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È morta Mariasilvia, cui tolsero tutto perché fu la prima a dire che amava una donna

Dopo aver confessato, negli anni '70, di essere innamorata di una donna, Mariasilvia perse tutto ciò che aveva e fu costretta a vivere per strada. Ecco la storia di una donna coraggiosa, che ci ha lasciati qualche giorno fa.

Una professoressa stimata, una donna coraggiosa, una pioniera dei movimenti per i diritti gay: Mariasilvia fu questo e molto altro ancora. A 83 anni, come rivela il quotidiano Alto Adige, si è spenta nella notte del 31 ottobre 2018, nella casa di riposo Villa Armonia di Bolzano dove ha trascorso gli ultimi anni della sua vita, circondata dai suoi amati libri. Mariasilvia Spolato ci ha lasciato però un’eredità importante, racchiusa nella sua storia fatta di sofferenza e ingiustizia.

Nata a Padova, ma vissuta per tanti anni a Roma, Mariasilvia lavora da giovane nell’ufficio tecnico della Pirelli. Grazie alla sua laurea in matematica – 110 e lode – si guadagna un posto come docente universitaria e pubblica diversi manuali per studenti sotto l’ala di grandi case editrici. Una carriera brillante, ancora troppo inusuale per una donna degli anni ’70. Poi, il crollo: Mariasilvia confessa pubblicamente la sua omosessualità.

Nel 1971, la donna collabora assieme ad Angelo Pezzana per dare vita alla rivista Fuori, e fonda il Fronte di liberazione omosessuale, che negli anni si è trasformata nella prima organizzazione gay italiana. E, pochi mesi dopo, rivela di essere innamorata di un’altra donna. Mariasilvia si dedica con tutta se stessa alle sue grandi passioni, la fotografia e la scrittura. In un’Italia che si batteva sempre più per i diritti civili, lei propugna i diritti degli omosessuali. Ma questo è decisamente troppo oltre, e Mariasilvia ne fa le spese.

I suoi familiari la allontanano, l’università presso cui lavora la licenzia e anche la donna che ama, e per la quale ha messo tutto a rischio, decide di lasciarla. Mariasilvia non ha più niente: non una casa, non un lavoro. Dapprima si rifugia presso alcuni amici, ma in poco tempo si ritrova per strada. Inizia a vivere come una barbona, dorme sulle panchine e cerca di scaldarsi sui treni, grazie ai quali si sposta in tutta Europa. Infine approda a Bolzano, non si sa come.

Qui trova conforto nella Biblioteca civica, dove passa tanto tempo a leggere e a cercare riparo nelle giornate più fredde. Per strada, vive le più grandi umiliazioni che una persona possa provare, ma non chiede mai aiuto. Vuole farcela da sola. Verso la fine degli anni ’90 si ammala e una gamba le va in cancrena. Qualcuno la porta al San Maurizio, dove finalmente capiscono la terribile situazione in cui sta vivendo.

Affidata ai servizi sociali, Mariasilvia si ritrova in una struttura per donne in difficoltà. Per la prima volta accetta un aiuto, purché ciò non significhi rinunciare alla sua libertà. Nel 2012, ormai anziana, viene trasferita in una casa di riposo. Privata della possibilità di sentirsi veramente libera, Mariasilvia si chiude nel silenzio della sua stanza, dove accumula libri di tutti i tipi. Solo negli ultimi anni, inizia ad apprezzare la compagnia delle persone che la circondano, donando a tutti la sua grande saggezza e una cultura che ne ha sempre fatto una donna straordinaria.

Ora Mariasilvia non c’è più, forse qualche lontano parente si ricorderà di lei e le regalerà un ultimo saluto, un po’ di quell’affetto che in vita non ha ricevuto. La ricordiamo per il suo coraggio, per aver avuto la forza di amare senza nascondersi. È a lei che dobbiamo il testo I movimenti omosessuali di liberazione, che ancora oggi viene considerato il capostipite delle pubblicazioni sui diritti gay.

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