Il raduno degli alpini a Rimini si è trasformato in un vero e proprio caso dopo la denuncia della sezione riminese di Non Una Di Meno, che ha parlato di numerosi tentativi di molestie ai danni di donne da parte dei partecipanti all’evento, gruppi di alpini o persone che si spacciavano per tali.

I messaggi ricevuti dalle vittime delle molestie sono stati pubblicati in un post Instagram.

Ieri sera mentre andavo in bici mi hanno fermata cercando di farmi entrare in un capannone, io sono scappata pedalando più veloce.

Scrive una ragazza; mentre un’altra, cameriera in un locale, afferma di aver ricevuto “continui apprezzamenti che passano dal ‘sei bella’ a chiederti che intimo indossi, se lo indossi”.

Ma ci sono anche donne che hanno scritto direttamente sui social quel che hanno subito.

Secondo Non Una di Meno sarebbero almeno 36 le testimonianze arrivate in questi giorni, con una Rimini invasa da 40.000 alpini provenienti da tutta Italia, di ogni età. Le stesse segnalazioni sarebbero arrivate anche all’amministrazione comunale, che ha chiesto all’Associazione Alpini una maggiore vigilanza.

Catcalling: quelle molestie per strada che non sono complimenti

La stessa amministrazione ha tuttavia sottolineato che non sono giunte denunce formali alle forze dell’ordine, e che capita spesso che, durante questi raduni, gruppi di giovani che approfittino dell’evento solo per creare scompiglio si infiltrino tra gli alpini.

“Ne ho parlato col Sindaco ma non risultano denunce, e noi non abbiamo ricevuto particolari proteste – ha spiegato Sebastiano Favero, presidente di Ana, l’Associazione Nazionale degli Alpini – Lo dico non perché voglio minimizzare o negare, ma noi siamo abituati a ragionare sui fatti. Se e quando ci saranno denunce circostanziate, allora prenderemo i nostri provvedimenti. Se qualcuno di noi ha sbagliato, è giusto che venga punito. Noi alpini abbiamo un nostro regolamento e un nostro codice etico, siamo i primi a intervenire se qualcuno di noi esagera. Purtroppo ci sono anche gruppi di infiltrati. Persone, giovani soprattutto, che comprano un cappello finto e si mescolano tra noi per fare baldoria, Abbiamo segnalato diversi soggetti agli agenti della Digos della Polizia”.

Sui social dell’Ana, per il momento invece, non ci sono commenti o dichiarazioni sui fatti che sarebbero avvenuti.

Questo, invece, il post con cui la vicesindaca della città, Chiara Bellini, ha parlato dell’accaduto.

Quel che sarebbe successo a Rimini non sarebbe comunque una novità; nel passato sono state diverse le adunate finite al centro delle polemiche per gli stessi motivi: a Trento, nel 2018, l’Ana aveva avuto una presa di posizione ufficiale, pubblicando un comunicato in cui esprimeva solidarietà “alle donne che avevano subito violenza fisica e verbale durante il raduno”, dissociandosi da quei comportamenti. A parte le parole di Favero, oggi invece sembra esserci, almeno al momento, un totale silenzio.

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