"Ho portato cadaveri nelle fosse comuni", la vita di Martina Colombari

In una lunga intervista al Corriere della Sera, l'ex Miss Italia 1991 si racconta a tutto tondo e mentre spiega che la sua vita è in realtà molto distante da quello che la gente immagina, parla della sua esperienza nel volontariato della Fondazione Rava ad Haiti.

Non c’è niente di stravagante nella vita di Martina Colombari e lei stessa ammette, in una lunga intervista, che la sua vita è in realtà molto distante da quello che la gente immagina. “La cosa più strana che ho fatto è stato portare i cadaveri nelle fosse comuni di Haiti”, ammette l’ex Miss Italia 1991, mentre ricorda la sua esperienza nel mondo del volontariato della Fondazione Rava.

Sulle pagine del Corriere della Sera, la modella e attrice si racconta a 360 gradi: partendo dalla sua infanzia a Riccione, dove è nata nel 1975, passando poi per l’elezione a reginetta ad appena 16 anni. Un titolo che le ha cambiato la vita quando, poco più che adolescente, si è traferita in Lombardia:

Milano mi ha dato la vita, la mia famiglia, il lavoro, mio figlio, il volontariato. Ma all’inizio alle cene non mi rivolgeva la parola nessuno: tornavo a casa e piangevo. Con il lavoro che ho fatto su me stessa non accadrebbe più. Me ne fregherei.

Il perché nessuno le parlasse, Martina Colombari lo spiega come un body shaming al contrario, e anche recentemente il suo corpo è stato criticato per la troppa magrezza. Lei però, stufa dei commenti negativi, non è certo stata a guardare e ha detto la sua sulle storie del suo profilo Instagram.

“Sei troppo magra, sei anoressica”: la risposta di Martina Colombari a chi la insulta
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Quando era giovanissima, la sua bellezza era ingombrante e il titolo di Miss Italia era diventato una sorta di “onta” che le impediva di crescere professionalmente:

Prima della mia persona arrivano le gambe e la faccia e vengo ‘filtrata’ in base a quello. Si parla sempre di inclusione, ma questo deve essere valido anche per la bellezza, non solo per la razza, la religione o la taglia.

Ma il lavoro che ha fatto su sé stessa negli anni le ha permesso di andare avanti per la sua strada e rimanere anche con i piedi per terra. Anche attrice di teatro, è fiera di essere riuscita a costruire la sua personalità e la sua identità, distaccandosi dal modello di “moglie di calciatore”:

Non sono mai stata chiamata una volta signora Costacurta e ho mantenuto una mia identità, anche nell’abbigliamento. Mi ha salvato il fatto che sono sempre stata un po’ antica. Ogni tanto mi piacerebbe svecchiarmi, ma ho un classicume innato. Pochi mesi fa ci ho provato a comperarmi uno stivale super modaiolo, ma sembravo il cubista Panariello, quello del ‘si vede il marsupio?’… mio marito mi ha guardato e mi ha detto: ‘Ma dove vai…

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