La lucidità terminale è un fenomeno che il biologo tedesco Michael Nahm ha portato alla ribalta nel 2009, dopo averne appreso l’esistenza dai rapporti medici del XVIII e XIX secolo, pubblicando molti articoli al riguardo e coniando il termine “lucidità terminale“.

Il fenomeno si verifica quando un paziente il cui cervello non ha funzionato correttamente per periodi di tempo significativi, spesso molti anni, e soprattutto a causa di malattie neurodegenerative come la demenza, riacquista improvvisamente la cognizione e interagisce con gli altri, poi la persona muore nel giro di una manciata di giorni, se non di ore.

Le testimonianze sono eloquenti: Kay Porterfield ha raccontato al Guardian che nel 1999 a Rapid City, nel South Dakota, suo padre Ward Porterfield, 83 anni, si trovava in una casa di riposo, affetto da demenza da 3 anni, ed era arrivato al punto di non riconoscerla più.

Il Natale del ’99, però, qualcosa cambiò quando l’uomo si rifiutò di mangiare: “Alla fine ho detto loro: ‘Portategli la gelatina, gli piace la gelatina. Gelatina rossa”. E lui mi guardò, molto intensamente, e disse: ‘Allora, suppongo che la gelatina sarà il mio ultimo pasto. Cercherete di farmi morire di fame, eh?“, racconta Porterfield.

La sorpresa della donna fu immensa: suo padre non solo la riconosceva, ma le parlava con il tono e l’umorismo che lo avevano sempre contraddistinto. La mattina dopo, poi, quando Porterfield tornò dal padre, l’uomo la riconobbe immediatamente e per i due giorni successivi parlarono. “Era come se la sua mente fosse stata scollegata per tanti anni“, ricorda la donna, “e poi all’improvviso si fosse ricollegata“. Due giorni dopo Ward Porterfield morì.

Nonostante il crescente interesse per questo fenomeno e alcune ricerche condotte negli ultimi dieci anni dopo il lavoro di Nahm, comunque, non siamo ancora vicini a sapere quali siano le cause.

Adesso, però, gli scienziati sperano che un gruppo di studi possa cambiare le cose.

Come la velocità con cui camminiamo può rivelare segni di demenza

Il dottor Basil Eldadah, intervistato dal Guardian, è ufficiale medico supervisore presso la Divisione di Geriatria e Gerontologia Clinica dell’Istituto Nazionale sull’Invecchiamento (NIA) degli Stati Uniti, e nel 2018 lui e il suo team hanno organizzato un workshop, invitando figure chiave per valutare quanto appreso finora.

Eldadah e il personale NIA hanno dato un nuovo nome al fenomeno, “lucidità paradossale“. “Chiamarla lucidità terminale implica che si tratta di un fenomeno che si verifica poco prima della morte“, spiega il dottore al Guardian. “Se la si cerca in modo prospettico, non si può dire proprio così. Se si stanno reclutando persone in uno studio di ricerca“, aggiunge, “probabilmente non si vuole dire loro: ‘Ehi, cercheremo questo fenomeno che si verifica poco prima della morte‘”.

Il workshop è sfociato in un documento, pubblicato sulla rivista dell’Alzheimer’s Association Alzheimer’s and Dementia, in cui si è arrivati alla conclusione che lo studio di questo fenomeno potrebbe aprire le porte alle future possibilità terapeutiche nella neurobiologia.

Sulla base dei dati preliminari che abbiamo ricevuto dai nostri borsisti“, dice Eldadah, “penso che si possa affermare con certezza che questo fenomeno esiste, e probabilmente esiste più spesso di quanto ci aspettiamo o di quanto avremmo creduto“.

Le opportunità sono immense. “Ci fa riflettere sulle nostre attuali teorie e sulla nostra comprensione della natura della demenza. Abbiamo visto abbastanza esempi di questo tipo per essere rassicurati sul fatto che la demenza può essere invertita – anche se temporaneamente, molto transitoriamente – tuttavia, si inverte. La domanda da porsi è quindi come“, ha spiegato Eldadah.

Il fenomeno non si verifica in ogni paziente, ma per coloro che possono “riavere” i loro cari, anche solo per un piccolo periodo di tempo, è qualcosa di inestimabile. “Ha lottato“, dice Kay Porterfield, citata all’inizio, a proposito della morte del padre. “Non è stato un passaggio facile. Ma sono stata grata per quei tre giorni“.

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