Una Mata Hari, la cui storia è meno conosciuta. Melita Norwood, inglese di nascita e comunista per profonda convinzione, è stata un’impiegata del governo britannico e, contemporaneamente, una spia dei servizi segreti russi, che l’hanno reclutata negli anni precedenti alla Seconda guerra mondiale.

Grazie al suo lavoro da segretaria nell’impianto di ricerca nucleare della Gran Bretagna, il British Non-Ferrous Metals Research Association, ha potuto nel tempo trasferire importantissimi documenti top secret di natura militare. Tra i dati più sensibili, copiati e forniti al Kgb, ci sono anche quelli che riguardavano dettagli sull’atomica britannica.

Mata Hari, ballerina, amante, spia, ma soprattutto donna libera

La capacità con cui ha saputo mantenere la doppia identità e l’efficacia delle informazioni fatte trapelare, la rendono, probabilmente, uno degli agenti di maggiore rilievo del Novecento. Dal 1972 non è più stata un membro attivo dei servizi russi, ma ha continuato a percepire regolarmente una pensione dal Kgb fino al 2005, quando è morta all’età di 93 anni. La sua storia, rimasta completamente sconosciuta fino alle rivelazioni fornite nel 1999 dall’ex agente Vasili Mitrokhin, ha ispirato una pellicola del 2018 diretta dal regista inglese Trevor Nunn.

A interpretare Melita da giovane nel film Red Joan, in onda in prima serata su Rai 3 venerdì 16 luglio, è l’attrice britannica Sophie Cookson. Nella scene ispirate alla fase più matura della vita della spia, a vestirne i panni è, invece, Judi Dench. La narrazione scelta dagli sceneggiatori, non rispecchia i reali motivi che hanno spinto Norwood a diventare un’agente dei servizi segreti russi.

Lei era profondamente convinta che il nuovo mondo, costruito in Unione Sovietica, fosse migliore perché “aveva dato cure, cibo, educazione e servizi sanitari a gente che non se li poteva permettere prima”. Nel film Melita (Joan), invece, inizialmente accetta il reclutamento senza particolari entusiasmi e perché convinta da un affascinante agente russo.

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