Agassizhorn è un alpe che si trova in Svizzera e prende il nome da Jean Louis Rodolphe Agassiz, che è stato il principale sostenitore del razzismo scientifico del XIX secolo.

Nel 2008 l’artista Sasha Huber è atterrata con un elicottero sulla vetta dell’Agassizhorn portando con sé una targa metallica che ha martellato nel ghiaccio, ribattezzando simbolicamente la montagna “Rentyhorn”, in onore di uno schiavo di origine congolese, Renty Taylor, che aveva trascorso la maggior parte della sua vita schiavo in una piantagione nella Carolina del Sud.

Come artista“, dice Huber al Guardian, “volevo indagare sul coinvolgimento della Svizzera nella tratta degli schiavi, perché nessuno ci ha insegnato questa storia“.

Huber si era unita nel 2007 al comitato di attivisti della campagna chiamata Demounting Louis Agassiz: l’obiettivo era rimuovere il nome del geologo e glaciologo svizzero del XIX secolo non solo dalla montagna, ma anche dai numerosi siti e statue in tutto il mondo che lo onorano. La loro attività ha fatto da base alla recente interrogazione sui monumenti, siti e statue storiche dal passato razzista che ha accompagnato le proteste di Black Lives Matter del 2020.

Il primo a fare luce sul vero ruolo di Agassiz è stato l’attivista e storico svizzero di sinistra Hans Fässler: creazionista, Agassiz credeva che Dio avesse creato di proposito i neri come specie inferiore. Lo scienziato, come riporta il Guardian, sosteneva la segregazione razziale e chiedeva legislazioni per impedire “con ogni mezzo” la procreazione di “meticci” che, secondo lui, avrebbero diluito la purezza della razza bianca.

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Molti diranno che era semplicemente un prodotto del suo tempo“, dice Huber, che ha origini svizzere e haitiane. “Ma anche per questi standard, era estremo. Molte delle sue affermazioni sulla razza furono riprese un secolo dopo da Adolf Hitler nel Mein Kampf“.

Eppure Agassiz ha circa 80 luoghi che portano il suo nome in tutto il mondo, compresa l’alpe svizzera.

Quando ho imparato a conoscerlo, ho sentito che come artista dovevo fare di più“, ha concluso Huber. Collocare la targa sulla montagna è stato un punto di partenza.

La nuova mostra alla Autograph Gallery di Londra di Huber, intitolata You Name It, presenta fotografie, film, testi, performance e immagini storiche distillando 15 anni in cui Huber ha cercato di sanare le ferite del colonialismo mostrando l’eredità razzista di uno scienziato che è ancora molto stimato in Svizzera e nel mondo.

La mostra comprende un video della sua discesa in elicottero sulla vetta dell’Agissizhorn per collocare la targa in onore di Renty Taylor, nonché una selezione delle lettere che ha inviato ai sindaci dei due cantoni svizzeri e dei tre comuni che confinano con la montagna. “Tutti i sindaci dovevano dire di sì perché la montagna fosse rinominata“, spiega Huber. “Ma solo uno ha risposto“.

La mostra comprende anche i ritratti di Renty Taylor e di sua figlia Delia Taylor.

Finora la campagna Demounting Louis Agassiz non ha portato a rinominare la montagna. Tuttavia, dopo aver sentito parlare della notizia, Tamara Lanier, la pronipote di Renty Taylor, si è recata con le figlie in Svizzera dagli Stati Uniti per incontrare l’artista. Huber ha poi regalato i ritratti di Renty e Delia alla famiglia Lanier.

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