Rivolgersi alla legge quando si è subito un torto dovrebbe rappresentare la normalità, così come ricevere solidarietà e appoggio quanto meno da chi ci è vicino, ma le cronache ci restituiscono delle storie che raccontano ben altri scenari. Come la storia riportata da Repubblica e accaduta nel Torinese: una maestra d’asilo è stata licenziata dopo che il suo ex ha diffuso un video hard e altro materiale privato senza il suo consenso.

La storia comincia in un modo abbastanza comune. Un uomo e una donna si incontrano, si frequentano, sviluppano un’intimità. La frequentazione li porta a condividere sui propri smartphone 18 foto e filmati relativi a momenti sexy. Tra questi un video hard in cui la ragazza è riconoscibile, che l’uomo, dopo la rottura con la donna, decide di pubblicare su WhatsApp nella chat dei compagni di calcetto.

La donna è un’insegnante in un asilo del Torinese e il caso vuole che la moglie di uno dei compagni di calcetto dell’ex sia anche la mamma di uno degli alunni. La mamma scopre il video e decide di ricondividerlo, sempre su WhatsApp, con altre tre mamme della classe, minacciando inoltre la maestra: “Guai a te se lo denunci o lo dici in giro, altrimenti lo dirò a tutti”. La minaccia, fortunatamente, non ha effetto sulla maestra, che decide di ricorrere, come nel suo diritto, alla legge. E così, difesa da un avvocato, ha denunciato.

Un ex o qualcuno ha tue foto intime e temi possa diffonderle? Ecco cosa fare

A questo punto la mamma rivela tutto alla direttrice dell’asilo, che decide di licenziarla, annunciando pubblicamente il motivo e affermando che in questo modo non avrebbe mai più trovato lavoro. In pratica: nonostante l’insegnante sia a tutti gli effetti la vittima di un reato, è stata lei a dover affrontare la gogna all’interno della comunità per essersi fidata di un uomo che stava frequentando.

Scambiarsi foto e video hard tra adulti consenzienti non è un reato e non dovrebbe nemmeno essere motivo di pubblica gogna. Utilizzarli per revenge porn invece è un reato, finalmente punito dalla legge, che però trova le sue più gravi conseguenze fuori dalla coppia interessata, ovvero nel giudizio pudico (e spesso ipocrita) delle persone, incapaci di valutare con lucidità chi sia la vittima e chi sia il colpevole. Il caso di Tiziana Cantone avrebbe già dovuto insegnarcelo bene.

Il revenge porn (finalmente) è reato

La maestra al centro di questa storia ha avuto la forza di denunciare e di non soccombere alle minacce e fortunatamente la legge le sta dando il sostegno che la comunità non ha saputo darle: la direttrice è stata chiamata a processo per diffamazione e l’ex fidanzato ha chiesto di accedere all’istituto giuridico della messa alla prova, dovrà quindi impegnarsi in lavori socialmente utili per un anno con otto ore di servizio a settimana senza poter disporre di sospensioni nei periodi festivi. La maestra ha poi chiesto un cospicuo risarcimento, altrimenti si costituirà parte civile nel processo penale che attende la direttrice e la mamma che l’ha minacciata.

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