“Odio essere un oggetto”, Marilyn Monroe era molto più di un sex symbol

Lottò per l'autodeterminazione femminile e denunciò le molestie sessuali a Hollywood decenni prima dell'era #MeToo. Attiva anche nei diritti civili, l'attrice, morta nella notte tra il 4 e il 5 agosto, fu dichiaratamente anti razzista.

Tutti la ricordano come la bionda più esplosiva di sempre, come una dei sex symbol che hanno segnato la storia del cinema ma anche della cultura pop. Eppure Norma Jeane Baker Monroe odiò sempre queste etichette, che la relegavano a essere una cosa ancor prima di una persona. Famosa una sua frase che le viene attribuita e che esprime bene questo suo pensiero: “Quando diventi un sex symbol, diventi un oggetto, e io odio essere un oggetto”. 

Marilyn Monroe, la star di Hollywood, morì la notte tra il 4 e il 5 agosto del 1962 nella sua casa di Los Angeles, e la sua vita fu molto più di un marchio di fabbrica made in Hollywood. Spesso il personaggio che le cucì addosso l’industria cinematografica ha oscurato le sue opinioni progressiste. Tutto di lei è stato accuratamente sezionato nel corso dei decenni: sessualità, matrimoni falliti, aborti, abuso di droghe, problemi psicologici, relazioni amorose e chi più ne ha più ne metta. Guardando il suo percorso sotto una lente diversa però si scopre una nuova Marilyn, padrona di un carattere determinato che finalmente pone fine a un mito bidimensionale.

Pioniera nelle lotte per l’autodeterminazione, denunciò le molestie sessuali a Hollywood decenni prima dell’era #MeToo. Si era stancata dei ruoli da “bionda stupida” che le offrivano e voleva avere più voce in capitolo nelle sceneggiature. “Un’attrice non è una macchina“, disse una volta allo scrittore della rivista Life Richard Meryman, come riporta la testata Dw, “ma ti trattano come tale“. Per cercare di sfuggire a questo fondò la Marilyn Monroe Productions nel 1955, diventando la seconda donna negli Stati Uniti, dopo Mary Pickford, ad avviare la sua società di produzione. 

Marilyn Monroe: le ultime 24 ore di una donna infelice

Sempre come riportato da Dw, In Wolves I Have Known, un articolo da lei scritto per il numero di gennaio 1953 di Motion Picture and Television Magazine, denunciò le molestie sessuali che allora dilagavano a Hollywood. Sempre informata sulla politica e le questioni sociali, anche queste spesso messe in secondo piano, fu attiva anche per la tutela dei diritti civili e prese una posizione netta contro il razzismo: usò la sua celebrità per consentire alla star del jazz Ella Fitzgerald di esibirsi in un club che si era rifiutato di coinvolgerla, probabilmente una donna afroamericana sul palco era troppo per loro. Marilyn Monroe esortò il proprietario del club Charlie Morrison a ingaggiare la cantante, e in cambio promise di partecipare personalmente a ogni spettacolo e di sedersi in prima fila.

È stata anche tra le prime a denunciare la disparità salariale: quando fu chiamata per  partecipare al musical The girl in Pink Tights, un rifacimento di una storia con Betty Grable e Frank Sinatra, non si presentò sulla scena quando seppe la differenza di salario fra i due protagonisti, per Sinatra erano infatti previsti 5.000 dollari alla settimana contro i 1.500 per lei.

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