
Non si ferma la "maledizione dei Kennedy": morta a 42 anni Kyle, nipote di Robert F. Kennedy
Si continua ancora a parlare di "maledizione" che riguarda una delle famiglie più influenti, ma anche più sfortunate, della storia americana.

Si continua ancora a parlare di "maledizione" che riguarda una delle famiglie più influenti, ma anche più sfortunate, della storia americana.

Una nuova tragedia ha colpito la famiglia Kennedy, da decenni segnata da lutti prematuri e morti drammatiche, tanto da alimentare il mito della cosiddetta “maledizione dei Kennedy”. Kyle Kennedy, figlia di Michael Kennedy e nipote di Robert F. Kennedy ed Ethel Kennedy, è morta a 42 anni nella sua casa di Westwood, in Massachusetts.
Le cause del decesso, risalente al 21 settembre scorso, non sono state rese note. La donna conviveva da anni con una grave lesione al midollo spinale che, nel 2020, l’aveva costretta sulla sedia a rotelle.
Kyle Kennedy aveva conseguito una laurea in Storia alla Georgetown University e successivamente due master in ambito educativo. Nel 2012 aveva sposato Liam Kerr, con il quale aveva avuto tre figli. La coppia aveva accolto inizialmente due gemelli, Conor e Josie, ma la bambina era morta pochi giorni dopo la nascita. Due anni più tardi era arrivato un altro figlio, Declan.
Negli ultimi anni della sua vita, Kyle Kennedy aveva dedicato parte del proprio impegno alla tutela dei diritti delle persone con disabilità, diventando una sostenitrice di una maggiore inclusione e di una riforma dell’istruzione a favore dei bambini svantaggiati.
Aveva anche testimoniato davanti a un’audizione del governo del Massachusetts sulla discriminazione nell’assistenza sanitaria nei confronti delle persone con disabilità.
«Sarà ricordata per la sua dedizione ai figli e per il suo sostegno a favore di una riforma dell’istruzione destinata ai bambini svantaggiati e alle persone con disabilità», si legge nel necrologio.
La sua esistenza era stata segnata da un altro lutto doloroso già durante l’infanzia: il padre, Michael Kennedy, era morto nel 1997 in un incidente sugli sci, quando Kyle era ancora una bambina.
La morte di Kyle Kennedy si aggiunge alla lunga serie di lutti che hanno attraversato una delle famiglie più note della storia politica americana. La cosiddetta “maledizione dei Kennedy” è un’espressione giornalistica utilizzata per descrivere la successione di assassinii, incidenti e morti premature che hanno colpito diverse generazioni del clan. Non si tratta, naturalmente, di una maledizione reale, ma di un’etichetta legata alla drammaticità di questi eventi.
Tra le tragedie più note c’è l’assassinio di John Fitzgerald Kennedy, 35° presidente degli Stati Uniti, ucciso a Dallas il 22 novembre 1963. Cinque anni dopo, il 5 giugno 1968, fu assassinato anche il fratello Robert F. Kennedy, senatore e candidato alla presidenza, nonno di Kyle.
Nel 1999 un altro lutto sconvolse la famiglia: John Fitzgerald Kennedy Jr., figlio del presidente John F. Kennedy, morì a 38 anni in un incidente aereo al largo dell’isola di Martha’s Vineyard, insieme alla moglie Carolyn Bessette e alla cognata Lauren Bessette.
Più recentemente, nel dicembre 2025, è morta a 35 anni Tatiana Schlossberg, figlia di Caroline Kennedy e nipote di JFK. Giornalista e autrice, aveva raccontato pubblicamente la propria battaglia contro una forma aggressiva di leucemia.
La storia dei Kennedy è stata accompagnata da successi politici, impegno pubblico e grande visibilità internazionale, ma anche da perdite che hanno segnato profondamente la famiglia. Dagli assassinii di John e Robert Kennedy agli incidenti che hanno coinvolto altri membri del clan, fino alle morti premature delle generazioni più giovani, ogni nuovo lutto riporta l’attenzione su una vicenda familiare fuori dall’ordinario.
Oltre a ciò va annoverata alla sventurata saga familiare anche la vicenda di Rosemary Kennedy, sorella dei due ex presidenti assassinati, che la famiglia volle far lobotomizzare.

La scomparsa di Kyle Kennedy, a soli 42 anni, aggiunge un nuovo capitolo a questa storia dolorosa. Al di là dell’etichetta della “maledizione”, resta il ricordo di una donna che, nonostante le difficoltà personali e i lutti affrontati, aveva dedicato parte della propria vita ai figli e alla difesa dei diritti delle persone più vulnerabili.

Giornalista, rockettara, animalista, book addicted, vivo il "qui e ora" come il Wing Chun mi insegna, scrivo da quando ho memoria, amo Barcellona e la Union Jack.