo su questi temi, portando il suo contributo alle campagne di ONU, Eurostat e OCSE e pubblicando decine e decine di contributi scientifici.

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In un’intervista per dire.it, rilasciata durante i mesi del lockdown, Linda Laura Sabbadini ha parlato della situazione delle donne durante la pandemia: su quasi 10 milioni di lavoratrici, circa 6 milioni e mezzo non si sono mai fermate, perché impiegate nel servizio sanitario, nell’istruzione e in altri settori chiave. Nonostante questo, sono state sottoposte a un carico maggiore, soprattutto dal punto di vista familiare.

I lavori di cura e extradomestici si sovrappongono come orari. Questo si traduce in un forte sovraccarico di lavoro di cura, perché la presenza di bambini tutto il giorno significa prendersene cura al di là delle mansioni tradizionali e, soprattutto, dal punto di vista dei compiti dell’assistenza scolastica.

Questo ha portato innegabilmente a situazioni stressanti, ma alla lunga potrebbe aver contribuito a cambiare le dinamiche di suddivisione dei ruoli in casa.

Sarà interessante vedere se questo nuovo modello di convivenza a cui siamo purtroppo costretti all’epidemia non porterà ad una riconfigurazione dei ruoli all’interno della famiglia, e quindi anche a una maggiore partecipazione degli uomini nella divisione dei carichi familiari.

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