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"Mia figlia suicida per le molestie di una suora", l'appello di una madre

Un rapporto ossessivo che avrebbe portato la giovane a togliersi la vita "con la corda per saltare dei bambini dell'oratorio".
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Eva è rimasta intrappolata – per ben 13 anni-  in una relazione morbosa con una suora che aveva conosciuto nel 1998 nell’oratorio di S. Edoardo (Milano), quando aveva appena compiuto 15 anni. Una relazione, o meglio un incubo, che poi l’avrebbe portata al suicidio. Ora a parlare, al Corriere.it, è la madre della vittima:

Una sera, non vedendo rientrare Eva a cena sono andata a cercarla all’oratorio e l’ho trovata al primo piano, nell’alloggio privato della suora. Cominciai a leggere di nascosto il suo diario, trovai i bigliettini che la suora le inviava.

Erano dichiarazioni d’amore miste a promesse di patti di silenzio e ad accenni di intimità. Un rapporto ossessivo che avrebbe portato la giovane a togliersi la vita “con la corda per saltare dei bambini dell’oratorio”. 

Ora i suoi genitori chiedono giustizia: la sentenza di primo grado, emessa dal Tribunale di Busto Arsizio, ha sancito una condanna a 3 anni e 6 mesi di reclusione (contro i 9 anni e 9 mesi chiesti dal pm) per la suora protagonista di questa brutta vicenda. È stata condannata per l’unico episodio di violenza sessuale risalente a poche settimane prima del suicidio di Eva, in quell’occasione immobilizzata con manette alla caviglia.

Gli abusi compiuti sulla ragazza quando era minorenne invece sono ormai prescritti. In merito ai rapporti successivi, secondo la sentenza di primo grado, “fra le due donne c’era un rapporto omosessuale ma non sono emersi elementi che inducano a ritenere che il consenso espresso da Eva a tale tipo di rapporto fosse viziato”. Le perizie psichiatriche – secondo cui Eva sarebbe stata affetta da un “disturbo di personalità dipendente” così da renderla sottomessa alla suora – non hanno convinto i giudici i quali non credono nemmeno che le violenze o la gelosia abbiano spinto Eva al suicido.

Una tesi non condivisa dai genitori della vittima che, dunque, attendono con ansia il processo d’appello, il 24 settembre a Milano.

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